I Miracoli del Corano 1&2

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Parte Terza: I Miracoli Storici Del Corano

«Haman» e Gli Antichi Egizi

The Word Haman in the Qur'an

Il nome "Haman" è rimasto sconosciuto fino alla decodifica dei geroglifici egiziani nel 19 ° secolo. Quando i geroglifici sono stati decodificati, si è capito che Haman era uno stretto aiutante del Faraone ed era "il capo delle cave di pietra". (Qui di seguito vediamo operai degli Antichi Egizi). La cosa più importante è che Haman è menzionato nel Corano come la persona che ha diretto i lavori di costruzione sotto il comando del Faraone. Ciò significa che che queste informazioni sono state date dal Corano in un'epoca in cui nessuno poteva esserne a conoscenza, e questo è un punto ancora più degno di nota.

Il Corano parla della vita del profeta Mosè con molta chiarezza. Racconta del conflitto con Faraone e del suo comportamento con i Figli di Israele e rivela importanti informazioni sull’antico Egitto. Il significato di questi punti storici ha attirato l’attenzione di studiosi in tutto il mondo solo recentemente. Esaminando questi punti, è evidente che il Corano con le innumerevoli informazioni che contiene fu rivelato da Allah, il Conoscitore di tutte le cose, perché concorda con tutte le importanti scoperte avvenute negli ultimi anni nei campi della scienza, della storia e dell’archeologia.

Un esempio si trova nel fatto che il Corano parli del personaggio di Haman, citato in sei posti diversi del libro, affermando che egli era uno degli alleati più stretti di Faraone.

Sorprendentemente il nome “Haman” non viene mai citato nelle parti della Torah che parlano della vita del profeta Mosè. Si trova invece negli ultimi capitoli del Vecchio Testamento dove viene narrato che Haman era un aiutante del re di Babilonia che visse circa 1100 anni dopo il profeta Mosè.

Circa 200 anni fa, fu decifrato uno scritto archeologico in cui compariva il nome “Haman”. Fino al diciottesimo secolo le scritture e le incisioni degli antichi Egizi non potevano essere comprese. La lingua degli antichi Egizi era formata da simboli chiamati geroglifici, che raccontavano storie e racchiudevano fatti importanti, così come fanno le parole che utilizziamo oggi. Di solito venivano incisi su rocce o pietre, molte delle quali sono sopravvissute nel corso degli anni. Con il diffondersi del Cristianesimo e di altre influenze culturali nel secondo e terzo secolo, gli Egizi abbandonarono i loro antichi credi insieme alla scrittura geroglifica. L’ultimo esempio di utilizzo dei geroglifici di cui si conosce l’esistenza è un’incisione risalente al 394. Il linguaggio delle immagini e dei simboli fu via via dimenticato, senza che rimanesse nessuno in grado di leggerlo e comprenderlo. Naturalmente questo rese lo studio dell’archeologia e della storia praticamente impossibile. Questa situazione continuò fino a due secoli fa.

Nel 1799, per la gioia di storici e studiosi, il mistero degli antichi geroglifici egiziani fu svelato, grazie alla scoperta di una tavola chiamata la “Pietra di Rosetta” risalente al 196 a.C. Questa tavola fu estremamente importante perché scritta in tre diverse forme di scrittura: geroglifica, demotica (una forma semplificata della scrittura geroglifica egiziana) e greca. Con l’aiuto della scrittura greca si riuscì a decifrare anche la parte scritta con i geroglifici. La traduzione dell’incisione fu completata da un francese di nome Jean Francoise Champollion. Fu così che una lingua dimenticata e gli eventi che narrava furono riportati alla luce. Un’importante parte di scienza riguardante la civiltà, la religione e la vita sociale degli antichi Egizi fu messa a disposizione di tutti gli esseri umani e questo aprì le porte a una maggiore conoscenza di questa importante epoca della storia umana.

Attraverso la decodificazione dei geroglifici, fu rivelata un’importante informazione storica: il nome “Haman” era citato nelle incisioni egiziane. Questo nome compare anche in un monumento nel Hof Museum di Vienna, che indica la stretta relazione tra Haman e Faraone.131

Nel glossario “People in the New Kingdom”, preparato in base all’intera raccolta di incisioni, viene detto che Haman era “il capo dei lavoratori delle miniere”.132

Questo glossario rivela un’importante verità: Haman visse in Egitto durante l’epoca del profeta Mosè, visse vicino a Faraone e partecipò anche a lavori di costruzione, come affermato nel Corano:

Disse Faraone: “Oh notabili! Per voi non conosco altra divinità che me. O Haman, accendi un fuoco sull’argilla e costruiscimi una torre, chissà che non ascenda fino al Dio di Mosè! Io penso che sia un bugiardo!”. (Corano 28: 38)

Il versetto del Corano parla di quando Faraone chiese ad Haman di costruirgli una torre; questa citazione concorda con le scoperte archeologiche. Il Corano, in maniera miracolosa, ci trasmette informazioni storiche che nessuno poteva conoscere o comprendere all’epoca della sua rivelazione. I geroglifici vennero decifrati solo verso la fine del 1700, quindi queste informazioni non possono essere state prese da fonti egiziane. La scoperta della presenza del nome Haman nelle antiche scritture è un’ulteriore prova dell’infallibilità della Parola di Dio.

I Problemi Che Afflissero Faraone E Il Suo Popolo

Faraone e i suoi seguaci erano così devoti al loro sistema politeistico e al loro credo pagano, che nessun messaggio del profeta Mosè riuscì ad addolcire i loro cuori e ad allontanarli dalle loro superstizioni; proclamarono pubblicamente questo fatto dicendo:

Dissero: “Qualunque segno addurrai per stregarci, noi non crederemo in te”. (Corano 7: 132)

A causa del loro atteggiamento arrogante, Allah li colpì con afflizioni che, nel versetto 133 della Sura numero 7, sono descritte come “segni ben chiari” per punirli di questa loro arroganza. Il primo di questi segni fu la siccità che portò ad una conseguente diminuzione della produzione:

Colpimmo la gente di Faraone con anni di miseria e scarsità di frutti, affinché riflettessero. (Corano 7: 130)

I sistemi agricoli egiziani dipendevano dal fiume Nilo, quindi i cambiamenti delle condizioni naturali non influivano sulla produzione. Faraone e la sua gente soffrirono a causa del loro orgoglio e del rifiuto di accettare il messaggero di Allah. Allah li punì come afferma Il Corano:

Mandammo contro di loro l’inondazione e le cavallette, le pulci, le rane e il sangue, segni ben chiari. Ma furono orgogliosi e rimasero un popolo di perversi. (Corano 7: 133)

All’inizio del diciannovesimo secolo in Egitto fu scoperto un papiro che risaliva al Medio Regno. Il papiro fu mandato al “Leiden Museum” in Olanda e fu tradotto da A. H. Gardiner nel 1909. Tutto il suo testo si trova nel libro “Admonitions of an Egyptian from a HieraticPapyrus in Leiden” e descrive la carestia, la siccità, la fuga degli schiavi avvenute in Egitto. Il papiro è una descrizione di queste catastrofi, della fine della società egiziana e della distruzione di faraone.

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All’inizio del diciannovesimo secolo in Egitto fu scoperto un papiro che risaliva al Medio Regno. Il papiro fu mandato al “Leiden Museum” in Olanda e fu tradotto da A. H. Gardiner nel 1909. Tutto il suo testo si trova nel libro “Admonitions of an Egyptian from a HieraticPapyrus in Leiden” e descrive la carestia, la siccità, la fuga degli schiavi avvenute in Egitto. Il papiro è una descrizione di queste catastrofi, della fine della società egiziana e della distruzione di faraone.

Le catastrofi citate nel Corano che colpirono il popolo dell’Egitto sono state confermate dalla scoperta del papiro di Ipuwer (vedi immagine sopra) trovato nel diciannovesimo secolo in Egitto, che risaliva all’epoca del Medio Regno. Le informazioni contenute nel reperto descrivono questi eventi con le stesse modalità del Corano. Dopo la sua scoperta, il papiro fu mandato al Leiden Dutch Museum nel 1909 e successivamente fu tradotto da A. H. Gardiner, un prominente studioso dell’antico Egitto. Nel papiro sono descritti alcuni dei disastri avvenuti in Egitto, come ad esempio la carestia, la siccità e la fuga degli schiavi dall’Egitto. Inoltre sembra che lo scrittore del papiro abbia assistito a questi eventi in persona. Il papiro di Ipuwer parla delle catastrofi descritte nel Corano, dicendo:

“La peste si è diffusa sul territorio. C’è sangue ovunque”.133

“Il fiume di sangue”.134

“[…] la terra è abbandonata al suo malessere […]”.135

“Invero il grano è andato distrutto ovunque”.136

“In tutta la terra c’è confusione e terribile rumore […]. Per nove giorni non ci sono state uscite dal palazzo e nessuno poteva vedere il viso del suo compagno […]. Le città sono state distrutte[…]. L’Egitto è stato colpito da una devastazione […] sangue ovunque [...] peste in tutto il paese […] l’oro scarseggia…137

“Gli uomini sono assetati di acqua”.138

“Quella è la nostra acqua! Questa è la nostra felicità! Cosa dobbiamo fare quindi? Tutto sta andando in rovina!”139

“Le città sono state distrutte. L’alto Egitto è secco”.140

Gli eventi, che secondo questo documento colpirono il popolo dell’Egitto all’epoca di Faraone, sono esattamente gli stessi descritti nel Corano.141 Questo papiro dimostra che il Corano è un libro di origine divina.

Il Diluvio Di Noe’

Nuh Tufanı Mezopotamya Ovası Mesopotamia Plain

1. Baghdad
2. Tigri
3. Eufrate

4. Pianura mesopotamica
5. Ur

Secondo scoperte archeologiche, il diluvio di Noè avvenne nella pianura della Mesopotamia, la cui forma era molto diversa da quella odierna. I confini attuali della pianura sono segnalati con un punto rosso nell’immagine qui sotto

Già inviammo Noè al suo popolo; rimase con loro mille anni meno cinquant’anni. Li colpì poi il Diluvio perché erano ingrati. (Corano 29: 14)

Allah mandò il profeta Noè al suo popolo che si era allontanato dai Suoi comandamenti. Il profeta Noè consigliò alla sua gente di adorare solo Allah e di abbandonare le false credenze che si erano diffuse tra la comunità. Sebbene Noè avesse chiamato la sua gente con saggezza ed eloquenza e li avesse messi in guardia dalla punizione di Allah, essi lo rifiutarono e continuarono a dare degli associati ad Allah. Allah disse a Noè che avrebbe punito i miscredenti facendoli affogare e avrebbe salvato i credenti che avessero abbracciato la vera religione e adorato un Solo ed Unico Dio. La distruzione del popolo di Noè e la salvezza dei credenti sono descritte così nel Corano:

Lo tacciarono di menzogna. Salvammo lui e coloro che stavano con lui nell’arca e annegammo coloro che smentivano i segni Nostri. In verità era un popolo cieco. (Corano 7: 64)

E’ rivelato che prima del diluvio Allah parlò a Noè dicendogli:

Perciò gli ispirammo: “Costruisci un’arca sotto i Nostri occhi secondo quello che ti abbiamo ispirato. Poi, quando giungerà il decreto Nostro e ribollirà la fornace, allora imbarca una coppia per ogni specie e la tua famiglia, eccetto quelli contro il quale è già stata emessa al sentenza. E non Mi rivolgere suppliche in favore degli ingiusti: saranno annegati”. (Corano 23: 27)

Tutta la tribù annegò, incluso suo figlio che pensava di poter scampare alla morte rifugiandosi su un monte, tranne coloro che si imbarcarono con il profeta Noè:

E fu detto: “Oh terra, inghiotti le tue acque; o cielo, cessa!” Fu risucchiata l’acqua, il decreto fu compiuto e quando (l’arca) si posò sul (monte) al-Judi, fu detto: “Scompaiano gli empi”. (Corano 11: 44)

Nuh Tufanı Mezopotamya Ovası Mesopotamia Plain

1. Pianura mesopotamica
2. Civiltà dopo i Diluvio

3. Strato di fanfo
4. Civiltà prima del Diluvio

Scavi nella pianura della Mesopotamia hanno scoperto la presenza di uno strato di fango e argilla ad una profondità di 2.5 metri (8 piedi). Questo strato che probabilmente consisteva in argilla trasportata dall’acqua del diluvio, è stato trovato solo sotto la pianura della Mesopotamia.

Rispetto ai resoconti sul diluvio contenuti nelle scritture ebraiche e nelle varie credenze culturali di altre popolazioni, il resoconto del Corano, Libro rivelato da Allah e unico testo divino ad essere rimasto incorrotto, è ritenuto il più affidabile. Il Corano parla del diluvio sostenendo che annegarono solo i miscredenti che rifiutarono il profeta Noè:

Già inviammo Noè al popolo suo: “Io sono un nunzio esplicito, affinché non adoriate altri che Allah. In verità temo per voi il castigo di un giorno doloroso”. (Corano 11: 25 – 26)

Lo tacciarono di menzogna. Salvammo lui e coloro che stavano con lui nell’arca e annegammo coloro che smentirono i segni Nostri. In verità era un popolo cieco. (Corano 7: 64)

Come già detto, il Corano ci informa del fatto che solo il popolo di Noè fu distrutto, non altri popoli. Scavi nella zona in cui si ritiene sia avvenuto il diluvio, dimostrano che non fu un evento universale come sostengono le scritture dei cristiani e degli ebrei, ma un disastro che colpì solo parte della Mesopotamia.

Quando l’acqua straripò, arrivò l’arca a salvare i credenti. Come rivelato nel Corano, il posto in cui si appoggiò l’arca era il monte al-Judi. La parola “judi” descrive un monte in particolare, sebbene la parola in sé significhi “posto alto, collina”. Da questo punto di vista, la parola “judi” può fare riferimento alle acque che raggiungono solo una certa altezza e non ricoprono tutta la terra. In altre parole, impariamo dal Corano che il diluvio non inghiottì tutta la terra e tutte le montagne presenti come descritto nelle altre scritture e leggende, ma solo una particolare zona.

Prove archeologiche

Secondo scoperte archeologiche, il diluvio di Noè avvenne nella pianura della Mesopotamia, la cui forma era molto diversa da quella odierna. I confini attuali della pianura sono segnalati con un punto rosso nell’immagine qui a fianco.

Negli ultimi anni la scoperta di una grande quantità di prove inerenti il diluvio di Noè, ha attirato l’attenzione degli archeologi e degli storici più prominenti del mondo. Il diluvio, che si crede sia avvenuto intorno al 3000 a.C., distrusse un’intera popolazione e permise ad una completamente nuova di prendere il suo posto. Quelle prove del diluvio che sono state preservate per centinaia di anni, forniscono un deterrente per i popoli che sono venuti dopo questa punizione dei malvagi.

Per studiare il diluvio, che è stato localizzato nella pianura della Mesopotamia ed intorno ad essa, sono stati eseguiti molti scavi. Grazie a questi scavi sono state scoperte tracce del diluvio nelle quattro principali città della pianura della Mesopotamia: Ur, Erech, Kish e Shuruppak, che hanno dimostrato che queste zone sono state colpite dal nubifragio intorno al 3000 a.C.

I resti più antichi della popolazione nella città di Ur, oggi conosciuta come Tell al Muqqayar, risalgono al 7000 a.C. La città di Ur, una delle più antiche, era un insediamento in cui sono nate e morte varie popolazioni.

Le scoperte archeologiche prodotte da uno studio di Ur, hanno fornito informazioni che dimostrano chiaramente la distruzione di una popolazione in seguito ad una terribile alluvione, a cui seguì lo sviluppo di una nuova popolazione sostitutiva. Leonard Woolley ha guidato le ricerche archeologiche insieme al British Museum e all’University of Pennsiylvania nell’area desertica tra Baghdad e il Golfo della Persia. Gli scavi di Woolley sono descritti dall’archeologo tedesco Werner Keller come segue:

“Woolley, preso dalla gioia al momento della scoperta da parte degli archeologi di una lunga fila di tombe dei nobili Sumeri, sovrapposte l’una all’altra, esclamò: ‘Le tombe dei re di Ur!’ Le cripte di pietra erano veri scrigni preziosi, piene di calici costosi, magnifici vasi e brocche, vasellame di bronzo, mosaici di madreperla, lapislazulli e argento che circondavano i corpi che erano diventati polvere. Arpe e lire erano appoggiate contro i muri… Quando dopo molti giorni, alcuni operai di Woolley lo chiamarono, lui si calò sul fondo di una buca. Il suo primo pensiero fu: ‘Eccoci finalmente’. Era sabbia, pura sabbia, di un tipo che non poteva essere stato depositato dall’acqua. Decisero di scavare una buca ancora più profonda. Le loro vanghe, sempre più profonde sotto la terra: tre, sei piedi di profondità – e ancora solo fango puro. Improvvisamente, ad una profondità di dieci piedi, sotto quel deposito di argilla spesso quasi dieci piedi, scoprirono nuove prove di un’abitazione umana […]. Il diluvio è l’unica spiegazione possibile per questo enorme deposito di sabbia sotto la collina di Ur che separò due epoche di insediamenti […]”.142

Scavi nella pianura della Mesopotamia hanno scoperto la presenza di uno strato di fango e argilla ad una profondità di 2.5 metri (8 piedi). Questo strato che probabilmente consisteva in argilla trasportata dall’acqua del diluvio, è stato trovato solo sotto la pianura della Mesopotamia.

Analisi microscopiche hanno rivelato che questo deposito di argilla sotto la collina di Ur si è accumulato in quella zona per effetto di un diluvio così forte e potente da spazzare via l’intera popolazione dei Sumeri.

Max Mallowan narrò i pensieri di Leonard Woolley che affermò che la formazione di una massa di materiale alluvionale così enorme in un periodo di tempo così breve, poteva essere solo il risultato di un enorme alluvione. Woolley descrisse anche lo strato di fango che separava la città sumera di Ur dalla città al-Ubaid come “il risultato di un diluvio”.143

Questi fatti dimostrano che la città di Ur è uno dei luoghi colpiti dal diluvio. L’archeologo tedesco Wernerkeller descrisse l’importanza degli scavi eseguiti nella zona dicendo che il ritrovamento di resti della città sotto uno strato fangoso durante gli scavi eseguiti in Mesopotamia, prova che c’è stato realmente un diluvio in quella zona.144

Un’altra città della Mesopotamia in cui sono state trovate tracce del diluvio è la “Kish dei Sumeri”, chiamata oggi Tell Al-Uhaimer. Documentazioni degli antichi Sumeri descrivono questa città come la “sede della prima dinastia dopo il diluvio”.145

Anche a Shuruppak, la città della Mesopotamia meridionale oggi chiamata Tall Fa’rah, sono presenti tracce del diluvio. In questa città furono eseguite ricerche archeologiche tra il 1920 e il 1930 da Erch Schmidt dell’università della Pennsylvania. Queste ricerche portarono alla luce tracce di abitazioni risalenti al periodo preistorico della terza dinastia degli Ur (2112-2004 a.C.). I ritrovamenti più caratteristici sono le rovine di case costruite saldamente, tavole cuneiformi di documentazioni amministrative e liste di parole che indicavano una società molto sviluppata, esistita intorno alla fine del quarto millennio a.C. 146

Secondo questa opinione la terribile alluvione avvenne intorno al 3000-2900 a.C. Schmidt raggiunse uno strato di suolo giallo (formatosi dal diluvio) costituito da un miscuglio di argilla e sabbia; affermò che questo strato era lì dall’epoca dell’Antico Regno di Jemdet Nasr e lo descrisse come “una sabbia proveniente da un fiume”; infine lo associò al diluvio di Noè.147

In breve, gli scavi nella città di Shuruppak rivelarono ancora una volta tracce di un diluvio avvenuto intorno al 3000-2900 a.C. Insieme alle altre città, anche Shuruppak fu molto probabilmente colpita dal diluvio.148

L’ultimo insediamento in cui furono scoperte prove del diluvio è la città di Erech a sud di Shuruppak, oggi conosciuta come Tall Al-Warka. Come in altre città, fu scoperto uno strato di resti del diluvio risalente al 3000-2900 a.C.149 I fiume Tigri e Eufrate che in quell’epoca dividevano la Mesopotamia, strariparono insieme a tutte le altre sorgenti d’acqua, grandi e piccole, e insieme alla pioggia crearono un’enorme alluvione. Questo fenomeno è riportato nel Corano con le seguenti parole:

Spalancammo le porte del cielo ad un’acqua torrenziale, e da tutta la terra scaturirono sorgenti e le acque si mescolarono in un ordine prestabilito. E lo portammo su (quella fatta di) tavole e chiodi. (Corano 54: 11–13)

Quando gli indizi ottenuti dalle ricerche furono analizzati, dimostrarono che il diluvio avvenne in tutte le pianure della Mesopotamia. La struttura geologica della Pianura della Mesopotamia era molto diversa nel 3000 a.C. rispetto a com’è oggi. A quell’epoca il letto del fiume Eufrate era molto più a est di oggi e si estendeva attraversando Ur, Erech, Shuruppak e Kish. Sembra dunque che le sponde dell’Eufrate siano esplose in quest’area distruggendo le quattro città. (E Allah ne sa di più).

Attraverso i profeti e i libri, Allah ha dato la Sua guida a diverse civiltà. Il Corano proviene da Allah ed Egli lo preserverà per l’eternità, ed è l’unica fonte tra le scritture sacre che possiamo leggere oggi, compatibile con le scoperte archeologiche. (Vedi Harun Yahya, “Perished Nations”, Ta – Ha Publisher, 2002).

La Citta’ di Iram

All’inizio del 1990 un comunicato stampa dei più famosi giornali di tutto il mondo dichiarava che era stata scoperta la “Mitica Città Perduta”, la “Città Araba delle Leggende”, “la Città delle Mille Colonne”: “Ubar”. Ciò che rende questa scoperta archeologica particolarmente intrigante è il fatto che la città di Ubar è citata nel Corano. Molte persone che credevano che il popolo di ‘Ad fosse una leggenda o che il luogo in questione non sarebbe mai stato scoperto, non nascosero il loro stupore di fronte a questa straordinaria scoperta.

Fu Nicholas Clapp, un noto produttore di documentari e docente universitario di archeologia, a scoprire questa leggendaria città citata nel Corano.150 Durante le sue ricerche sulla storia araba, Clapp lesse un libro molto interessante intitolato “Arabia Felix”, scritto dal ricercatore inglese Bertram Thomas nel 1932. Arabia Felix, che significa “Arabia felice”, era il nome latino della parte più meridionale della penisola arabica che oggi include lo Yemen e gran parte dell’Oman. Anche i greci, per via dei benefici che portavano le sue terre verdi e il clima temperato, chiamavano questa zona “Eudaimon Arabia”, cioè “Arabia felice”. I sapienti arabi del Medioevo la chiamavano “Al-Yaman as-Saiid”,151 cioè lo “Yemen felice” perché la gente che abitava quella zone produceva e distribuiva il frankincenso, una resina aromatica ricavata da alberi molto rari.

Il ricercatore inglese Thomas parlò di queste tribù descrivendole in maniera dettagliata e affermò di aver scoperto tracce di un’antica città che era già stata precedentemente scoperta proprio da una di queste tribù.152 La città in questione era la città che i beduini conoscevano come “Ubar”. Inoltre, durante uno dei viaggi che Thomas fece in quella zona, i beduini gli mostrarono delle impronte che conducevano verso l’antica città di Ubar. Thomas, che mostrò un forte interesse per l’argomento, morì prima di poter completare questa ricerca.

Certamente prima di voi avvennero molte cose. Percorrete la terra e vedrete che fine hanno fatto coloro che tacciavano di menzogna (gli inviati). (Corano 3: 137)

Clapp esaminò quello che era stato scritto dal ricercatore Thomas e si convinse dell’esistenza della città perduta descritta nel libro. Iniziò velocemente dalle ricerche cercando di continuare dal punto in cui si era fermato Thomas. Per provare l’esistenza di Ubar, Clapp prima trovò le tracce di cui avevano parlato i beduini e poi fece richiesta alla NASA di immagini satellitari dell’area.

Clapp continuò la sua ricerca analizzando approfonditamente manoscritti e mappe della zona; nella libreria Huntington in California trovò una mappa disegnata dal geografo Ptolemy nel 2000 che mostrava la locazione di una vecchia città scoperta nella zona e il percorso che conduceva fino a questa città.

Dopo una lunga battaglia riuscì a convincere le autorità e ad avere dalla NASA le immagini satellitari che tanto desiderava.153 Questo fu di importante aiuto per i suoi studi. Nelle immagini satellitari erano presenti tracce di carovane impossibili da vedere ad occhio nudo che attirarono l’attenzione di Clapp. Confrontando queste immagini con la vecchia mappa che aveva in mano, Clapp capì immediatamente che le tracce nella mappa corrispondevano esattamente alle tracce nelle immagini satellitari, la cui destinazione era una vasta area che un tempo doveva essere stata una città.

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Le fotografie satellitari sopra mostrano una sezione dell'Oman, nel sud della penisola arabica. Nelle foto della città di Ubar prese dalla NASA nel 1992, sono state individuate tracce di antiche piste del deserto. L'esistenza del popolo di 'Ad, rivelatata 1400 anni fa nel Corano, attraverso la tecnologia moderna si è rivelata uno dei miracoli del Corano.

Alla fine, grazie al lavoro di Clapp e Thomas, e grazie all’aiuto dei ricercatori della NASA, fu scoperta la locazione di questa leggendaria città oggetto di molti racconti dei beduini. Dopo un breve periodo iniziarono gli scavi e furono riportati alla luce i resti dell’antica città perduta soprannominata Ubar.

Ma la domanda è: come possiamo sapere che la città di Ubar era la città del popolo di ‘Ad citata nel Corano?

Fin dall’inizio delle ricerche apparve chiaro che questa città era appartenuta al popolo di ‘Ad. I ricercatori scoprirono nella terra del popolo di ‘Ad, le colonne di Iram a forma di torre che erano state citate in maniera dettagliata nel Corano. Il dottor Juris Zanaris, uno dei membri della squadra di ricerche che guidò gli scavi, disse che dal momento che le colonne erano una caratteristica distintiva di Ubar e che era risaputo che Iram aveva torri o colonne, la zona che avevano disseppellito era Iram, la città degli ‘Ad, come descritto nel Corano:

Non hai visto come il tuo Signore ha trattato gli ‘Ad? E Iram dalla colonna senza eguali tra le contrade. (Corano 89: 6–8)

L’informazione data dal Corano sui fatti del passato è uguale alle informazioni storiche e questa è un’altra prova del fatto che il Corano è la Parola di Allah.

Il Profeta Mose’ (Pace Su di Lui) e la Divisione del Mare

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1. La costa egiziana

2. La costa araba

I re d'Egitto, noti come "Faraoni" ("Fir`awn" nella lingua araba del Corano) si credevano degli esseri divini della religione politeista e piena di superstitizioni dell'antico Egitto.

In un'epoca in cui il popolo d'Egitto preferiva credere alle superstizioni anziché avere fede in Dio, la stessa epoca in cui i figli d'Israele erano schiavi, Allah mandò il profeta Mosè (pace su di lui) come messaggero. Quando il profeta Mosè (pace su di lui) li invitò alla religione divina e all'Unicità di Allah, Faraone, la sua corte e quasi tutto il popolo egizio rifiutarono di abbandonare le proprie credenze idolatre. Il profeta Mosè raccomandò a Faraone e ai suoi cortigiani di allontanarsi dalla falsa adorazione e li mise in guardia dall'ira di Allah. Essi risposero alzandosi e calunniandolo. Lo accusarono di essere un pazzo, uno stregone e un mentitore. Faraone e il suo popolo rifiutarono di obbedirgli nonostante i molti problemi che li affliggevano in quel periodo. Rifiutarono di accettare Allah come Unica divinità e ritennero il profeta Mosè responsabile di tutto ciò che stava accadendo loro e cercarono di esiliarlo dall'Egitto. Nel Corano, Allah parla del profeta Mosè (pace su di lui) e dei credenti dicendo:

E rivelammo a Mosè: “Fa' partire i Miei servi nottetempo. Certamente sarete inseguiti”. Faraone mandò messi in tutte le città: [perché dicessero:] “Invero, sono un gruppo esiguo, e ci hanno irritato, mentre noi siamo ben vigili”. Facemmo sì che abbandonassero giardini e fonti, tesori e graziose dimore. Così fu, e [tutto] demmo in eredità ai Figli di Israele. Al levarsi del sole li inseguirono. (Corano 26: 52-60)

Le due comunità si incotrarono sulle rive del mare per fuggire. Allah divise il mare e salvò il profeta Mosè e i credenti che erano con lui, distruggendo Faraone e il suo popolo. Questo aiuto da parte di Allah è rivelato nel seguente versetto:

Rivelammo a Mosè: “Colpisci il mare con il tuo bastone”. Subito si aprì e ogni parte [dell'acqua] fu come una montagna enorme. Facemmo avvicinare gli altri, e salvammo Mosè e tutti coloro che erano con lui, mentre annegammo gli altri. In verità, in ciò vi è un segno! Ma la maggior parte di loro non crede. In verità, il tuo Signore è l'Eccelso, il Misericordioso. (Corano 26: 63-68)

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Viene generalmente detto che la montagna conosciuta come Jabal -al Musa, si trova nella Penisola del Sinai. Recenti scoperte hanno però dimostrato che in realtà è situata sulla costa araba del Mar Rosso.

A seguito di un lungo e difficile viaggio per il Profeta Mosè (pace su di lui) e gli Israeliti, appare un passaggio tra le montagne.

Naum Volzinger e Alexei Androsov, due matematici russi, hanno dimostrato che il profeta Mosè (pace su di lui) può realmente aver diviso il mare. A differenza di quegli scienziati che si sono concentrati solo sulle probabilità che questo miracolo si effettivamente avvenuto, i matematici russi hanno studiato le condizioni che avrebbero portato al suo avvenimento, e questo ha confermato il miracolo stesso.

Recentemente sono stati ritrovati dei papiri risalenti all'epoca di Faraone:

“Da Amenamoni, responsabile dei libri protettivi della camera bianca del palazzo, per lo scriba Penterhor:

quando riceverai questa lettera e sarai arrivato a questo punto della lettura, abbandona il tuo cuore al dolore più acuto, come una foglia prima della tempesta, quando senti della dolorosa disgrazia dell'annegamento nella corrente ...

La disgrazia lo colpì all'improvviso e inevitabilmente. Rappresenta la distruzione dei signori, il signore delle tribù, il re d'oriente e di occidente. Il sonno nelle acque ha reso qualcosa di indifeso, qualcosa di grande. Quale notizia può essere paragonata alla notizia che ti ho dato?”154

Il fatto che gli eventi passati rivelati nel Corano oggi possano essere confermati, è senza dubbio un miracolo del Corano. (Vedi Harun Yahya, Perished Nations, Ta -Ha Publishers, UK, 2001; Global Publishing, Istanbul, 2002; The Prophet Musa (as), Millat Book Center, India, 2001)

Questo miracolo vissuto dal profeta Mosè e dai Figli d'Israele mentre attraversavano il Mar Rosso, è stato oggetto di molti studi. Le indagini archeologiche oltre ad aver stabilito il percorso verso il Mar Rosso intrapreso dopo la partenza dall'Egitto, hanno stabilito anche che il luogo in cui si incontrarono Faraone, il profeta Mosè e le loro tribù, era circondato da montagne. (E Allah ne sa di più.)

Dopo molto studi e ricerche svolti partendo da questo come punto, gli scienziati sono arrivati ad una conclusione impressionante riguardo al modo in cui il mare si divise in due. Questa conclusione è in totale accordo con quanto rivelato nel Corano. Il modo in cui gli eventi storici descritti nel Corano oggi possono essere delucidati da documenti storici, è senza dubbio un importante miracolo del libro dell'Islam.

firavun arabası Sina yarımadası

Il cocchio reale di Faraone è esposto in un museo in Egitto. Un modello simile è stato ritrovato durante gli scavi eseguiti nella zona in cui divise il mare.

La parte della Penisola del Sinai che si apre sul Golfo.

Secondo lo studio pubblicato nel Bollettino dell'Accademia Russa delle Scienze, vicino alla superficie del Mar Rosso al momento della divisione del mare, c'era una barriera corallina. E' da quel punto che gli scienziati hanno cercato di stabilire la velocità del vento e la forza della tempesta necessari affinché la barriera corallina rimanesse asciutta con la bassa marea. E' emerso che il mare si dev'essere ritirato a causa di un vento di 30 metri (98,5 piedi) al secondo, che lasciò esposta la barriera. Naum Volzinger dell'Istituto di Oceanografia dell'Accademia Russa delle Scienze ha dichiarato che "se il vento (proveniente da est) avesse soffiato per tutta la notte ad una velocità di 30 metri al secondo, allora la barriera corallina sarebbe rimasta asciutta." Egli ha anche detto che "gli ebrei (che erano 600.000) avrebbero impiegato quattro ore per attraversare la barriera corallina lunga 7 km che andava da una costa all'altra ... poi, nel giro di mezz'ora, le acque sarebbero ritornate indietro."155 Inoltre Volzinger ha affermato che lui e il suo collega Androsov avevano studiato l'evento dal punto di vista di Isaac Newton e come diceva lui: "Sono convinto che Dio governa la Terra attraverso le leggi della fisica."156

Non va dimenticato che esiste tuttora la possibilità che questo fenomeno naturale si verifichi di nuovo. Tuttavia, ciò che è veramente miracoloso qui è il fatto che le acque si siano ritirate proprio quando il profeta Mosè e la gente che era con lui stavano per attraversare il mare, e che siano poi tornate indietro quando erano invece Faraone e la sua comunità a dover passare. Questo è un chiaro esempio dell'aiuto che Allah dà ai fedeli.

Certamente il modo in cui il Profeta Mosè (pace su di lui) si affidò ad Allah riponendo la sua fiduciae in Lui, è un esempio dei più nobili dei valori.

Quando le due schiere si avvistarono, i compagni di Mosé dissero: "Saremo raggiunti!" Disse (Mosé): "Giammai, il mio Signore è con me e mi guiderà". (Corano 26: 61-62)

Il Profeta Mose’ (Pace Su di Lui) Ritenuto un Mago

Nei papiri risalenti all'epoca di Faraone, si parla del profeta Mosè (pace su di lui) come di un mago. (I papiri in questione si trovano al British Museum). Nonostante tutti i loro sforzi, Faraone e i suoi sostenitori non riuscirono ad avere la meglio sul profeta Mosè (pace su di lui) durante la guerra contro lui e i Figli di Israele.

“Questo è stato scritto il secondo giorno del settimo mese del Payni durante il regno di Ramses, fratello maggiore di Ammon, figlio del Sole e amministratore della giustizia che vive in eterno come il padre Sole ... Quando ricevi questa lettera, alzati, mettiti al lavoro e impeganti nel controllo dei campi. Quando senti la notizia di un nuovo disastro come un diluvio che rovina l'intera coltivazione di cereali, pensa. Hemton li ha distrutti consumandoli avidamente, I granai sono a pezzi, i ratti si sono ammassati nei campi, le pulci sono come uragano, gli scorpioni stanno mangiando avidamente, le ferite causate da piccole mosche sono troppe da contare. E questo addolora la gente ... Lo Scriba [probabilmente si sta parlando del profeta Mosè] ha raggiunto lo scopo di distruggere l'intera quantità di cereali... Le stregonerie sono come il pane. Lo scriba ... è il primo degli uomini nell'arte della scrittura”.

Il riferimento al profeta Mosè (pace su di lui) e le accuse di essere un mago scagliate contro di lui, si trovano nel versetto seguente coranico:

Dissero: “Qualunque segno addurrai per stregarci, noi non crederemo in te”. (Corano 7: 132)

La Parola «Faraone» Nel Corano

Nell'Antico Testamento, i governatori egizi all'epoca del profeta Abramo e del profeta Giuseppe (pace su di loro) vengono chiamati "Faraone". In realtà però questo titolo ha iniziato ad essere usato dopo le epoche in cui vissero questi due profeti.

Nel Corano, per parlare del sovrano egizio al tempo del profeta Giuseppe (pace su di lui) viene utilizzata la parola araba "al-malik", che si riferisce a un sovrano, un re o un sultano.

Disse il re: “Conducetemelo”.... (Corano 12: 50)

Il governatore d'Egitto all'epoca del profeta Mosè (pace su di lui) invece viene chiamato "Faraone". Questa distinzione presente nel Corano non c'è nel Vecchio e nel Nuovo Testamento, e nemmeno nei libri storici ebrei. Nella Bibbia la parola “Faraone” viene usata per parlare dei monarchi egizi in generale. Il Corano è molto più preciso e accurato nell'utilizzo dei due termini. L'uso della parola "Faraone" appartiene solo all'ultimo periodo della storia egizia. Questo particolare titolo ha iniziato ad essere impiegato nel 14° secolo a.C. durante il regno di Amenofi IV. Il profeta Giuseppe (pace su di lui) visse almeno 200 anni prima di quel momento.157

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L' Enciclopedia Britannica dice che la parola "Faraone" era un titolo di rispetto usato dall'epoca del Nuovo Regno (a partire dalla 18° dinastia, 1539-1292 a.C.) fino alla ventiduesima dinastia (945-730 a.C.); dopodichè il termine diventò il titolo dei re. Ulteriori informazioni su questo argomento si trovano nell' Enciclopedia Accademica Americana, in cui è affermato che il titolo “Faraone” iniziò ad essere usato nel periodo del Nuovo Regno. Come abbiamo visto, l'uso della parola "Faraone" risale a un determinato periodo storico. Il fatto che il Corano distingua tra i diversi titoli egizi delle diverse epoche storiche egizie è l'ennesima prova che il Corano è di Parola Allah.

Il Popolo di Saba e Il Diluvio di ‘Arim

Molti secoli fa, il popolo di Saba era una delle quattro civiltà più grandi dell'Arabia meridionale. Le fonti storiche che parlano di Saba di solito dicono che si trattava di un popolo con una cultura simile a quella dei Fenici e coinvolto in attività commerciali. I sabei sono riconosciuti dagli storici come un popolo civile e colto. Nelle incisioni dei governanti di Saba, parole come "ristabilire", "dedicare" e "costruire" sono frequentemente utilizzate. Il Ma'rib Dam, uno dei principali monumenti di questo popolo, dimostra chiaramente il livello tecnologico raggiunto da questo popolo. Saba aveva uno degli eserciti più forti della zona grazie al quale poté adottare una politica espansionistica. Con la sua cultura avanzata e il suo potente esercito, lo stato sabeo era senza dubbio uno dei "super poteri" della regione dell'epoca. Questo straordinario esercito è citato anche nel Corano; in un versetto che indica la sua grande forza, i comandanti dell'esercito di Saba sfidano la governatrice (regina) dello stato:

“Disponiamo di forza e temibile determinazione. La decisione spetta a te: stabilisci, dunque, quello che vuoi ordinare” (Corano 27: 33)

La diga di Ma'rib che era stata costruita con l'aiuto della tecnologia piuttosto avanzata per l'epoca, permetteva un'abbondante irrigazione e di conseguenza di avere un terreno fertile. Inoltre i sabei controllavano le rotte commerciali e questo consentiva loro di avere una vita di benessere. Tuttavia il Corano dice che, anziché ringraziare Dio per tutto questo, i sabei si "allontanarono da Lui" e rifiutatrono di ascoltare gli avvertimenti sulle punizioni di Allah. E' a causa della loro mancanza di valori morali che, agli occhi di Dio, si meritarono un castigo: le loro dighe crollarono e il diluvio di 'Arim rovinò tutte le loro terre.

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Rovine del tempio di Ma'rib

La capitale dello stato di Saba era Ma'rib, città estremamente ricca, si trovava molto vicino al fiume Adhanah. Il punto in cui il fiume raggiungeva il monte Balaq era un posto ideale per costruire una diga. Ed è questo che fecero i sabei: sfruttarono questa posizione geografica, costruirono una diga e cominciarono ad irrigare le terre, raggiungendo un alto livello di benessere economico. La capitale Ma'rib era una delle città più sviluppate del tempo. Lo scrittore greco Plinio, dopo aver visitato la zona, la lodò a lungo e parlò di quanto fosse verde. 158

L'altezza della diga di Ma'rib era di 16 metri (52,5 piedi), la sua larghezza di 60 metri (197 piedi) e la sua lunghezza di 620 metri (2.034 piedi). Secondo i calcoli, la superficie totale che poteva essere irrigata dalla diga era di 9.600 ettari (37 miglia quadrate), di cui 5.300 (20,5 miglia quadrate) facevano parte della pianura meridionale. La parte rimanente apparteneva alla pianura settentrionale. Queste due pianure venivano chiamate "Ma'rib e le due pianure" nelle incisioni dei sabei. 159 L'espressione del Corano "due giardini a destra e a sinistra" si riferiscono agli imponenti giardini e ai vigneti di queste due valli. Grazie alla diga e ai suoi sistemi di irrigazione, la zona divenne famosa per essere la migliore superficie irrigata e la più fruttuosa dello Yemen. Il francese J. Holevy e l'austriaco Glaser dimostrarono, da documenti scritti, che la diga di Ma'rib esistette fin dai tempi antichi. In alcuni documenti scritti in dialetto Himer, è raccontato che questa diga rese il territorio molto produttivo e che era il cuore pulsante dell'economia. Il crollo della diga, avvenuto nel 542, portò al diluvio di 'Arim che causò danni enormi. I vigneti, I frutteti e i campi coltivati per centinaia di anni dal popolo di Saba, andarono completamente distrutti. Dopo il crollo della diga, il popolo di Saba sembrava essere entrato in un periodo di rapido peggioramento che portò alla fine dello stato sabeo. Confrontando il Corano con i dati storici appena citati, si può osservare che sono in accordo. I reperti archeologici e i dati storici confermano quanto riportato nel Corano. Come già detto nel versetto, questo popolo, che non ascoltò le esortazioni del suo profeta e respinse la fede, alla fine fu punito con un terribile diluvio descritto nel Corano nei seguenti versetti:

C'era invero, per la gente di Saba', un segno nella loro terra: due giardini, uno a destra e uno a sinistra. “Mangiate quel che il vostro Signore vi ha concesso e siateGli riconoscenti: [avete] una buona terra e un Signore che perdona!” Si allontanarono [da Noi] e allora inviammo contro di loro lo straripamento delle dighe e trasformammo i loro due giardini in due giardini di frutti amari, tamarischi e qualche loto. Così li ricompensammo per la loro miscredenza. Castighiamo in tal modo altri, che il miscredente? (Corano 34: 15-17)

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La diga di Ma'rib ( illustrata nella foto) era uno delle opere più importanti del popolo di Saba. La diga crollò nel diluvio di Arim citato nel Corano; da allora lo stato di Saba si indebolì economicamente fino a crollare.

Nel Corano, la punizione inviata al popolo sabeo è chiamata "sayl al- `arim" che significa "diluvio di 'Arim". Questa espressione indica anche il modo in cui si verificò questo disastro: la parola " 'arim " indica una diga o una barriera, l'espressione "sayl al-`arim" descrive un diluvio verificatosi con il crollo di questa diga o barriera. I commentatori islamici sono riusciti a determinare il momento e il luogo indicati dai termini utilizzati nel Corano parlando dell'alluvione di 'Arim. Mawdudi ad esempio ha scritto nel suo commento:

La parola "arim" utilizzata nell'espressione "sayl al-'arim" deriva dalla parola "ariman" usata nel dialetto arabo meridionale, che significa "diga, barriera". Nelle rovine ritrovate durante gli scavi effettuati in Yemen, questa parola con questo significato, era presente molto spesso. Ad esempio nelle incisioni che il monarca dello Yemen Abraha (l'abissino) ordinò di fare dopo il restauro del grande muro di Ma'rib nel 542 e 543 d.C., questa parola indicava sempre una diga. Quindi, l'espressione “sayl al-`arim” significa "diluvio che si verifica dopo la distruzione di una diga." “trasformammo i loro due giardini in due giardini di frutti amari, tamarischi e qualche loto...” (Corano, 34:16). Questo significa che dopo il crollo della diga tutto il paese fu inondato dal diluvio. I canali che erano stati scavati dal popolo sabeo e il muro che era stato edificato con la costruzione di barriere tra le montagne, furono distrutti e il sistema di irrigazione crollò. Come risultato il territorio, che prima era un giardino diventò una giungla, senza frutti”. 160

Dopo il disastro del diluvio 'Arim, la zona cominciò a trasformarsi in un deserto e i sabei persero la loro più importante fonte di guadagno. Le loro terre, che erano state paradisi agricoli di prosperità e ricchezza, scomparvero. Il popolo, che non avevano risposto alla chiamata di Allah, non aveva creduto in Lui e non Gli era stato grato, fu punito con questo disastro. (Vedi Harun Yahya, Perished Nations, Ta -Ha Publishers, Regno Unito, 2001; Global Publishing, Istanbul, 2002)

 

Notes

130. “Energy and Matter,” Fundamentals of Physical Geography, www.physicalgeography.net/fundamentals/6a.html.

131. Walter Wreszinski, Aegyptische Inschriften aus dem K.K. Hof Museum in Wien (Egyptian Inscriptions from the K.K. Hof Museum in Vienna) (Leipzig: J C Hinrichs’sche Buchhandlung: 1906).

132. Hermann Ranke, Die Ägyptischen Personennamen, Verzeichnis der Namen (The Egyptian Family Names, Listing of the Names), Verlag Von J J Augustin in Glückstadt, Band I,1935, Band II, 1952.

133. “The Plagues of Egypt,” Admonitions of Ipuwer 2:5-6,

134. Vedi nota precedente, 2:10.

135. Vedi nota precedente, 5:12.

136. Vedi nota precedente, 6:3.

137. Vedi nota precedente.

138. Vedi nota precedente, 2:10.

139. Vedi nota precedente, 3:10-13.

140. Vedi nota precedente, 2:11.

141. Rabbi Mordechai Becher, “The Ten Plagues – Live From Egypt,” Ohr Somayach Institutions, http://ohr.edu/838

142. Werner Keller, Und die Bibel hat doch recht (The Bible as History; a Confirmation of the Book of Books).

143. Max Mallowan, Noah’s Flood Reconsidered (Iraq: XXVI-2: 1964), pag. 70.

144. Keller, Und die Bibel hat doch recht, pagg. 23-32.

145. “Kish,” Britannica Micropaedia 6, pag. 893.

146. “Shuruppak,” Britannica Micropaedia 10, pag. 772

147. Max Mallowan, Early Dynastic Period in Mesopotamia, Cambridge Ancient History 1-2, (Cambridge: 1971), pag. 238.

148. Joseph Campbell, Eastern Mythology, pag. 129.

149. Bilim ve Utopya (Science and Utopia), Luglio 1996, pag. 176.

150. Thomas H. Maugh II, "Ubar, Fabled Lost City, Found by LA Team," The Los Angeles Times, 5 febbraio 1992.

151. Kamal Salibi, A History of Arabia (Caravan Books: 1980).

152. Bertram Thomas, Arabia Felix: Across the "Empty Quarter" of Arabia, (New York: Schrieber's Sons: 1932), pag. 161.

153. Charlene Crabb, "Frankincense", Discover, gennaio 1993.

154. British Museum, Egyptian Papyri No.6

155. Galina Stolyarova, "City Scientists Say Red-Sea Miracle Can Be Explained," The St. Petersburg Times, 20 Gennaio 2004; Galina Stolyarova, "Mathematicians Dissect a Miracle," The Moscow Times, 21 gennaio 2004.

156. Vedi nota precedente.

157. Elias Karîm, “Qur’anic Accuracy vs. Biblical Error: The Kings & Pharaohs of Egypt,” www.islamic-awareness.org/Quran/Contrad/External/josephdetail.html; Dr. Abu Ameenah Bilal Philips, “An Aspect of the Qur’aan’s Miraculous Nature,” https://archive.org/stream/EbooksOfBilalPhilips/QuestionAnswers-bilalPhilips-www.islamchest.com_djvu.txt

158. Hommel, Explorations in Bible Lands (Philadelphia: 1903), pag. 739.

159. "Marib", Islam Ansiklopedisi: Islam Alemi, Tarihi, Cografya, Etnografya ve Bibliyografya Lugati (Encyclopedia of Islam: Dictionary of Islamic World, History, Geography, Ethnography, and Bibliography,) 7, pagg. 323-339.

160. Mevdudi, Tefhimül Kuran (An Honoring of the Qur’an) 4, Insan Publishing (Istanbul), pag. 517.

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