ATLANTE DELLA CREAZIONE - vol. 1 -

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ATLANTE DELLA CREAZIONE - Harun Yahya
ATLANTE DELLA CREAZIONE

 



CAPITOLO 17

IL SEGRETO AL DI LÀ DELLA MATERIA

ATTENZIONE!
Il capitolo che vi apprestate a leggere rivela un segreto cruciale della vostra vita. Dovrebbe essere letto con molta attenzione e integralmente, in quanto concerne un argomento che potrebbe provocare un cambiamento fondamentale della vostra visione del mondo esteriore. Quanto viene trattato in questo capitolo non è soltanto un punto di vista, un approccio differente o un pensiero filosofico tradizionale: è una realtà che ognuno, credente o non credente, deve ammettere e che è provata dalla scienza odierna.

Coloro che contemplano coscienziosamente e saggiamente quanto li circonda comprendono che ogni cosa nell'universo –vivente o non vivente– deve essere stata creata. La questione diventa quindi: "chi è il Creatore di tutte queste cose?".

È evidente che ciò che si rivela in ogni aspetto dell'universo, non può essere un prodotto dell'universo stesso. Ad esempio, un insetto non può avere creato se stessa. Il sistema solare non può essersi creato e organizzato da solo. Nemmeno le piante, gli esseri umani, i batteri, i globuli rossi del sangue o le farfalle possono aver creato se stessi. Come viene spiegato in tutto questo libro, la possibilità che tutto questo possa essere stato originato "dal caso" non è neppure immaginabile.

Si perviene quindi alla seguente conclusione: tutto ciò che vediamo è stato creato, ma nulla può essere esso stesso il "creatore". Il Creatore è differente e superiore a ciò che percepiamo con i nostri occhi, un Potere Sovrastante e invisibile, la cui esistenza e i cui attributi sono rivelati da tutto ciò che Egli crea.

Questo è il punto in cui coloro che negano l'esistenza di Dio si lasciano fuorviare. Sono stati condizionati a non credere nell‘esistenza di Dio a meno che non possano percepirLo con i loro occhi. Costoro sono costretti a nascondere la realtà della creazione, manifesta in tutto l'universo, e pretendono falsamente che quest'ultimo e tutti gli esseri viventi non sono stati creati. Per farlo, ricorrono alla falsificazione. Come è stato già spiegato, la teoria evoluzionista è un chiaro esempio delle loro menzogne e del loro vano tentativo.

L'errore di base di coloro che negano Dio è condiviso da molti altri che non negano espressamente la Sua esistenza, ma Ne hanno una percezione errata. Queste persone, che costituiscono la maggioranza della società,  non negano la creazione, ma hanno una credenza superstiziosa riguardo a Dio. La maggior parte di essi pensa che Egli sia nel "cielo". Tacitamente e falsamente si immaginano che Dio sia su un pianeta molto distante e che intervenga solo occasionalmente negli "affari mondani". Oppure che non Si intrometta affatto: Egli ha creato l'universo e l'ha abbandonato a se stesso, lasciando noi uomini liberi di determinare il nostro destino.

Alcuni hanno sentito che Dio è "ovunque", come rivelato nel Corano, ma non possono comprendere che cosa ciò significhi esattamente. Superstiziosamente, pensano che Egli circondi tutta la materia come onde radio o come un gas invisibile e intangibile (Dio è certamente al di là di ciò).

Nondimeno, questa e altre nozioni che non sono in grado di chiarire "dove" Dio sia (e magari lo negano proprio per questa ragione) sono fondate su un errore comune: essi mantengono un pregiudizio infondato che li spinge a creare delle opinioni errate nei confronti di Dio.

Cos'è questo pregiudizio? Riguarda l’esistenza e la natura della materia. La maggior parte delle persone sono condizionate a ritenere che l’universo materiale come lo vediamo costituisca la vera realtà. La scienza moderna distrugge però questa posizione e dischiude una verità di primaria importanza e grandiosità. Nelle pagine seguenti, spiegheremo di che cosa si tratti e come essa sia già stata rivelata nel Corano.

Il mondo dei segnali elettrici

Tutte le informazioni sul mondo in cui viviamo ci sono trasmesse per mezzo dei cinque sensi. Così, il mondo che conosciamo consiste di ciò che i nostri occhi vedono, le mani toccano, il naso odora, la lingua gusta e le orecchie sentono. Non abbiamo mai creduto che il mondo "esterno" possa essere altro da ciò che i nostri sensi ci presentano, in quanto solo da essi siamo dipesi sin dal giorno della nascita.

Eppure, le moderne ricerche in molti differenti ambiti della scienza ci indirizzano verso una comprensione molto diversa, creando gravi dubbi riguardo al mondo “esterno” che noi percepiamo tramite i nostri sensi.

Il punto di partenza per questa nuova comprensione è che tutto ciò che percepiamo come mondo esterno è solo una risposta formata da segnali elettrici nel nostro cervello. Il colore rosso della mela, la durezza del legno, la madre, il padre, la  famiglia e tutto ciò che si possiede, la casa, il lavoro e persino le pagine di questo libro sono composti solo di segnali elettrici.

Lo scomparso biochimico tedesco, Frederic Vester, spiega quanto la scienza ha acquisito su questo tema:

Quanto affermato da alcuni scienziati che "l'uomo è un'immagine, tutto ciò di cui si fa esperienza è temporaneo e ingannevole e questo universo è un'ombra" sembra confermato dalla scienza attuale.190

Per capire meglio, prendiamo in considerazione i cinque sensi che ci forniscono con tutte le informazioni che abbiamo sul mondo esterno.

In che modo vediamo, udiamo, assaporiamo?


Fasci di luce che provengono da un oggetto ricadono, rovesciati, sulla retina. Qui, l'immagine viene convertita in segnali elettrici e inviata al centro della visione sul retro del cervello. Poiché il cervello è isolato dalla luce, è impossibile che questa raggiunga il centro della visione. Questo significa che noi vediamo un vasto mondo di luce e profondità in un punto minuscolo che è isolato dalla luce.

L'atto di vedere si compie in modo progressivo. La luce (fotoni) che diparte dall'oggetto verso l'occhio passa attraverso il cristallino, nella parte anteriore dell'occhio, dove viene rifratta e si riversa, rovesciata, sulla retina, situata nella parte posteriore.  Qui, gli stimoli visivi vengono trasformati in segnali elettrici i quali sono trasmessi dai neuroni verso un punto minuscolo nella parte posteriore del cervello detto centro della visione. Dopo una serie di processi, questi segnali elettrici nel centro del cervello vengono percepiti come immagine. L'atto di vedere avviene nella parte posteriore del cervello, in questo minuscolo punto, in cui regna un'oscurità assoluta essendo completamente isolato dalla luce.

Anche se questo processo è largamente compreso, quando diciamo “noi vediamo”, stiamo in realtà percependo gli effetti di impulsi che raggiungono l'occhio, trasformati in segnali elettrici e indotti nel nostro cervello. Quindi, quando affermiamo di "vedere", stiamo in realtà osservando dei segnali elettrici nella nostra mente.

Tutte le immagini che percepiamo durante la vita vengono formate nel nostro centro della visione, che occupa soltanto pochi centimetri cubici del volume del nostro cervello. Sia il libro che state ora leggendo che il paesaggio sconfinato che contemplate mirando l'orizzonte si trovano in questo minimo spazio. E non dimentichiamo, come è già stato detto, che il cervello è isolato dalla luce; all'interno del cranio è completamente oscuro e il cervello non ha alcun contatto con la luce.

È possibile illustrare questo interessante paradosso con un esempio. Supponiamo che una candela bruci di fronte a noi. Possiamo sederci dirimpetto a essa e osservarla a lungo. Durante questo lasso di tempo, però, il nostro cervello non ha mai alcun contatto diretto con la luce originale della candela. Pur fissando la luce, l'interno del nostro cervello rimane nell'oscurità totale. Noi osserviamo un mondo luminoso e pieno di colori dentro un cervello buio.

R.  L. Gregory spiega l'aspetto miracoloso del vedere, che riteniamo così ovvio:

Ci è talmente familiare l'atto del vedere che dobbiamo compiere uno sforzo d'immaginazione per comprendere che alcuni problemi ad esso relativi rimangono insoluti. Ma consideriamoli. Sebbene i nostri occhi ricevano piccole immagini capovolte, noi vediamo tuttavia oggetti solidi separati nello spazio circostante. Dai modelli di simulazione sulla retina noi percepiamo il mondo degli oggetti e ciò non è altro che un miracolo.191

Lo stesso si può dire di tutti gli altri sensi. Il suono, la percezione tattile, l'aroma e l'odore vengono tutti trasmessi al cervello sotto forma di segnali elettrici dove sono tutti percepiti nei centri pertinenti.


Gli stimoli che provengono da un oggetto vengono convertiti in segnali elettrici e causano un effetto nel cervello. Quando "vediamo" in realtà osserviamo gli effetti di questi segnali elettrici nella nostra mente.

Il senso dell'udito funziona in modo simile. L'orecchio esterno coglie i suoni e li trasmette all'orecchio medio, il quale, a sua volta, li invia all'orecchio interno sotto forma di vibrazioni amplificate. Quest'ultimo converte tali vibrazioni in segnali elettrici e le invia al cervello. Proprio come nel caso dell'occhio, l'atto di udire è portato a termine nel centro uditivo all'interno del cervello, il quale è isolato dal suono così come dalla luce. Quindi, indipendentemente dal livello di rumorosità all'esterno, l'interno del cervello è del tutto silenzioso.

Nondimeno, il cervello percepisce i suoni in modo preciso, così che l’orecchio di una persona sana sente tutto, senza alcun disturbo atmosferico o interferenza. Il cervello è isolato dal suono, eppure permette di ascoltare le sinfonie dell'orchestra e tutti i rumori di un auditorio affollato; si coglie un'ampia frequenza di suoni, dal fruscio di una foglia al rombo di un jet. Se il livello del suono nel cervello, tuttavia, fosse misurato in quel momento da uno strumento preciso, si constaterebbe un silenzio assoluto.

La nostra percezione degli odori segue lo stesso percorso. Le molecole volatili emesse dall’estratto di vaniglia o dalla rosa, ad esempio, raggiungono i ricettori olfattivi posti tra i delicati peli della regione olfattiva epiteliale e sono coinvolte in un'azione reciproca che viene trasmessa al cervello sotto forma di segnali elettrici e percepita come odore. Tutto ciò che odoriamo, buono o cattivo, non è altro che la percezione cerebrale delle azioni reciproche delle molecole volatili dopo la loro trasformazione in segnali elettrici. L’aroma di un profumo, di un fiore, di cibi deliziosi, del mare, o altri odori che piacciono o no, vengono percepiti interamente all’interno del cervello. Le molecole stesse non entrano mai nel cervello. Come nel caso del suono o della vista, ciò che raggiunge il cervello è semplicemente un assortimento di segnali elettrici. In altre parole, gli tutte le sensazioni che si crede appartengano agli oggetti esterni sin da quando si nasce, sono semplici segnali elettrici che si interpretano tramite gli organi di senso.

Similmente, esistono quattro tipi differenti di recettori chimici nella parte frontale della lingua umana che creano il sapore del salato, del dolce, dell'acido e dell'amaro. Dopo una serie di processi chimici, i nostri recettori trasformano queste percezioni in segnali elettrici e li trasmettono al cervello, il quale li percepisce come gusto. Il gusto che si ricava mangiando una tavoletta di cioccolata o della frutta o qualsiasi altra cosa gradita è l'interpretazione dei segnali elettrici da parte del cervello. L'oggetto esterno non può mai essere raggiunto; non si può mai vedere, odorare o gustare la cioccolata stessa. Ad esempio, se i nervi che si dirigono dalla lingua verso il cervello vengono tagliati, quest'ultimo non percepirà alcun sapore del cibo, causando la totale perdita del senso del gusto.

A questo punto, ci si trova di fronte a un altro fatto: non si può mai essere sicuri che un'altra persona provi ciò che noi proviamo quando gustiamo un stesso alimento, né che percepisca lo stesso suono quando ascoltiamo una stessa voce. Seguendo lo stesso ragionamento, il divulgatore scientifico Lincoln Barnett afferma che nessuno sa se una persona percepisca il colore rosso o senta la nota do minore in modo identico a un altro. 192

Il senso del tatto non differisce. Quando si tocca un oggetto, tutte le informazioni necessarie a riconoscerlo vengono trasmesse al cervello dai nervi sensibili situati sulla cute. La sensazione tattile si forma nel cervello. Contrariamente a quanto in generale si crede, il posto deputato a tale percezione non è la punta delle dita, ma il centro del tatto nel cervello. In seguito all'accertamento degli stimoli elettrici provenienti dalla pelle da parte del cervello, si percepiscono le differenti sensazioni ad essi pertinenti quali la durezza o la morbidezza, il freddo o il caldo. Tutti i dettagli che ci permettono di riconoscere un oggetto derivano da tali stimoli. A questo proposito, due noti filosofi, B. Russell e L. J. J. Wittgenstein, hanno scritto:

Ad esempio, non ci si può chiedere o investigare se un limone esista veramente o come possa essere pervenuto all'esistenza. Un limone consiste soltanto di una sensazione provata dalla lingua, di un odore avvertito dal naso, di un colore e di una forma percepiti dagli occhi; solo tali caratteristiche possono essere oggetto di esame e stima. La scienza non potrà mai conoscere il mondo fisico.193

È impossibile per noi raggiungere il mondo fisico, fuori dal nostro cervello. Tutti gli oggetti con ci entriamo in contatto sono in realtà un cumulo di sensazioni quali il vedere, il sentire e il toccare. Durante tutte le nostre vite, trattando i dati nei centri sensoriali, il cervello non incontra mai "gli originali" della materia esistente all'esterno, ma piuttosto le copie formatesi al suo interno. A questo punto, saremmo fuorviati se considerassimo queste copie modelli della materia reale esterna a noi.

"Il mondo esterno" all'interno del nostro cervello

Da tali fatti fisici, potremmo trarre la seguente indiscutibile conclusione: tutto ciò che vediamo, tocchiamo, sentiamo e percepiamo come "materia", "mondo" o "universo" non è altro che una serie di segnali elettrici interpretati al nostro cervello. Non possiamo mai raggiungere l’originale della materia esterna al nostro cervello. Semplicemente, assaporiamo, sentiamo e vediamo un’immagine del mondo esterno, formata nel nostro cervello. Chi mangia una mela, in realtà, non si trova di fronte a un frutto, ma alle sue percezioni nel cervello. L'oggetto considerato dalla persone un "frutto" consiste in realtà di un'impressione elettrica nel cervello concernente la forma, il gusto, l'odore e la struttura. Se il nervo ottico che porta al cervello fosse improvvisamente reciso, l'immagine del frutto scomparirebbe subito. Così come la sconnessione delle vie nervose olfattive dirette dai recettori nel naso al cervello interromperebbe del tutto la sensazione olfattiva. Più semplicemente, la mela non è che l'interpretazione dei segnali elettrici da parte del cervello.


Tutto quello che vediamo durante la vita si forma nel nostro "centro della visione" sul retro del cervello, che occupa soltanto pochi centimetri cubi. Sia il libro che state leggendo, sia il paesaggio sconfinato che contemplate guardando all'orizzonte, si trovano in questo minuscolo spazio. Quindi noi vediamo gli oggetti non nella loro dimensione reale ma nella dimensione percepita dal cervello.

Un altro elemento da considerare è il senso della distanza. Lo spazio vuoto fra voi e questa pagina è soltanto il senso di vuoto che si forma nel cervello. Gli oggetti che sembrano distanti ai vostri occhi esistono anche nel cervello. Ad esempio, chi contempla le stelle di notte pensa che esse distino milioni di anni luce da lui. Tuttavia, ciò che egli "vede" realmente sono le stelle all'interno di lui, nel suo centro della visione. Mentre leggete queste righe, voi non siete, in realtà, nella stanza in cui credete di trovarvi; al contrario, la stanza è all'interno di voi. È la percezione del vostro corpo che vi fa pensare di trovarvi al suo interno. Anche il vostro corpo è un'immagine formata all'interno del vostro cervello.

Lo stesso accade a tutte le altre percezioni. Ad esempio, quando pensate di sentire il suono della televisione nella stanza accanto, state facendo l’esperienza di quei suoni nel vostro cervello. Il suono che credete provenga da parecchi metri di distanza e la conversazione di una persona vicino a voi sono percepite nel centro dell'udito, il quale occupa pochi centimetri cubi del vostro cervello. Oltre a questo centro di percezione, non esistono concetti quali destra sinistra, davanti e dietro. Ovverosia, il suono non perviene a voi da destra, da sinistra o dall'aria; non c'è direzione da cui provenga “veramente” il suono.

Allo stesso modo, nessuno degli odori che percepite vi arrivano da lontano. Voi supponete che gli aromi percepiti nel centro dell'olfatto corrispondano agli odori degli oggetti esteriori. Nondimeno, come l'immagine della rosa esiste nel vostro centro della visione, così il suo profumo è nel centro dell'olfatto. Non potrete mai avere un contatto diretto con la visione o con l’aroma originale di quella rosa che esiste all’esterno.

Per noi, il "mondo esterno" è soltanto una raccolta di segnali elettrici che raggiungono il nostro cervello. Questi segnali vengono sottoposti a un processo cerebrale e noi viviamo senza riconoscere che stiamo errando quando crediamo che questi costituiscano le versioni originali della materia esistente nel mondo esterno. Siamo sviati per mezzo dei nostri sensi, perché non possiamo raggiungere la materia stessa.


Le scoperte della fisica dimostrano che l'universo è un insieme di percezioni. La domanda che segue compare sulla copertina della famosa rivista scientifica americana New Scientist che ha trattato questo tema nel numero del 30 gennaio 1999: "Oltre la realtà: l'universo è veramente un capriccio di informazioni primarie e la materia soltanto un miraggio?" In un articolo dal titolo "L'universo vuoto", pubblicato il 27 aprile 2002, il New Scientist afferma: "Avete in mano una rivista. Sembra solida, sembra avere una qualche esistenza indipendente nello spazio. Lo stesso per gli oggetti intorno - magari una tazza di caffé, un computer. Sembrano tutti esistere lì da qualche parte. Ma è tutta un'illusione. Questi oggetti che si suppone siano solidi sono mere proiezioni che provengono da un disegno caleidoscopico che vive ai confini del nostro universo".

È ancora il nostro cervello che interpreta e conferisce significato  ai segnali che consideriamo il "mondo esterno". Consideriamo il senso dell'udito. È in realtà il cervello a interpretare e trasformare le onde sonore che raggiungono le nostre orecchie in sinfonie. La stessa musica è una percezione formata da, e dentro, il nostro cervello. Similmente, quando vediamo dei colori, ciò che perviene ai nostri occhi sono semplici diverse lunghezze d'onda di luce. È ancora il cervello a trasformarli in colori, i quali non esistono nel "mondo esterno". La mela non è rossa, il cielo non è blu, l'erba non è verde. Essi hanno questo aspetto perché noi li percepiamo per essere così.

Anche il minimo difetto della retina può provocare il daltonismo. Alcune persone percepiscono il blu come verde, o il rosso come blu, mentre altre vedono tutti i colori come differenti sfumature del grigio. A questo punto, non ha importanza che l'oggetto esteriore sia colorato oppure no.

Anche il notevole pensatore irlandese Gorge Berkeley si è occupato di questo fatto:

Prima dunque si credeva che i colori, le figure, il moto e il resto delle qualità sensibili o accidenti esistessero davvero senza la mente;... Ma, essendo stato mostrato che nessuna di queste può esistere se non in uno Spirito o in una Mente che le percepisce, ne consegue che non abbiamo più motivo di supporre l’esistenza della Materia… 194

Per concludere, noi vediamo i colorati non perché gli oggetti siano colorati o perché abbiano un'esistenza materiale al di fuori di noi, ma in quanto tutte le qualità che noi attribuiamo agli oggetti si trovano al nostro interno e non nel "mondo esterno".

Le conoscenze limitate dell'uomo

I fatti che abbiamo descritto implicano, tra l’altro che la conoscenza che l’uomo ha del mondo esterno è in realtà estremamente limitata.

Questa conoscenza si limita ai nostri cinque sensi e non esiste alcuna prova che il mondo che noi percepiamo con quei sensi sia identico al mondo “reale”.

Potrebbe, quindi, essere molto diverso da ciò che percepiamo. Ci possono essere molte dimensioni e altri esseri di cui non siamo coscienti. Anche se raggiungiamo le estremità dell’universo, la nostra conoscenza resterà sempre limitata.

Dio Onnipotente, il Creatore di tutto, ha una conoscenza completa e inerrante di tutti gli esseri i quali, essendo stati creati da Dio, possono possedere solo la conoscenza che Lui concede loro. Questa realtà si spiega nel Corano come segue:

Dio! Non c'è altro dio che Lui, il Vivente, l'Assoluto . Non Lo prendon mai sopore né sonno. A Lui appartiene tutto quello che è nei cieli e sulla terra. Chi può intercedere presso di Lui senza il Suo permesso? Egli conosce quello che è davanti a loro e quello che è dietro di loro e, della Sua scienza, essi apprendono solo ciò che Egli vuole. Il Suo Trono è più vasto dei cieli e della terra, e custodirli non Gli costa sforzo alcuno. Egli è l'Altissimo, l'Immenso  (Corano II, 255).

Il "mondo esterno" artificialmente costituito

Il solo mondo di cui siamo a conoscenza è quello progettato, ricordato e costruito vividamente; l'unico, in breve, che è creato ed esiste all'interno della nostra mente. Le percezioni che osserviamo nel cervello potrebbero a volte provenire da una fonte "artificiale".
È del resto possibile illustrare questo fatto con un esempio.

Per prima cosa, immaginate che il vostro cervello possa sopravvivere indipendentemente dal vostro corpo. E immaginate che vi sia un computer in grado di produrre ogni sorta di segnale elettrico.  Produciamo artificialmente i segnali elettrici riguardanti un dato ambienti, compreso ciò che si vede, i suoni e gli aromi. Infine, si colleghi questo computer, tramite dei cavi elettrici, ai centri sensori del cervello e si trasmettano i segnali registrati. Percependo tali segnali, il vostro cervello, cioè “voi”, vedrete e sperimenterete l’ambiente che essi rappresentano.

Questo computer può anche mandare al vostro cervello dei segnali elettrici che hanno a che fare con la vostra immagine. Ad esempio, se mandiamo i correlati elettrici di tutti i sensi, come l’udito, la vista e il tatto che sperimentate quando state seduti alla vostra scrivania, crederete di essere un uomo d’affari nel suo ufficio. Questo mondo immaginario durerà finché il computer continua a mandare stimoli. Non potrete mai capire che siete costituiti unicamente dal vostro cervello. Questo è perché tutto ciò che serve per formare un mondo dentro il vostro cervello è la disponibilità di stimoli ai centri relativi. È perfettamente possibile che tali stimoli (e quindi le percezioni) provengano da una fonte artificiale.

A tale proposito, il noto filosofo Bertrand Russell ha scritto:

Quanto al senso del tatto quando premiamo il tavolo con le dita, esso è un disturbo elettrico sugli elettroni e i protoni di queste ultime, prodotto, secondo la fisica moderna, dalla prossimità degli elettroni e dei protoni del tavolo. Se lo stesso disturbo sulla punta delle nostre dita fosse indotto in qualunque altra maniera, noi proveremmo la stessa sensazione, seppure il tavolo non ci fosse.195

È quindi molto facile per noi essere ingannati prestando fede a percezioni che non hanno alcun corrispondente materiale reale. Nel sogno questa illusione ricorre spesso, in quanto sperimentiamo degli eventi e vediamo uomini, oggetti e situazioni che ci sembrano assolutamente autentici. Nondimeno, essi non sono altro che mere percezioni. Non vi è alcuna differenza basilare tra questi sogni e il "mondo reale"; entrambi sono serie di percezioni che vengono sperimentate nel cervello.

Chi è colui che percepisce?


La realtà prodotta da stimoli artificiali

La realtà virtuale è la presentazione di immagini tridimensionali animate sui computer con il supporto di vari dispositivi. Questi stimoli "realistici" si utilizzano per una serie di scopi formativi in vari campi.
Una caratteristica significativa della realtà virtuale è il modo in cui i soggetti che usano apparecchiature speciali spesso dimenticano che queste immagini non sono reali e ne restano totalmente presi. In questo modo un mondo materiale, apparentemente tanto reale e vivo quanto l'originale, può essere impresso sui sensi delle persone e stabilirsi nel loro cervello. In conseguenza di questi stimoli artificiali, una persona può immaginare di star realmente vedendo e toccando un uccello, anche se in realtà non esiste.

Non c'è dubbio che il mondo nel quale pensiamo di abitare è creato all'interno del nostro cervello. Sorge a questo punto una questione di primaria importanza: se tutti gli oggetti fisici che conosciamo sono intrinsecamente percezioni, che ne è del cervello stesso? Dal momento che esso fa parte del mondo materiale come le braccia, le gambe o qualsiasi altro oggetto, dovrebbe essere una percezione anch’esso.

Un esempio argomentaci può aiutare a illustrare questo punto. Si immagini di percepire un sogno all'interno del cervello. Nel sogno abbiamo un corpo immaginario, un braccio immaginario, occhi immaginari e un cervello immaginario. Se durante il sogno ci fosse chiesto dove vediamo, noi risponderemmo: "Nel cervello." In realtà, non c'è alcun cervello di cui parlare, ma solo un corpo immaginario, assieme a una testa immaginaria e un cervello immaginario. Colui che percepisce le varie immagini del sogno non è il cervello sognante immaginario, ma un "essere" che si trova molto oltre.

Poiché non esiste alcuna distinzione fisica tra una situazione onirica e ciò che chiamiamo vita reale, quando, nella “vita reale”, ci si chiede, “dove vedi?”, sarebbe altrettanto insensato rispondere "nel cervello". In entrambe le condizioni, l'entità che vede e percepisce non è il cervello, che è, dopotutto, soltanto un pezzo di tessuto nervoso.

Finora, abbiamo sempre parlato di come osserviamo una copia del mondo esterno nel nostro cervello.

Una conseguenza importante è che il “sé” nel nostro cervello, che osserva questo mondo, non può essere il cervello stesso, che è come un sistema informatico integrato: elabora i dati che gli arrivano, li traduce in immagini e li proietta su uno schermo. Ma un computer non può osservare se stesso, né è cosciente della propria esistenza.

Quando si seziona il cervello alla ricerca di questa coscienza, non vi si trova altro che lipidi e molecole proteiche, presenti anche in altri organi del corpo. Ciò significa che all'interno di quel pezzo di tessuto che noi chiamiamo "cervello", non vi è nulla che osservi e interpreti le immagini, che costituisca la coscienza o che crei quell'essere che noi definiamo "noi stessi".

Riguardo alla percezione delle immagini nel cervello, lo studioso della percezione R. L. Gregory parla di un errore che la gente commette:

Vi è la tentazione, da evitare, di dire che gli occhi producono le immagini nel cervello. Un'immagine nel cervello suggerisce il bisogno di qualche occhio interiore che la veda –ma ciò richiederebbe un altro occhio per vedere l'immagine... e così di seguito in un infinito regresso di occhi e immagini. Ciò è assurdo.196

Questo problema mette in difficoltà i materialisti, i quali ritengono che nulla sia vero tranne la materia. Chi c’è dietro l'occhio che vede? Cosa percepisce ciò che vede, per poi reagire?

Il noto neuroscienziato cognitivista  Karl Pribram si è concentrato su questa importante questione, che riguarda tanto la scienza quanto la filosofia, cioè, chi è che percepisce:

Fin dall'epoca dei Greci, i filosofi hanno speculato sul "deus ex machina", il piccolo uomo all'interno del piccolo uomo" e così via. Dov'è "io", l’entità che usa il suo cervello? Chi è colui che compie l'atto di conoscere? Come san Francesco d'Assisi ha detto:"Ciò che cerchiamo è ciò che vede".197

Ora pensate a questo: questo libro nelle vostre mani, la stanza in cui vi trovate, in breve, tutte le immagini che avete di fronte sono percepite all'interno del vostro cervello. Sono forse gli atomi, ciechi, sordi e incoscienti, a vedere queste immagini? Perché solo alcuni atomi hanno acquisito questa qualità, mentre non è successo alla maggior parte? I nostri atti di pensare, comprendere, ricordare, essere contenti, scontenti e tutto il resto consistono di reazioni chimiche tra queste molecole?

Non ha alcun senso cercare una volontà negli atomi. È chiaro che l'essere che vede, sente e prova emozioni è un essere sopra-materiale, “vivo", che non è né materia, né un'immagine. Questo essere interagisce con le percezioni di fronte a lui per mezzo del nostro corpo.

Questo essere è l’"anima".

L’essere intelligente che legge queste righe non è un assortimento di atomi e di molecole e le reazioni chimiche tra di loro, ma un’anima.

Il Vero Essere Assoluto

Siamo così posti di fronte a una domanda molto significativa: se il mondo che abbiamo davanti è costituito semplicemente dalla percezione che ha la nostra anima, qual è allora la fonte di tali percezioni?

Per avere una risposta, consideriamo il fatto che percepiamo la materia solo nella nostra immaginazione, ma non possiamo mai fare esperienza diretta della sua controparte esterna. Dal momento che la materia per noi è una percezione, essa è qualcosa di "costruito". Ovverosia, deve essere stata provocata da un altro potere, cioè, deve essere stata creata. Tale creazione, inoltre, deve essere continua. Se così non fosse, allora tali percezioni scomparirebbero subito e andrebbero perdute. Allo stesso modo, su un televisore l'immagine appare solo finché si trasmette il segnale.

Allora, chi fa la nostra anima, che osserva continuamente le stelle, la Terra, le piante, la gente, il nostro corpo e tutto ciò che cade sotto lo sguardo?

È del tutto evidente che esiste un supremo Creatore, Che ha creato l'intero universo materiale, e Che continua la Sua creazione incessantemente. Poiché Egli mostra un'opera talmente magnifica, è sicuramente dotato di un potere e di una forza eterni.

Questo Creatore rende noto a noi Sé stesso, l’universo e il motivo della nostra esistenza attraverso il libro Che ha fatto scendere su di noi.

Egli è Dio e il Suo Libro è il Corano.

Il fatto che i cieli e la Terra, ovverosia l'universo, non sono stabili. La loro presenza è resa possibile solo dalla creazione di Dio e scompariranno quando Egli decreterà fine di questa creazione. Ciò viene rivelato come segue in un versetto:

Dio trattiene i cieli e la terra affinché non sprofondino, ché, se sprofondassero, nessuno li potrebbe trattenere all'infuori di Lui. In verità Egli è Magnanimo, Perdonatore (Corano XXXV, 41).

Questo versetto descrive come l’universo materiale viene mantenuto sotto la potenza di Dio. Dio ha creato l’universo, la Terra, le montagne, e tutte le cose viventi e non viventi, e le conserva tutte sotto la sua potenza in ogni momento. Dio manifesta il suo nome di al-Khaliq in questo universo materiale. Dio al-Khaliq, in altre parole il Creatore di tutte le cose, colui che crea dal nulla. Questo mostra come ci sia un universo materiale, fuori dalla nostra mente, consistente di entità create da Dio. Tuttavia, in forma di miracolo e di manifestazione della natura superiore della Sua creazione e della Sua onniscienza, Dio ci mostra l’universo materiale sotto forma di un’“illusione”, “ombra” o “immagine”.  In conseguenza della perfezione nella Sua creazione, gli esseri umani non possono mai percepire il mondo al di fuori delle proprie menti. Soltanto Dio conosce il vero universo materiale.

Un’altra interpretazione del verso riportato sopra è che Dio mantiene costantemente le immagini che le persone vedono dell’universo materiale (Dio lo conosce al meglio). Se Dio non volesse mostrare alle nostre menti le immagini dell’universo materiale, l’intero universo per noi cesserebbe di esistere e noi non potremmo mai accedervi.

Il fatto che noi non possiamo entrare in contatto diretto con l’universo materiale risponde anche alla domanda su “dove è Dio?”, che preoccupa così tante persone.

Come è stato menzionato all’inizio, molti non riescono a comprendere la potenza di Dio, e quindi lo immaginano come presente da qualche parte nei cieli e senza intervenire realmente nelle questioni terrene (Dio è sicuramente al di sopra di esse). Questa logica si basa sull’assunzione che l’universo sia un insieme di materia e che Dio sia “al di fuori” dal mondo materiale.

Tuttavia, come noi non possiamo mai accedere all’universo materiale, nemmeno possiamo avere  conoscenza piena della sua vera essenza. Tutto ciò che conosciamo è  l’esistenza del Creatore Che ha portato tutte queste cose all’esistenza -in altri termini, Dio. Per esprimere questa verità, grandi sapienti islamici come l’Imam Rabbani hanno detto che l’unico essere assoluto è Dio; e che tutto il resto, tranne Lui, sono entità-ombra.

Questo perché il mondo che vediamo è interamente nelle nostre menti, e  fare esperienza diretta della sua controparte nel mondo reale è completamente impossibile.

Stando così le cose, sarebbe sbagliato immaginare che Dio sia “fuori” da un universo materiale al quale non possiamo accedere.

Dio è sicuramente “dappertutto” e tutto comprende. Questa verità è enunciata nel Corano come segue:

Il Suo Trono è più vasto dei cieli e della terra, e custodirli non Gli costa sforzo alcuno. Egli è l'Altissimo, l'Immenso (Corano, 255).

Non è forse vero che dubitano dell'incontro con il loro Signore, mentre  in verità Egli abbraccia ogni cosa? (Corano XLI, 54).

Che Dio non sia delimitato dallo spazio e che circondi tutto è affermato in un altro versetto:

A Dio appartengono l'Oriente e l'Occidente. Ovunque vi volgiate, ivi è il Volto di Dio. Dio è Immenso, Sapiente (Corano II, 115).

Gli esseri materiali non possono vedere Dio; ma Egli vede la materia che ha creato in tutte le sue forme. Nel Corano ciò è esposto con queste parole: "Gli sguardi non Lo raggiungono, ma Egli raggiunge tutti gli sguardi" (Corano VI, 103). Ovverosia, noi non possiamo percepire l'esistenza di Dio con i nostri occhi, ma Egli comprende interamente il nostro interno ed esterno, i nostri sguardi e i nostri pensieri. Noi non possiamo pronunciare una sola parola, né fare un respiro di cui Egli non sia a conoscenza.


Il cervello è un ammasso di cellule costituite da proteine e da molecole di grassi. È formato da cellule nervose dette neuroni. Non c'è alcun potere in questo pezzo di carne per osservare immagini, formare la coscienza o creare l'essere che noi chiamiamo "io". Da questo si può vedere chiaramente l'esistenza dell'anima.

Nel corso della vita, mentre contempliamo queste percezioni sensoriali che presumiamo siano il “mondo esterno”, l'essere che ci è più vicino è Dio stesso. Il segreto del seguente versetto è celato in questa realtà: "In verità siamo stati Noi ad aver creato l'uomo e conosciamo ciò che gli sussurra l'animo suo. Noi siamo a lui vicini più della sua vena giugulare." (Corano L, 16) Quando si pensa che il proprio corpo è costituito di materia, non è possibile comprendere questo fatto importante. Se si identifica il cervello con "se stessi", ciò che considera il “mondo esterno” inzierà a una distanza di circa 20 o 30 centimetri. Ma quando si comprende che tutto ciò a cui pensa come materia è in realtà solo una percezione nella sua mente, ogni nozione di esteriore, interiore, vicino o lontano perde di significato. Dio avvolge tutto ed è "infinitamente vicino".

Dio rende noto agli uomini che Egli è infinitamente vicino ad essi: "Quando i miei servi ti chiedono di Me, ebbene Io sono vicino!" (Corano II, 186). A ciò fa riferimento un altro versetto: "In verità il tuo Signore circonderà gli uomini" (Corano XVII, 60).

L'uomo è sviato se pensa che l'essere a lui più vicino sia se stesso. Dio, in verità, è ancora più vicino a noi di noi stessi. Egli ha richiamato la nostra attenzione su questo punto nel versetto: "Perché mai, quando [l'anima] risale alla gola sotto i vostri occhi e Noi gli siamo più vicini, ma non ve ne accorgete" (Corano LVI, 83-85). Gli uomini, però, vivono inconsapevoli di tale fatto fenomenale in quanto non lo vedono con i loro occhi, come ci rivela questo versetto.

D'altra parte, è impossibile per l'uomo, che non è altro che un essere d’ombra, come disse Imam Rabbani, avere un potere indipendenti da Dio. Il versetto: "Mentre è Dio che ha creato voi e ciò che fabbricate" (Corano XXXVII, 96) mostra che tutto ciò che sperimentiamo avviene sotto il Suo controllo. Nel Corano, questa realtà è menzionata nel versetto: "Quando tiravi non eri tu a farlo, ma Dio" (Corano VIII, 17) con cui si mette in rilievo il fatto che nessun atto è indipendente da Dio. Poiché noi esseri umani siamo esseri d’ombra, non possiamo essere noi a compiere alcun atto. Ma Dio conferisce a noi, esseri d’ombra, la sensazione di agire per conto nostro. In realtà, è Dio che compie tutte le azioni.

Una persona può rifiutarsi di accettare tale realtà e può pensare di essere indipendente da Dio; ma ciò non cambia niente.

Tutto ciò che si possiede è intrinsecamente illusorio

E’ chiaro, scientifico e logico che non siamo in contatto diretto con il “mondo esterno”, soltanto con una sua copia che Dio presenta perpetuamente alla nostra anima. La gente, tuttavia, non ci pensa volentieri.


Se si medita profondamente tutto quello che è stato detto qui, ci si renderà subito conto da soli di questa stupefacente, straordinaria situazione. Il mondo è una sfera creata solamente per mettere l'uomo alla prova. Nella loro breve vita, le persone sono messe alla prova con percezioni che sono descritte come particolarmente decorative e attraenti. Ma non possono mai fare esperienza della vera, originale fonte di queste percezioni.

 

Se considerate questo problema con sincerità e coraggio, comprenderete presto che la vostra casa, i mobili, l'automobile, l'ufficio, i gioielli, il conto in banca, il guardaroba, la sposa o lo sposo, i figli, i colleghi e tutto quanto si possiede risiedono nella vostra mente. Tutto ciò che vedete attorno a voi, che ascoltate o odorate –in breve, che percepite  con i vostri cinque sensi – fa parte di questo “mondo copia”; compresa la voce del cantante preferito, la durezza della sedia su cui vi sedete, un profumo gradevole, il sole che riscalda, un fiore dai mille colori, un uccello che vola di fronte alla finestra, un battello che procede con lentezza sull'acqua, il vostro giardino fertile, il computer sul quale lavorate, lo stereo con la tecnologia più avanzata...

Questa è la realtà, perché il mondo è creato solo per mettere alla prova l'uomo. Tutti noi, nelle nostre vite limitate, siamo messi alla prova con percezioni, alla cui fonte originaria non possiamo mai arrivare, che ci vengono o intenzionalmente presentate in forme attraenti e seducenti, come è affermato nel Corano:

Abbiamo abbellito, agli [occhi degli] degli uomini, le cose che essi desiderano: le donne, i figli, i tesori accumulati d'oro e d'argento, i cavalli marchiati, il bestiame e i campi coltivati; tutto ciò è solo godimento temporaneo della vita terrena, mentre verso Dio è il miglior ritorno (Corano III, 14).

I più gettano via la loro religione per le lusinghe della proprietà, della ricchezza, dell'accumulazione di oro e argento, dei gioielli, dei conti bancari, delle carte di credito, dei vestiti di alta moda, delle auto di ultimo modello, ovverosia di tutte quelle forme di prosperità che già possiedono o si sforzano di possedere. Si concentrano solo su questo mondo, dimentichi dell'altro. Essi sono ingannati dal volto "bello e allettante" della vita di questo mondo, abbandonano quindi la preghiera, la carità verso i poveri e tutto ciò che li farà prosperare nell'al di là. Trovano scuse, dicendo “ho da fare”, “ho miei ideali”, “ho le mie responsabilità”, “non ho tempo”, “ho cose da portare a termine”, “in futuro forse…”.  Consumano le loro vite nel tentativo di ottenere il successo solo in questo mondo. Questo errore viene descritto nel versetto: "essi conoscono [solo] l'apparenza della vita terrena e non si curano affatto dell'altra vita" (Corano XXX, 7).

La realtà di cui si parla in questo capitolo riveste grande importanza in quanto mostra l'insignificanza di ogni concupiscenza. Verificarne la realtà permette di comprendere che tutto quanto gli uomini bramano di possedere, la ricchezza frutto dell'avidità, i figli di cui si vantano, le spose che ritengono le persone più vicine, gli amici più intimi, il loro corpo, il loro rango sociale, le scuole che hanno frequentato, le vacanze che hanno trascorso non sono altro che mere illusioni. Perciò, tutti gli sforzi fatti, il tempo speso e l'avidità a cui si è soggiaciuto si sono dimostrati vani.

Molte persone ingannano inconsapevolmente se stesse vantandosi delle loro ricchezze e proprietà o dei loro "yacht, elicotteri, aziende, ville e terreni" come se potessero avere contatto diretto con i loro possedimenti originali. Quegli uomini benestanti, che bighellonano con ostentazione nei loro yacht, mettono in mostra le loro automobili, accennano alla loro ricchezza, credono che la loro posizione li elevi al di sopra degli altri. In che stato si troverebbero, se si rendessero conto che si stanno vantando semplicemente di immagini nelle loro menti?

In molti dei loro sogni, infatti, si trovano proprietari di grandi case, di automobili veloci, di preziosissimi gioielli, di mazzi di banconote e di ingenti quantità di oro e argento. Sognano inoltre di occupare posizioni di alto profilo, di possedere fabbriche con migliaia di dipendenti, di esercitare potere su migliaia di persone, di indossare vestiti tali da indurre ammirazione in tutti. Ma proprio come chi mena vanto di ciò che possiede in sogno si copre di ridicolo, lo stesso dovrebbe verificarsi per le immagini che appaiono in questo mondo. Infatti, sia ciò che si percepisce nei sogni che quanto si attribuisce a questo mondo non è altro che una semplice immagine mentale.

Quando si rendono conto di questa realtà, gli uomini dovrebbero parimenti provare vergogna del modo in cui reagiscono agli eventi che sperimentano in questo mondo. Coloro che lottano furiosamente tra loro, che imbrogliano, che prendono tangenti, che ingannano, che custodiscono bramosamente il loro denaro, che si comportano ingiustamente nei confronti degli altri, che commettono violenza e maledicono, che sono schiavi di passione per cariche e onorificenze, che invidiano, che si pavoneggiano, che esaltano sopra gli altri – tutti costoro saranno umiliati quando comprenderanno di avere compiuto tutte queste azioni in un’illusione.

Poiché è Dio Colui Che crea l’intero universo e lo rivela a ciascun essere umano individualmente, Egli solo è l'unico Possessore di ogni cosa nel mondo, come è rivelato nel Corano:

Appartiene a Dio tutto quello che c'è nei cieli e tutto quello che c'è sulla Terra. Dio abbraccia [nella Sua scienza] tutte le cose (Corano IV, 126).

È una grande follia abbandonare la religione in cambio di passioni immaginarie il cui oggetto originale resta inarrivabile, privandosi così della vita eterna.

A questo punto, è importante capire che la verità che stiamo considerano non significa che tutte le proprietà, le ricchezze, i figli, i coniugi, il rango, la posizione che si possiede o si desidera scompariranno nel futuro, e sono quindi privi di senso. Piuttosto, vuol dire che in realtà, la gente non ha contatto diretto con ciò che posside. Si tratta semplicemente di percezioni che osservano dentro i loro cervelli, costituite da immagini che Dio manda loro come prova. Come è evidente, intercorre un'enorme differenza tra queste due proposizioni.

Anche se qualcuno potrebbe non voler riconoscere subito questo fatto e preferirebbe ingannarsi fingendo che tutto ciò che possiede esiste realmente, egli deve alla fine morire. Quando verrà fatto risorgere nell’aldilà, tutto diventerà chiaro e "la tua vista sarà acuta" (Corano L, 22). Quel giorno, sarà in grado di vedere tutto in maniera molto più chiara. Nondimeno, se ha speso la propria vita a perseguire obiettivi immaginari, desidererà di non aver mai vissuto e si dirà: "Ahimè, quanto vorrei che essa (la morte) fosse stata definitiva! Quel che possedevo non mi ha giovato affatto! Ho perso il mio potere" (Corano LXIX, 27-29). Un uomo saggio, d'altra parte, dovrebbe tentare di comprendere la grande realtà dell'universo già in questo mondo, mentre ha ancora tempo. Altrimenti, è destinato a consumare tutta la sua vita inseguendo dei sogni per trovarsi infine a dover pagare un prezzo molto alto. Nel Corano viene menzionato lo stato finale di coloro che perseguono delle illusioni (o dei miraggi) in questo mondo, dimentichi Dio, il nostro Creatore:

Quanto a coloro che sono miscredenti, le loro opere sono come un miraggio in una piana desertica che l'assetato scambia per acqua, e poi, quando vi giunge, non trova nulla; anzi, nei pressi trova Dio che gli salda il conto. Dio è rapido al conto (Corano XXIV, 39).

Mancanze logiche dei materialisti

Fin dall’inizio, in questo capitolo si è chiaramente affermato che la materia non è assoluta, come dichiarano i materialisti, ma è piuttosto un’ombra che Dio crea dal nulla e la cui essenza originale non possiamo raggiungere. In modo estremamente dogmatico, i materialisti contrastano questa evidente realtà che distrugge la loro filosofia, e per confutarla portano avanti delle repliche infondate.

George Politzer, per esempio, acceso marxista e uno dei maggiori sostenitori della filosofia materialista nel ventesimo secolo, portò “l’esempio dell’autobus” come massima prova che si possa raggiungere l’essenza della materia. Secondo Politzer, perfino i filosofi idealisti corrono via quando vedono un autobus che sta per investirli, e questo dimostrerebbe che anche loro riconoscono la realtà della materia. 198

Samuel Johnson, un altro famoso materialista, si sentì dire che non si può raggiungere la realtà essenziale della materia, e tentò di “dimostrare” che invece egli poteva venire in contatto con l’essenza dei sassi, colpendone uno con un calcio.199

Un simile esempio venne addotto da Friedrich Engels, il mentore di Politzer e il fondatore insieme a Marx del materialismo dialettico, il quale scrisse che "se le torte che mangiamo fossero mere percezioni, non sazierebbero la nostra fame".200

Ci sono esempi simili nei libri di famosi materialisti, come Marx, Engels, Lenin e altri, assieme a  sentenze impetuose, quali "si comprende l'esistenza della materia quando si riceve uno schiaffo in faccia".

La comprensione disordinata che genera simili esempi sorge dalla maniera in cui i materialisti interpretano l’espressione, “noi non possiamo arrivare all’originale della materia” come se coinvolgesse solo il senso della vista. Credono che la percezione sia limitata alla vista e che il tatto ci possa portare direttamente all’essenza della materia. Qualora un autobus investa un uomo, essi affermeranno: "Guarda, lo ha colpito! Allora si è confrontato con l’originale". Ciò che essi non intendono è che tutte le percezioni sperimentate durante l'incidente, quali la durezza del metallo,la forza della collisione e il dolore si formano in realtà nel cervello.

L'esempio dei sogni

Da qualunque dei cinque sensi decidiamo di partire, non possiamo mai effettivamente raggiungere l’originale del mondo che esiste all’esterno. Una prova significativa di ciò è il modo in cui ci immaginiamo l’esistenza di cose che in realtà non esistono nei nostri sogni. Nei sogni, possiamo  sperimentare eventi molto realistici. Possiamo rotolare dalle scale e romperci una gamba, possiamo avere un serio incidente automobilistico, essere travolto da un autobus o mangiare una torta e sentirci sazi. Eventi simili a ciò che accade nella vita quotidiana si ripresentano nei sogni con una forza di persuasione tale da suscitare in noi le stesse emozioni.

Una persona che sogna di essere stata travolta da un autobus può, nel corso del sogno stesso, aprire gli occhi in un ospedale e comprendere di essere invalida. Eppure sarebbe solo un sogno. Può sognare inoltre di morire in un incidente stradale, di incontrare gli angeli della morte e di essere trasportata nell'al di là.

Si percepiscono molto chiaramente le immagini, i suoni, il senso di durezza, il dolore, la luce, i colori e tutte le sensazioni proprie dell'esperienza che vive in sogno. Tali percezioni sono naturali come quelle della "vita reale". La torta che mangia in sogno lo sazia, sebbene sia una mera percezione, in quanto sentirsi sazi è una percezione essa stessa. In quel momento, però, questa persona giace nel letto. Non vi sono scale, non vi è traffico, non vi sono autobus, non vi sono torte, perché il sognatore sperimenta percezioni e sentimenti che non esistono nel mondo esterno. Il fatto che nel corso dell'attività onirica sperimentiamo, vediamo e proviamo eventi che non hanno alcun correlato fisico nel "mondo esteriore", rivela molto chiaramente come il “mondo là fuori” sia uno di cui non potremo mai conoscere la vera essenza. Possiamo imparare la vera natura di quel mondo solo dalle rivelazioni di Dio Onnipotente, Che lo ha creato.

Coloro che credono nella filosofia materialistica, in particolare i marxisti, si irritano quando vengono informati di questa realtà. Citano esempi tratti dai ragionamenti superficiali e ignoranti di Marx, Engels o Lenin oppure rilasciano dichiarazioni basate sull'emotività.

Essi dovrebbero pensare, nondimeno, che possono anche fare queste dichiarazioni in sogno. Possono sognare di leggere Il Capitale, di partecipare ai raduni e persino sperimentare il dolore di trovarsi coinvolti in una rissa. Quando, nel corso dell'attività onirica, gli verranno poste delle domande, essi penseranno che anche ciò che "vedono sia la realtà assoluta", proprio come presumono che tutto ciò che vedono mentre sono svegli sia assolutamente reale. Ma dovrebbero sapere che tutto ciò che sperimentano, sia esso in sogno o nella vita quotidiana,  è costituito soltanto da percezioni, alla cui “vera” sorgente non potranno mai pervenire.

L'esempio della connessione dei nervi in parallelo

Consideriamo l'esempio dell'incidente automobilistico proposto da Politzer: se si connettessero i nervi che collegano i cinque sensi al cervello della vittima ferita di quell’incidente a quelli di un'altra persona, ad esempio lo stesso Politzer, per mezzo di una congiunzione parallela, nel momento dell'urto anche quest'ultimo sarebbe colpito, per quanto comodamente seduto in casa sua. Ovverosia, tutto quanto provato dalla vittima dell'incidente sarebbe sperimentato da Politzer, come l'ascolto di una stessa canzone da due differenti altoparlanti collegati ad un unico trasmettitore. Politzer udirebbe il rumore dei freni dell'autobus, sentirebbe l'urto contro il suo corpo, vedrebbe l'immagine di un braccio rotto e del sangue, soffrirebbe per il dolore della frattura, sperimenterebbe l'ingresso nella camera operatoria, la rigidezza dell'ingessatura e la debolezza del suo braccio mentre guarisce.

Ogni persona collegata in parallelo ai nervi dell'uomo vivrebbe la stessa esperienza dell'incidente dall'inizio alla fine, proprio come Politzer. Se la vittima dell'incidente fosse caduta in coma, ciò sarebbe stato condiviso da tutti gli altri. Inoltre, se tutte le percezioni dell'incidente fossero registrate con un dispositivo e fossero poi trasmesse ripetutamente a un'altra persona, l'autobus colpirebbe quest'ultima molte volte.

In tal caso, quale dei due autobus sarebbe quello reale? A questa domanda i filosofi materialisti non possono rispondere in maniera coerente. La risposta esatta sarebbe che tutti sperimentano l'incidente in tutti i suoi dettagli nella loro mente.

Lo stesso principio può essere applicato ai nostri altri esempi. Se i nervi sensori di Engels, che ha provato un senso di sazietà dopo aver mangiato la torta, fossero connessi in parallelo al cervello di un'altra persona, questa si sentirebbe piena come Engels. Se i nervi del materialista Johnson, che ha provato dolore al piede dopo avere calciato un sasso, fossero collegati ad un altro, anche quest'ultimo sentirebbe se stesso che prende a calci lo stesso sasso e proverebbe lo stesso dolore.

Così, quale torta è quella vera? Anche in questo caso la filosofia materialista è incapace di fornire la risposta adeguata, ovverosia, sia Engels che l'altro hanno mangiato la torta e si sono saziati nella loro mente; sia Johnson che la seconda persona hanno avuto una totale esperienza del calcio alla pietra nella loro mente.

Facciamo uno scambio nel nostro esempio precedente: connettiamo i nervi dell'uomo colpito dall'autobus al cervello di Politzer e i nervi di quest'ultimo, che siede pacificamente in casa, a quelli della vittima dell'incidente. In questo caso, Politzer penserà che un autobus lo abbia colpito; l'altro, invece, non proverà mai l'impatto dell'incidente e penserà di essere seduto in casa di Politzer. La stessa logica può essere applicata agli esempi della torta e della pietra.

Tutto ciò rivela quanto sia dogmatico in realtà il materialismo. La sua filosofia si fonda sull’assunto che nulla esiste tranne la materia. In realtà, però, nessuno può mai sperimentare un contatto diretto con la materia, e quindi avere ragione nel dire che tutto consiste di materia. L’universo che noi contattiamo è l’universo che percepiamo nelle nostre menti. Il famoso filosofo britannico David Hume ha scritto a tale proposito:

Da parte mai, quando penetro più intimamente in ciò che chiamo "me stesso", mi imbatto sempre in una percezione specifica concernente il freddo o il caldo, la luce o l'ombra, l'amore o l'odio, il dolore o il piacere. Non riesco mai a cogliere me stesso in un qualunque momento senza di una percezione, e non reiesco mai a osservare alcunché se non una percezione.201

Non possiamo mai uscire da queste percezioni per incontrare la materia "così com’è", quindi è del tutto assurdo costruire una filosofia riguardante la materia come ente assoluto che sperimentiamo direttamente. Come teoria, il materialismo è totalmente privo di fondamento, propria alla radice.

La formazione di percezioni nel cervello non è una realtà filosofica, ma scientifica

I materialisti affermano che quanto è stato sin qui esposto sia un punto di vista filosofico. Ma è un fatto semplice e scientifico, che non possiamo interagire con il mondo “materiale” esterno, ma solo con un modo che si trova dentro il nostro cervello. Non è una questione filosofica. Tutte le scuole mediche insegnano in dettaglio come si formano le immagini e le sensazioni nel cervello. I fatti dimostrati dalla scienza del XX secolo, in particolare dalla fisica, dimostrano chiaramente che noi non possiamo mai arrivare all’originale della materia fisica e che tutti, in un certo senso, contemplano lo "schermo" nel loro cervello.

Chiunque abbia fiducia nella scienza, sia ateo, buddista o appartenente a qualsivoglia credo, deve accettare questo fatto. Un materialista può negare l'esistenza di Dio, ma non questa realtà scientifica.

L'incapacità di Karl Marx, Friederich Engels, George Politzer e di molti altri di comprendere un fatto talmente semplice ed evidente è ancora sorprendente, per quanto il livello di comprensione scientifica e le possibilità del loro tempo fossero primitive e insufficienti. La nostra scienza e tecnologia, estremamente avanzate, rendono ancora più facile capire questo fatto esplicito. I materialisti, d'altra parte, sono paralizzati dalla paura di comprendere, anche in parte, questo fatto e quindi di rendersi conto che demolisce completamente la loro filosofia.

La grande paura dei materialisti


La luce che raggiunge gli occhi viene convertita in segnali elettrici dalle cellule presenti nell'occhio stesso e trasmessa al centro della visione sul retro del cervello. Una "coscienza" all'interno del cervello riceve i segnali elettrici che entrano nel cervello e li percepisce come scenario.
a) SEGNALE ELETTRICO
b) LUCE
c) LA VISIONE DELLO SCENARIO COSTITUITA DA SEGNALI ELETTRICI

Per un certo periodo, non si ebbe alcuna reazione sostanziale da parte dei circoli materialisti turchi contro il tema di questo libro, ovvero, il fatto che la materia sia una semplice percezione. Ciò ha creato in noi l'impressione che quanto affermato non fosse sufficientemente chiaro e che fosse necessaria un'ulteriore spiegazione. Dopo breve tempo, tuttavia, fu evidente che i materialisti provavano un forte disagio di fronte alla popolarità di questo soggetto e ne avevano grande paura.

Iniziarono quindi a esprimere rumorosamente e pubblicamente il loro timore e il loro panico attraverso pubblicazioni, conferenze e discussioni pubbliche. La loro agitazione e disperazione rivela la sofferenza dovuta a una grave crisi intellettuale. Il collasso scientifico della teoria dell'evoluzione, la cosiddetta base della loro filosofia scientifica, ha già provocato un grave shock in loro. Poi hanno iniziato subirne uno ancora più grave, comprendendo che stavano perdendo la loro fede nella stessa supremazia assoluta della materia, la quale rappresenta un sostegno ben più importante del darwinismo. Hanno dichiarato che per loro, la qutione costituisce una “tremenda minaccia” che  "distrugge totalmente la loro struttura culturale".

Tra coloro che con maggior evidenza hanno espresso questa ansietà e panico provati dai circoli materialisti si deve ricordare Renan Pekünlü, noto accademico e autore di numerosi articoli su Bilim ve Ütopya (Scienza e utopia), un periodico che si è assunto il compito di difendere il materialismo. Sia nei suoi articoli che in numerose discussioni pubbliche Pekünlü ha presentato il nostro libro L'inganno dell'evoluzione come la "minaccia" principale. Ciò che più lo ha disturbato non sono stati tanto i capitoli dedicati alla confutazione del darwinismo, ma la parte che ora state leggendo. Pekünlü ha ammonito i suoi quattro lettori "non lasciarsi sviare dall'indottrinamento dell'idealismo e di mantenere la propria fede nel materialismo", prendendo a modello Vladimir I. Lenin, il leader della sanguinosa rivoluzione russa. Invitando tutti a leggere il libro di Lenin, scritto un secolo fa e intitolato Materialismo e empiriocriticismo, Pekünlü non ha fatto altro che ripetere il consiglio di Lenin: "non pensate oltre a questo problema, altrimenti perderete le tracce del materialismo e sarete trascinati via dalla religione". In un articolo pubblicato sulla suddetta rivista, Pekünlü ha citato le seguenti parole di Lenin:

Dal momento che negate la realtà obiettiva che ci è data dalla sensazione, perdete ogni arma contro il fideismo (l’affidamento alla sola fede), poiché siete già scivolati nell'agnosticismo o nel soggettivismo; e al fideismo non occorre altro... Se ti lasci prendere un dito, ti prenderanno tutta la mano. E i nostri machisti (i seguaci del machismo, una filosofia positivista moderna) si sono lasciati prendere dall'idealismo, cioè dal fideismo attenuato, affinato, dal momento che hanno considerato la "sensazione" non come un'immagine del mondo esterno, ma come un elemento particolare. Sensazioni di nessuno, psiche di nessuno, spirito di nessuno, volontà di nessuno. 202

Queste parole dimostrano esplicitamente che quanto Lenin comprese con preoccupazione e volle eliminare dalla sua mente e da quella dei suoi "compagni" disturba parimenti i materialisti contemporanei. Pekünlü e gli altri materialisti, tuttavia, sono ancora più a disagio, in quanto sono consci del fatto che questa realtà viene ora presentata in maniera molto più esplicita, certa e convincente di cento anni fa. Per la prima volta nella storia, tale teoria è stata spiegata in modo così inconfutabile.

Eppure un gran numero di scienziati materialisti continua a prendere una posizione molto superficiale nei confronti del fatto che non si può raggiungere la materia in sé. Il tema illustrato in questo capitolo è uno tra i più importanti e entusiasmanti che si possano incontrare. E’ improbabile che questi scienziati abbiano affrontato prima un argomento talmente cruciale, ma le reazioni di questi scienziati  e le posizioni che prendono nei loro discorsi e nei loro articoli indicano quanto sia superficiale la loro comprensione.

Le reazioni di alcuni materialisti indicano che la loro cieca adesione al materialismo ha provocato un danno alla loro logica e per questa ragione sono molto distanti dalla comprensione di questo argomento. Per esempio, Alaeddin Şenel, come Renan Pekünlü, accademico e scrittore per Bilim ve Ütopya, dicendola detto: "Dimenticate il fallimento del darwinismo, l'argomento veramente minaccioso è questo", e avanzando richieste del tipo: "provate ciò che dite!", intuendo la mancanza di basi della sua stessa filosofia. Di maggior interesse è il fatto che gli scritti di questo autore rivelano la sua incapacità di comprendere ciò che egli considera una minaccia.

A riprova, in un articolo dedicato all'esclusiva discussione di questo argomento, Şenel ammette che il cervello percepisce il mondo esteriore sotto forma d'immagine; nondimeno, egli prosegue affermando che le immagini sono divise in due categorie: quelle che hanno correlati fisici e quelle che non le hanno; e dice che possiamo davvero raggiungere i correlati fisici delle immagini che appartengono al mondo esterno. Per sostenere la sua affermazione, egli scrive: "Non so se le immagini nel mio cervello abbiano correlati esterni oppure no, ma la stessa cosa accade quando parlo al telefono. In questo caso, non vedo la persona con cui sto parlando, tuttavia la mia conversazione può essere confermata più tardi, nel momento in cui incontro il mio interlocutore di persona."203

Ciò che intende veramente dire è che, se dubitiamo delle nostre percezioni, ci possiamo rivolgere alla loro origine e verificarne realtà". Ciò è, tuttavia, un'evidente errore d'interpretazione, in quanto è per noi impossibile pervenire alla materia stessa. Non possiamo mai uscire dalle nostre menti per raggiungere ciò che si trova "all'esterno". La voce al telefono ha un correlato obiettivo o no? Possiamo confermarlo, incontrando la persona con cui abbiamo parlato  al telefono. Nondimeno, tale dimostrazione è anch’essa sperimentata nella mente!

In realtà, questi autori vivono gli stessi eventi anche in sogno. Per esempio, Şenel può sognare di parlare al telefono e poi può farsi confermare la telefonata dal suo interlocutore. Oppure Pekünlü potrebbe sognare di fronteggiare una "seria minaccia" e di consigliare alla gente di leggere un libro di Lenin risalente a un secolo fa. Nondimeno, indipendentemente dalla loro volontà, questi materialisti non potranno mai negare il fatto che gli eventi di cui sono stati protagonisti e le persone con le quali hanno parlato nel corso dei loro sogni non sono altro che percezioni per loro.

Chi, dunque, potrà confermare i correlati delle immagini nel cervello? Gli esseri-ombra che la gente vede nei loro centri della vista? I materialisti non sono in grado di trovare una fonte d'informazione “esterna” che possa confermare le informazioni all'esterno del cervello.

Se qualcuno concede che tutte le immagini si formino nel cervello, ma continua a presumere che sia possibile "uscire" da esso ottenendo in tal modo delle conferme dal mondo esterno, ecco, questo rivela il fatto che la capacità percettiva della persona è limitata e che la sua ragione è distorta.

Nondimeno, i fatti descritti qui possono essere facilmente intesi da una persona dotata di un normale livello di comprensione e ragionamento. Chiunque sia libero da pregiudizi sa, in relazione a tutto quanto si è detto, che non è possibile raggiungere il mondo esterno per mezzo dei sensi. Appare quindi chiaro che la cieca adesione al materialismo altera la facoltà raziocinativa degli uomini. I materialisti contemporanei commettono gravi errori di logica proprio come i loro mentori, i quali tentarono di "provare" di poter raggiungere l’originale della materia prendendo a calci i sassi o mangiando torte.

Questa non è una situazione straordinaria. L'incapacità a intendere, cioè interpretare il mondo e gli eventi con un ragionamento decente, è un tratto comune a tutti i miscredenti. Nel Corano, Dio in particolare dice che essi sono "gente che non comprende" (Corano V, 58).

I materialisti sono caduti nella più grande trappola della storia

L'atmosfera di panico che pervade i circoli materialisti in Turchia, di cui abbiamo menzionato solo pochi esempi, mostra come essi paventino una sconfitta totale. La scienza moderna ha dimostrato che noi non possiamo pervenire all’originale della materia e questo si può dire in maniera molto chiara, semplice e diretta. I materialisti vedono che il mondo materiale, su cui basano tutta la loro filosofia,  si trova oltre una frontiera percettiva che loro non potranno mai varcare. Davanti a ciò, non c’è nulla che possano fare. Nel corso della storia dell'umanità il pensiero materialista è sempre esistito. Sicuri di se stessi e della filosofia, i materialisti si sono ribellati contro Dio Che li aveva creati. Hanno sostenuto che la materia era eterna, e che non poteva affatto avere un Creatore. Mentre a causa della loro arroganza negavano Dio, trovavano ricetto nella solo  materia, con cui sostenevano di essere a diretto contatto. Così sicuri erano di questa filosofia, che credevano che nessun argomento lo avrebbe mai potuto smentire.

Questa è la ragione per cui i fatti detti in questo libro in riferimento alla vera natura della materia ha così sorpreso questa gente. Ciò che abbiamo detto distrugge le basi stesse della loro filosofia e non lascia spazio ad alcuna discussione. La materia, sulla quale essi fondano il loro pensiero, la loro vita, la loro arroganza e il loro rifiuto, scompare d'improvviso. Nessun essere umano ha mai visto la materia come “realmente” è, quindi non vi si può basare alcuna filosofia.

Uno degli attributi di Dio è il Suo complottare contro i miscredenti, come è espresso nel versetto: "Essi tramavano intrighi e Dio tesseva strategie. Dio è il migliore degli strateghi" (Corano VIII, 30).

Dio ha intrappolato i materialisti facendogli credere che la materia abbia un’esistena assoluta e in tal modo li ha umiliati in una maniera mai vista prima. I materialisti pensano che quanto possiedono, il loro status, la loro posizione, la società a cui appartengono, il mondo intero siano assoluti. Inoltre, appoggiandosi a tali cose, sono diventati arroganti verso Dio.  Si sono ribellati contro di Lui a causa della loro vanagloria e hanno accresciuto la loro miscredenza. Facendo così, si sono affidati a una totale convinzione nella natura assoluta della materia. Eppure, la loro capacità intellettiva è così scarsa che non arrivano neppure a pensare che Dio li circonda da ogni parte. Dio annuncia lo stato a cui i miscredenti sono condotti per la loro stoltezza:

Vogliono tramare un'insidia? Saranno piuttosto i miscredenti ad essere ingannati. (Corano LII, 42).

Questa è probabilmente la loro più grande sconfitta storica. Mentre la loro arroganza aumentava spontaneamente, i materialisti sono stati illusi e hanno subito una grave sconfitta nella guerra contro Dio allevando qualcosa di mostruoso in opposizione a Lui. Il versetto "Così, in ogni città, facemmo capi i suoi peccatori più grandi, affinché ordiscano in essa le loro trame. Ma tramano solo contro loro stessi e non ne sono coscienti" (Corano VI, 123) mostra l'inconsapevolezza di coloro che si rivoltano contro il nostro Creatore e la fine che li aspetta. A ciò fa riferimento anche un altro versetto:

Cercano di ingannare Dio e coloro che credono, ma non ingannano che loro stessi e non se ne accorgono (Corano II, 9).

Mentre i miscredenti tentano di complottare, non comprendono il fatto importantissimo che tutto ciò che sperimentano è in realtà sperimentato nei loro cervelli e tutti i complotti da essi orditi si formano semplicemente nei loro cervelli,  alla stregua di ogni altra loro azione. La follia li ha resi dimentichi di essere soli con Dio e di essere quindi intrappolati all'interno dei loro piani disonesti.

Non meno dei miscredenti del passato, anche i contemporanei devono affrontare una realtà destinata a distruggere dalle fondamenta le loro trame inique. Con il versetto "... deboli sono le astuzie di Satana" (Corano IV, 76), Dio ha affermato che questi complotti sono destinati a fallire sin dal giorno della loro macchinazione, dandone la buona novella ai credenti nel versetto "... i loro inganni non vi procureranno alcun male" (Corano III, 120).

In un altro versetto, Dio dice: "Quanto a coloro che sono miscredenti, le loro opere sono come un miraggio in una piana desertica che l'assetato scambia per acqua e poi, quando vi giunge, non trova nulla;... " (Corano XXIV, 39). Anche il materialismo presenta un miraggio per i ribelli; quando ricorrono al materialismo, scoprono che la sua filosofia non è nulla se non un'illusione. Dio li ha ingannati con tale miraggio, facendo percepire loro la materia come se fosse un assoluto.  Tutti questi "eminenti" professori, astronomi, biologi, fisici e tutti gli altri, indipendentemente dal loro rango, sono ingannati e umiliati, in quanto ergono la materia a loro dio. Fondando la loro filosofia e ideologia sull'assolutezza della materia, alla cui essenza non potranno mai pervenire, si sono lasciati coinvolgere in discussioni serie, adottando un cosiddetto discorso "intellettuale". Si considerano abbastanza saggi da dibattere la verità dell'universo e, cosa ben più rilevante, da interpretare Dio valendosi della loro intelligenza limitata. Dio parla della loro situazione nel versetto seguente:

E [i miscredenti] essono strategie e anche Dio ne tesse. Dio è il migliore degli strateghi (Corano III, 54).

È possibile sfuggire ad alcuni complotti nel mondo; nondimeno, il piano di Dio contro i miscredenti è talmente fermo da non lasciare via di fuga. Indipendentemente da ciò che essi faranno o a chi si appelleranno, non troveranno alcun aiuto all'infuori di Dio. Come Egli ci rende noto nel Libro: "non troveranno, oltre ad Dio, né patrono né alleato" (Corano IV, 173).

I materialisti non si sarebbero mai aspettati di cadere in tale trappola. Avendo a disposizione tutti i mezzi del ventunesimo secolo, hanno creduto di poter avanzare ostinatamente nella loro negazione traendo gente alla miscredenza. La loro perenne mentalità e la fine che li attende sono descritte nel Corano:

Ordirono una trama e Noi ordimmo una trama senza che se ne accorgessero. Guarda cosa ne è stato della loro trama: li facemmo perire insieme con tutto il loro popolo (Corano XXVII, 50-51).

Questo è, in un altro senso, il significato di quanto affermato in questi versetti: i materialisti adesso sentono dire che tutto quanto essi possiedono sta semplicemente dentro i loro cervelli, e così, tutto ciò che possiedono è diventato privo di valore. Nel momento in cui osservano che tutte le loro proprietà, le loro fabbriche, l'oro, i soldi, i figli, i consorti, gli amici, il rango e la posizione, il loro stesso corpo, in altre parole tutto quanto credono che esista, sfugge via dalle loro mani, essi, in un certo qual modo, "periscono". Si trovano faccia a faccia con il fatto che Dio, non la materia, è l’unico assoluto.

Comprendere questa verità è la peggior cosa possibile per i materialisti. La materia in cui hanno riposto tanta fade è separata da loro da una barriera impenetrabile, e ciò equivale, secondo il loro linguaggio, a "morire prima di morire" in questo mondo.

Ciò li lascia in completa solitudine con Dio. Con il versetto "LasciaMi solo con colui che ho creato" (Corano LXXIV, 11) Egli ha richiamato la nostra attenzione sul fatto che ogni essere umano è, in realtà, del tutto solo presso di Lui. Questa verità è richiamata in molti altri versetti:

Siete venuti a Noi da soli, come vi abbiamo creati la prima volta. Quello che vi abbiamo concesso lo avete gettato dietro le spalle... (Corano VI, 94).

E nel Giorno della Resurrezione ognuno si presenterà da solo davanti a Lui (Corano XIX, 95).

Questi versetti possono essere interpretati anche nel modo seguente: coloro che prendono la materia a loro dio provengono da Dio e a Lui ritornano. Essi si sono sottomessi a Dio, volenti o nolenti. Ora attendono il Giorno del Giudizio, nel quale ognuno di essi sarà chiamato a rendere conto. Per quanto si rifiutino di comprenderlo...

L'importanza di questo argomento

E’ della massima importanza comprendere correttamente il segreto che vi è dietro la materia, presentato in questo capitolo. Le montagne, le pianure, i fiori il mare - in breve, qualunque cosa che vediamo, e della cui esistenza Dio ci informa nel Corano e che Egli ha creato dal nulla, è stato creato ed effettivamente esiste. Tuttavia, le persone non possono vedere, sentire o percepire la reale natura di queste entità per mezzo dei propri organi di senso. Quelle che vedono e sentono sono soltanto copie che appaiono nei loro cervelli: questo è un fatto scientifico, insegnato in qualunque corso di medicina. La stessa cosa vale per il libro che state leggendo in questo momento: non potete vedere o toccare la sua reale natura. La luce riflessa dal libro originale è trasformata, da alcune cellule dei vostri occhi, in impulsi elettrici, che vengono quindi inviati al centro della visione nella parte posteriore della vostra testa. E’ lì che viene creata la visione del vostro libro. In altre parole, voi non state leggendo con i vostri occhi un libro che è davanti ai vostri occhi: in realtà, questo libro è creato nel centro visivo del vostro cervello. Il libro che state leggendo è una “copia del libro”, che si trova vostro cervello. Il libro originale è visto da Dio.

Si dovrebbe ricordare, tuttavia, che il fatto che la materia sia un’illusione che si forma nel nostro cervello non “rifiuta” la materia, ma ci dà delle informazioni sulla sua reale natura: che nessuna persona può avere contatto diretto con l’originale. Inoltre, la materia all’esterno è non viene vista soltanto da noi, ma anche da altre creature: gli angeli che Dio ha incaricato di essere, anche loro,  osservatori e testimoni del mondo:

Quando i due che registrano seduti alla sua destra e alla sua sinistra, raccoglieranno [il suo dire], [l'uomo] non pronuncerà nessuna parola senza che presso di lui ci sia un osservatore solerte (Corano L, 17-18).

Sopattutto, Dio vede tutto. Ha creato questo mondo con tutti i suoi dettagli, e lo vede in tutti i suoi stati. Come ci informa nel Corano,
... Temete Allah e sappiate che in verità Egli osserva quello che fate (Corano II, 233).

Di': " Dio è testimone sufficiente tra me e voi".In verità Egli è ben informato e osserva i Suoi servi (Corano XVII, 96).

Non si deve dimenticare che Dio tiene il registro di tutto in un libro chiamato Lawh Mahfuz (la Tavola Preservata). Anche se non vediamo tutte le cose, esse si trovano nel Lawh Mahfuz. Dio rivela che tiene il registro di tutto nella “Madre del Libro” chiamata Lawh Mahfuz, nei seguenti versetti:

Esso è presso di Noi, nella Madre del Libro, sublime e colmo di saggezza (Corano XLIII, 4).

... presso di Noi c'è un Libro che conserva [ogni cosa] (Corano L, 4). 

Non c'è nulla di occulto nel cielo e sulla terra che non sia in un Libro chiarissimo (Corano XXVII, 75).

 
   
    

190 Frederick Vester, Denken, Lernen, Vergessen, vga, 1978, p. 6
191 R.L.Gregory, Eye and Brain: The Psychology of Seeing, Oxford University Press Inc. New York, 1990, p. 9
192 Lincoln Barnett, The Universe and Dr. Einstein (Einstein et l’univers), William Sloane Associate, New York, 1948, p. 20.
193 Orhan Hancerlioglu, Dusunce Tarihi (”La storia del pensiero”), Istanbul: Remzi Bookstore, 6.ed., settembre 1995, p. 447
194 V.I.Lenin, Materialism and Empirio-criticism, Progress Publishers, Moscow, 1970, p. 14
195 Bertrand Russell, ABC of Relativity, George Allen et Unwin, Londres, 1964, pp. 161-162
196 R.L.Gregory, Eye and Brain: The Psychology of Seeing, Oxford University Press Inc. New York, 1990, p. 9

197 Ken Wilber, Holographic Paradigm and Other Paradoxes, p. 20
198 George Politzer, Principes Fondamentaux de Philosophie, Editions Sociales, Paris 1954, p. 53
199 Orhan Hancerlioglu, Dusunce Tarihi ((”La storia del pensiero”), Istanbul : Remzi Bookstore, 6.ed., September 1995, p. 261
200 George Politzer, Principes Fondamentaux de Philosophie, Editions Sociales, Paris 1954, p. 65
201 David Hume, A Treatise of Human Nature, Book I, Section IV: Of Personal Identity
202 Rennan Pekunlu, "Aldatmacanin Evrimsizligi", (Non-Evolution du Mensonge), Bilim ve Utopya, December 1998 (V.I.Lenin, Materialism and Empirio-criticism, Progress Publishers, Moscow, 1970, pp. 334-335)
203 Alaettin Senel, "Evrim Aldatmacasi mi?, Devrin Aldatmacasi mi?",(“L’evoluzion un inganno, o l’inganno dell’epoca?”) , Bilim ve Utopya, December 1998

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