La Creazione Di Allah Svelato Nella Natura

< <
1 / total: 8

Introduzione

Pensiamo per un momento a un’aspirina; ti verrà subito alla mente il segno al centro. Questo segno ha lo scopo di aiutare coloro che prendono mezza dose. Ogni prodotto che vediamo intorno a noi, anche se non semplice quanto un’aspirina, è stato ideato per un suo scopo, dal veicolo che usiamo per andare al lavoro al telecomando della televisione.

La parola progetto, in breve, significa un assemblaggio armonico di diverse parti in una forma ordinata, progettata per un obiettivo comune. Basandosi su questa definizione, non si hanno difficoltà nell’indovinare che un’automobile è un progetto. Questo perché c’è un obiettivo specifico, quello di trasportare persone e carichi. Per realizzare tale obiettivo, diverse parti come il motore, le gomme e la carrozzeria sono progettate e assemblate in una fabbrica.

Cosa possiamo dire, però, degli esseri viventi? Anche un uccello e la meccanica del suo volo possono essere un progetto? Prima di dare una risposta, ripetiamo la stessa valutazione che abbiamo fatto nell’esempio dell’automobile. L’obiettivo, in questo caso, è volare. Per questo scopo vengono utilizzati ossa cave e leggere, i forti muscoli del petto che le muovono, insieme a penne capaci di sospensione in aria. La ali sono foggiate in maniera aerodinamica, e il metabolismo è in armonia con il bisogno dell’uccello di alti livelli di energia. È ovvio che l’uccello è il prodotto di un certo progetto.

Se lasciamo da parte l’uccello ed esaminiamo altre forme di vita, ci imbattiamo nella stessa verità. In ogni creatura vi sono esempi di un progetto concepito in maniera estremamente precisa. Se andiamo avanti in questa ricerca, scopriamo che anche noi siamo una parte di questo progetto. Le mani che tengono queste pagine sono funzionali come non potrebbe mai esserlo la mano di un robot. Gli occhi che leggono queste righe rendono possibile la visione con una messa a fuoco tale che neppure la miglior macchina fotografica al mondo può ottenere.

Di conseguenza si giunge a questa importante conclusione; tutte le creature in natura, noi compresi, sono il risultato di un progetto. Ciò, a sua volta, mostra l’esistenza di un Creatore, che progetta tutte la creature secondo la Sua volontà, sostiene l’intera creazione e detiene potere e saggezza assoluti.

Questa verità, però, è respinta dalla teoria dell’evoluzione che fu formulata a metà del 19° secolo. La teoria avanzata nel libro di Charles Darwin L’origine delle specie afferma che tutte le creature si sono evolute per un susseguirsi di coincidenze e che ogni mutazione passa da una all'altra.

Secondo la premessa fondamentale di questa teoria, tutte le forme di vita subiscono cambiamenti minimi casuali. Se tali cambiamenti casuali migliorano una forma di vita, allora questa ottiene un vantaggio sulle altre, vantaggio che a sua volta viene passato alle generazioni seguenti.

Questa favola è stata fatta passare, per 140 anni, come molto scientifica e convincente. Se esaminata sotto un microscopio più potente e messa a confronto con gli esempi del progetto presente nelle creature, la teoria di Darwin disegna un quadro molto diverso, cioè che la spiegazione darwinista della vita non è nulla più di un circolo vizioso che si contraddice.

Poniamo la nostra attenzione per prima cosa sui cambiamenti casuali. Darwin non poté fornire una definizione esauriente di tale concetto perché, all'epoca, si sapeva molto poco di genetica. Gli evoluzionisti che lo seguirono suggerirono il concetto di “mutazione”. La mutazione consiste in sconnessioni, dislocazioni o spostamenti arbitrari dei geni negli esseri viventi. Cosa più importante, non è stato possibile dimostrare che una singola mutazione nella storia sia riuscita a migliorare la condizione dell’informazione genetica di una creatura. Quasi tutti i casi conosciuti di mutazione sono una menomazione o un danno per queste creature e quelli che restano hanno un effetto neutrale. Perciò, pensare che una creatura possa migliorare attraverso la mutazione è come sparare su una folla di persone sperando che il risultato delle ferite sarà quello di avere individui migliori e più sani. Questa è chiaramente un'assurdità.

Cosa altrettanto importante, e contraria a tutti i dati scientifici, anche assumendo che una determinata mutazione possa davvero migliorare la condizione di un essere, non è possibile evitare l'inevitabile collasso del darwinismo. La ragione di ciò sta in un concetto chiamato “complessità irriducibile”. L’implicazione di tale concetto è che la maggioranza dei sistemi e degli organi negli esseri viventi funziona come risultato del lavoro comune di diverse parti indipendenti, e che l’eliminazione o la neutralizzazione anche di una sola di queste parti sarebbe sufficiente a menomare l’intero sistema o l'intero organo.

Per esempio, un orecchio percepisce i suoni solo attraverso una sequenza di organi più piccoli. Se si eliminasse o si deformasse uno di questi, per esempio uno degli ossicini dell’orecchio medio, non ci sarebbe nessun udito. Perché un orecchio percepisca, devono operare insieme, senza eccezione, una varietà di componenti – come il canale uditivo esterno, la membrana del timpano, gli ossicini dell’orecchio medio, cioè il martello, l’incudine e la staffa, la coclea, piena di linfa, i recettori uditivi o cellule acustiche, le cellule ciliate che permettono a quelle acustiche di percepire le vibrazioni, la rete di nervi che si collegano al cervello e all’area uditiva del cervello. Il sistema non può essersi sviluppato per segmenti perché nessuno dei segmenti potrebbe mai funzionare da solo.

Di conseguenza, il concetto di complessità irriducibile demolisce la teoria dell’evoluzione alle sua fondamenta. È interessante che anche Darwin si preoccupasse di queste stesse possibilità. Egli scrisse, in L’origine delle specie:

Se si potesse dimostrare l’esistenza di un qualunque organismo complesso che certamente non possa essersi formato a seguito di numerose, successive, minime modificazioni, la mia teoria crollerebbe completamente.1

Darwin non poté, o forse non volle, trovare un tale organismo a causa del modesto sviluppo della scienza del 19° secolo. La scienza del 20° secolo, però, ha studiato la natura nei minimi dettagli e ha dimostrato che la maggior parte delle strutture viventi è un esempio di complessità irriducibile. Perciò, la teoria di Darwin, proprio come egli temeva, è “completamente” crollata.

In questo libro analizzeremo vari esempi di sistemi, presenti negli esseri viventi, che demoliscono la teoria di Darwin. Tali meccanismi saranno trovati dappertutto, dalle ali di un uccello fino alla parte interna del cranio di un pipistrello. Esaminando tali esempi non solo ci renderemo conto dell’enorme errore del darwinismo, ma vedremo anche la grandezza della saggezza con cui tali sistemi furono creati.

Di conseguenza vedremo la prova incontestabile della creazione perfetta di Allah. Analogamente, il potere e la maestria di Allah di creare senza imperfezioni sono espressi in una Sura del Corano, come segue:

Egli è Allah – il Creatore, il Plasmatore, il Forgiatore. A Lui appartengono i Nomi più Belli. Ogni cosa in cielo e in terra Lo glorifica. Egli è l’Onnipotente, il Saggio. (Sura al-Hashr: 24)

Un esempio di complessità irriducibile: l’occhio dell’aragosta

Ci sono occhi di molti tipi nel mondo vivente. Noi siamo abituati all’occhio simile a quello della macchina fotografica che si trova nei vertebrati. Questa struttura funziona secondo il principio della rifrazione della luce, che colpisce la lente e va a convergere in un punto dietro la lente nella parte interna dell’occhio.

Gli occhi di altre creature, però, operano secondo metodi diversi. Un esempio è l’aragosta. L’occhio di un’aragosta funziona secondo il principio della riflessione piuttosto che secondo quello della rifrazione.

La caratteristica più notevole dell’occhio dell’aragosta è la sua superficie, che è composta da numerosi quadrati. Tali quadrati sono disposti con grande precisione.

L’occhio di un’aragosta mostra una geometria straordinaria, che non si trova altrove in natura – esso ha piccole facce perfettamente quadrate, cosicché “sembra una perfetta carta millimetrata”.2
lobster

L'occhio dell'aragosta è composto di innumerevoli quadrati. Essi sono, in realtà, la parte terminale di minuscoli tubicini quadrati. I lati di ciascun tubicino sono come specchi che riflettono la luce in entrata. Questa luce riflessa viene fatta convergere con precisione sulla retina. I lati dei tubicini all'interno dell'occhio sono orientati in modo così perfetto che convergono tutti su un unico punto.

Questi quadrati, così ben ordinati, sono di fatto le estremità di piccoli tubi di forma quadrata che formano una struttura a nido d’ape. A prima vista, il nido d’ape sembra costituito di esagoni, sebbene questi siano in realtà le facce esterne di prismi esagonali. Nell’occhio dell’aragosta ci sono quadrati al posto di esagoni.

Anche più affascinante è il fatto che il lato di ognuno di questi tubi di forma quadrata è come uno specchio che riflette la luce in entrata. Questa luce riflessa va a convergere precisamente sulla retina. I lati dei tubi all’interno dell’occhio sono collocati ad angolazioni tanto perfette da convergere tutti verso un unico punto.3

La natura straordinaria del progetto di un tale sistema è assolutamente incontestabile. Tutti questi tubi perfetti di forma quadrata hanno una superficie che funziona proprio come uno specchio. Inoltre, ognuna di queste cellule è sita secondo un allineamento geometrico preciso, in modo che tutte facciano convergere la luce su un singolo punto.

È ovvio che il progetto dell’occhio dell’aragosta rappresenta un grande problema per la teoria dell’evoluzione. La cosa più importante è che illustra il concetto di “complessità irriducibile”. Se anche una sola delle sue caratteristiche – come le sfaccettature dell’occhio, che sono quadrati perfetti, i lati riflessi di ogni unità, o la retina nella parte posteriore – fosse eliminata, l’occhio non potrebbe mai funzionare. Perciò, è impossibile sostenere che tale occhio si sia evoluto passo dopo passo. È scientificamente ingiustificabile argomentare che un progetto perfetto come questo possa essersi creato casualmente. È assolutamente chiaro che l’occhio dell’aragosta è stato creato, come sistema miracoloso.

Si possono trovare ulteriori tratti dell’occhio dell’aragosta che rendono nulle le affermazioni degli evoluzionisti. Un fatto interessante emerge quando si osservano creature con strutture oculari simili. L’occhio riflettente, quello dell’aragosta ne è un esempio, si trova solo in un gruppo di crostacei, i cosiddetti decapodi dal corpo allungato. Questa famiglia comprende aragoste, scampi e gamberetti.

Gli altri membri della classe dei crostacei mostrano la “struttura oculare a rifrazione”, che funziona secondo principi completamente diversi da quelli della struttura a riflessione. Qui, l’occhio è costituito da centinaia di cellule a nido d’ape. A differenza delle cellule quadrate dell’occhio dell’aragosta, queste cellule sono esagonali o rotonde. Inoltre, invece di riflettere la luce, le piccole lenti presenti nelle cellule rinfrangono la luce verso il fuoco della retina.

La maggioranza dei crostacei hanno la struttura oculare a rifrazione. Al contrario, solo un gruppo di crostacei, vale a dire i decapodi dal corpo allungato, hanno occhi a riflessione. Secondo gli assunti evoluzionisti, tutte le creature all’interno della classe Crustacea dovrebbero essersi evolute da uno stesso antenato. Perciò, gli evoluzionisti affermano che l’occhio a riflessione deve essersi evoluto da un occhio a rifrazione, che è molto più comune tra i crostacei e risulta da un progetto essenzialmente più semplice.

Una transizione di tal genere, però, è impossibile, perché entrambe le strutture oculari funzionano perfettamente all’interno dei loro propri sistemi e non lasciano posto a nessuna fase “di transizione”. Un crostaceo rimarrebbe cieco e sarebbe eliminato dalla selezione naturale se la lente a rifrazione del suo occhio dovesse recedere ed essere sostituita da superfici riflettenti a specchio.

È, perciò, certo che le due strutture oculari sono state progettate e create separatemente. In questi occhi c’è una precisione geometrica così grandiosa che accarezzare l'idea che una “coincidenza” sia possibile è semplicemente ridicolo. Proprio come gli altri miracoli della creazione, la struttura dell’occhio dell’aragosta è una chiara attestazione del potere illimitato del Creatore di creare in maniera perfetta. Ciò non è altro che una manifestazione della conoscenza, della saggezza e del potere infiniti di Allah. Possiamo imbatterci in miracoli come questi indipendentemente da ciò che prendiamo in esame nel mondo della creazione.

Il disegno intelligente, in altre parole la Creazione

Per creare, Allah non ha bisogno di progettare

È importante che il termine “progetto” sia compreso correttamente. Che Allah abbia creato un progetto perfetto non significa che Egli abbia prima fatto un piano e poi lo abbia seguito. Allah, il Signore della Terra e dei Cieli, non ha bisogno di “progetti” per creare. Allah si innalza al di sopra di tutti questi limiti. La Sua pianificazione e la Sua creazione avvengono nello stesso istante.

Ogni volta che Allah desidera che qualcosa si verifichi, è sufficiente per Lui dire “Sia!”

Come ci viene detto nei versetti del Corano:

Il Suo comando quando desidera una cosa è solo dire a essa “Sii!”, ed essa è. (Sura Ya Sin: 82)

[Allah è] il Creatore dei cieli e della terra. Quando Egli decide qualcosa, Egli dice a essa solo “Sii!” ed essa è. (Sura al-Baqara: 117)

 

Notes

1.Charles Darwin, The Origin of Species, VI edizione, New York: Macmillan Publishing Co., 1927, p. 179 (L'origine delle specie, Torino, Bollati Boringhieri, 2006)

2.J.R.P. Angel, "Lobster Eyes as X-ray Telescopes" (Gli occhi dell'aragosta come telescopi a raggi X), Astrophysical Journal, 1979, 233:364-373, citato in Michael Denton, Nature's Destiny (Il destino della natura), The Free Press, 1998, p. 354

3.Michael F. Land, "Superposition Images Are Formed by Reflection in the Eyes of Some Oceanic Decapod Crustacea" (Nell'occhio di alcuni crostacei decapodi oceanici la riflessione forma immagini di sovrapposizione), Nature, 28 ottobre 1976, Volume 263, pgg. 764-765.

 

1 / total 8
You can read Harun Yahya's book La Creazione Di Allah Svelato Nella Natura online, share it on social networks such as Facebook and Twitter, download it to your computer, use it in your homework and theses, and publish, copy or reproduce it on your own web sites or blogs without paying any copyright fee, so long as you acknowledge this site as the reference.
Riguardo questo sito | Fanne la tua Homepage | Aggiungi ai preferiti | RSS Feed
tutto il materiale può essere copiato, stampato e distribuito semplicemente facendo un riferimento a questo sito
(c) All publication rights of the personal photos of Mr. Adnan Oktar that are present in our website and in all other Harun Yahya works belong to Global Publication Ltd. Co. They cannot be used or published without prior consent even if used partially.
© 1994 Harun Yahya. www.harunyahya.it
page_top