| Conclusioni
L’argomento che abbiamo trattato finora è una delle più grandi
verità di cui leggerete mai in tutta la vostra vita. Dimostrare
che ogni cosa che vediamo e a cui ci riferiamo cole al “mondo materiale” è in
realtà nelle nostre menti, che non possiamo avere esperienza diretta
delle essenze originali esistenti al di fuori, è importante per
la comprensione dell’esistenza di Dio e delle Sue creazioni e per
capire che Egli è l’unico essere assoluto.
La persona che capisce questo, comprenderà che il mondo non è il
tipo di luogo che la maggior parte delle persone immagina. Non
un luogo assoluto con una sua esistenza esteriore, come suppongono quelli
che vagano senza meta per le strade, si battono in risse nei pub, si
mettono in mostra in locali di lusso, si vantano delle loro ricchezze,
o dedicano la propria vita a scopi vacui. Il mondo è un’immagine
che vediamo nel nostro cervello, il cui originale non potremo mai raggiungere.
Tutte le persone descritte sopra hanno queste percezioni nella propria
mente, ma non ne sono consapevoli.
Questo concetto molto importante smantella la filosofia materialista
che nega l’esistenza di Dio. E’ per questo che materialisti
come Marx, Engels, and Lenin andavano nel panico, si infuriavano, e ammonivano
i loro seguaci di “non pensare” a questo concetto, quando
ne sentivano parlare. Alcune persone sono così scarse mentalmente
che non riescono nemmeno a comprendere il fatto che le percezioni si
formano all’interno del cervello. Presumendo che ciò che
vedono nella loro testa sia “il mondo esterno”, non possono
comprendere l’ovvia evidenza del contrario.
Questa mancanza di consapevolezza è il risultato della mancanza
di saggezza che Dio destina ai miscredenti. Come si dice nel Corano,
i miscredenti “hanno cuori che non comprendono, occhi che non vedono
e orecchi che non sentono, sono come bestiame, anzi ancor peggio.Questi
sono gli incuranti [dell’avvertimento]” (Corano VII, 179).
Si può approfondire questo usando il potere della nostra personale
riflessione. Concentrate la vostra attenzione, e riflettete su come vedete
gli oggetti attorno a voi e come sentite il loro contatto. Pensate con
attenzione, e potrete sentire che l’essere che pensa e legge questo
libro in questo momento è solo un’anima, che osserva la
percezione chiamata “materia” su uno schermo interno. Chiunque
riesca a cogliere questo, si è allontanato dal dominio del mondo
materiale che inganna la maggior parte dell’umanità, ed è entrato
nel campo dell’esistenza autentica.
Questa realtà è stata compresa da un certo numero di teologi
o filosofi nel corso della storia. Anche se la concezione della Wahdat
al-Wujûd si è discostata dalla verità, fraintendendo
questa realtà e rifiutando l’esistenza stessa della creazione,
il grande sapiente Imam Rabbani espresse la giusta misura di questo argomento.
Secondo l’Imam Rabbani, tutti gli esseri sono “esseri ombra” rispetto
a Dio.
Intellettuali islamici come l’Imam Rabbani, Muhyiddin Ibn Arabi
e Mevlana Cami compresero questa realtà dalle indicazioni del
Corano e usando la propria ragione. Alcuni filosofi occidentali come
George Berkeley hanno colto la stessa realtà attraverso la ragione.
L’Imam Rabbani scrisse nelle sue Mektubat (Lettere) che l’intero
universo materiale è “un’illusione e una supposizione
(percezione)” e che l’unico essere assoluto è Dio:
“Dio... La sostanza di queste entità che Egli ha creato non è altro
che nullità… Egli ha creato tutto al livello dei sensi e
delle illusioni… l’esistenza dell’universo è nella
sfera dei sensi e delle illusioni, e non è materiale… il
realtà, non vi è nulla all’esterno eccetto l’Essere
Glorioso” (Chi è Dio).204
Il numero di coloro che sono pervenuti a tale comprensione nel corso
della storia è, tuttavia, molto limitato. Grandi sapienti come
Imam Rabbani hanno scritto che sarebbe sconveniente rivelare questo fatto
alle masse, in quanto la maggior parte della gente non sarebbe in grado
di cogliere il significato.
Nell'età in cui viviamo questa conoscenza è stata resa empirica
dal corpo di prove avanzato dalla scienza. Il fatto che l'universo non è assoluto,
e che la nostra conoscenza di esso è estremamente limitata, è stato
descritto in modo chiaro, concreto ed esplicito.
Per questa ragione, il XXI secolo rappresenterà un punto di svolta, dove
la gente in generale comprenderà le realtà divine e sarà condotta
in folla verso Dio, il solo Essere Assoluto. Nel XXI secolo la fede materialistica
del XIX secolo sarà relegata tra i rifiuti della storia, l'esistenza
di Dio e la creazione saranno riconosciute, l’assenza di tempo e di spazio
saranno intese meglio. L'umanità si libererà dai secolari veli,
inganni e superstizioni che ci avvolgono.
Nessun‘ombra potrà impedire questo corso inevitabile.
CAPITOLO 18
LA RELATIVIT DEL TEMPO
E LA REALT DEL DESTINO
Tutto quanto si è detto sopra dimostra che in realtà non
abbiamo alcuno contatto con lo "spazio tridimensionale", e
che viviamo tutta la nostra vita all’interno delle nostre menti.
Asserire il contrario significherebbe professare una fede superstiziosa
lontana dalla ragione e dalla verità scientifica, in quanto non
possiamo in alcun modo ottenere un contatto diretto con l’originale
del mondo.
Questo fatto confuta il primario assunto della filosofia materialistica,
il quale costituisce il fondamento della teoria evoluzionista, ovverosia
che la materia sia assoluta ed eterna. Il secondo assunto della filosofia
materialista è la supposizione che anche il tempo sia assoluto
ed eterno. Come il primo, anche questo è una superstizione.
La percezione del tempo
Ciò che chiamiamo “tempo” è, in realtà,
un metodo con il quale un momento è comparato ad un altro. Ad
esempio, quando una persona colpisce un oggetto, sente un rumore particolare;
quando colpisce lo stesso oggetto cinque minuti dopo, sente di nuovo
un suono. Pensando che vi sia un intervallo tra il primo suono e il secondo,
la persona chiama tale intervallo “tempo”. Tuttavia, nel
momento in cui sente il secondo suono, il primo non è più di
una memoria nella sua mente, un’informazione nella sua immaginazione.
La persona formula la propria percezione del "tempo" comparando
il momento in cui vive con ciò che è contenuto nella sua
memoria. Se tale confronto non avvenisse, non vi potrebbe essere neppure
la percezione del tempo.
Similmente si compie un confronto quando si vede qualcuno entrare in
una camera attraverso la porta e sedersi su una poltrona posta al centro.
Nel momento in cui la persona si siede, le immagini relative a quando
quella persona ha aperto la porta e si è fatta strada fino alla
poltrona sono coordinate come frammenti informazioni nella memoria. La
percezione del tempo avviene quando si compara l'uomo che si siede sulla
poltrona con le altre informazioni che si richiamano.
In breve, il tempo perviene all'esistenza come risultato del confronto
effettuato tra alcune informazioni immagazzinate nel cervello. Se l'uomo
non avesse una memoria, il suo cervello non potrebbe compiere tali interpretazioni
e quindi neppure la percezione del tempo potrebbe formarsi. La ragione
per cui si afferma di avere trent’anni è semplicemente dovuta
al fatto che nella mente si sono accumulate informazioni relative a di
quei trent’ anni. Se la memoria non esistesse, non si penserebbe
all'esistenza di un simile periodo di tempo precedente, in quanto si
farebbe diretta esperienza soltanto del singolo "momento" in
cui si vive.
La spiegazione scientifica dell'atemporalit
Tentiamo di chiarire l'argomento citando le spiegazioni offerte da vari
scienziati e studiosi. Riguardo al tema del flusso a ritroso del tempo,
il noto intellettuale insignito del premio Nobel, il professore di genetica
François Jacob, scrive nel suo libro Le Jeu des Possibles (“Il
gioco dei possibili”):
I film proiettati all'indietro ci permettono di immaginare un mondo
nel quale il tempo fluisca a ritroso. Un mondo in cui la panna si separi
dal caffè e salti fuori dalla tazza per raggiungere la lattiera; un
mondo in cui i raggi di luce siano emessi dai muri per essere raccolti
in una sorgente di luce invece di scaturire da una fonte di luce;
un mondo in cui una pietra raggiunga la palma della mano di un uomo grazie
alla sorprendente cooperazione di innumerevoli gocce d'acqua che le permettano
di emergere d'improvviso. In un mondo in cui il tempo ha caratteristiche
così rovesciate, i processi del nostro cervello e il modo in cui
la memoria coordina le informazioni potrebbero similmente funzionare all'indietro.
Ciò è anche vero per il passato e per il futuro e il mondo
ci apparirebbe esattamente come ci appare ora.205
Ma dal momento che il nostro cervello è abituato a una certa
sequenza di eventi, il mondo non opera secondo le modalità dell'esempio
precedente e noi riteniamo quindi che il tempo fluisca sempre in avanti.
Nondimeno, questa è una decisione presa nel cervello e perciò del
tutto relativa. In verità, non possiamo conoscere se e come il
tempo fluisca. Questo è perché il tempo non è una
realtà assoluta, ma soltanto una forma di percezione.
Che il tempo sia una percezione è un fatto provato anche da Albert Einstein
nella sua teoria della relatività generale. Lincoln Barnett ha scritto
nel suo libro dal titolo The Universe and Dr. Einstein:
Insieme allo spazio assoluto, Einstein scartò anche il concetto
di tempo assoluto –di un costante, invariabile, inesorabile, universale
fluire del tempo, procedente da un passato infinito verso un futuro infinito.
Buona parte dell'oscurità che ha circondato la teoria della relatività deriva
dalla riluttanza dell'uomo a riconoscere che il senso del tempo, come il
senso del colore, è una forma di percezione. Come lo spazio è semplicemente
un ordine possibile di oggetti materiali, così il tempo è un
semplice ordine di eventi. La soggettività del tempo è spiegata
nel modo migliore dalle parole stesse di Einstein: "L'esperienza di
un individuo ci appare ordinata in una serie di eventi, in cui il singolo
evento che ricordiamo si mostra costituito secondo il criterio di un "prima" e
di un "dopo". Esiste, quindi, per l'individuo, un io-tempo,
o tempo soggettivo. Questo è intrinsecamente non misurabile. È senz'altro
possibile associare dei numeri a degli eventi, in modo tale che il numero
più elevato sia associato all'evento più recente piuttosto
che a quello precedente.206
Come scrive Barnett, Einstein ha mostrato che "lo spazio e il tempo
sono forme di intuizione, che non possono essere separate dalla consapevolezza
più di quanto lo possano i nostri concetti di colore, forma o
dimensione." Secondo la teoria della relatività generale "il
tempo non ha un'esistenza indipendente, a parte l'ordine di eventi con
cui lo misuriamo."207

La nostra percezione soggettiva del tempo deriva dal contrasto e dal confronto tra un momento e un altro. Per esempio, immaginiamo che specifici intervalli di tempo passino tra la semina, lo sbocciare del fiore della pianta che ne deriva, il taglio di quei fiori e la loro disposizione in un bouquet - e tutto questo lo chiamiamo tempo. Ma, in realt, il tempo una percezione che deriva dal contrasto tra ci che sta accadendo "in questo momento" e specifici eventi che sono accaduti nel passato. |
Poiché il tempo consiste di percezioni, dipende interamente
da chi percepisce ed è quindi relativo.
La velocità con cui passa il tempo differisce in base ai riferimenti
assunti per misurarlo, in quanto il corpo umano non possiede alcun orologio
naturale che indichi con precisione con che rapidità esso scorra.
Come Barnett ha scritto: "Come non può esistere una cosa
simile al colore senza un occhio che la percepisca, così un istante,
un'ora o un giorno non esistono senza un evento che li contraddistingua."
208

La relativit del tempo chiaramente sperimentata nei sogni. Anche se quello che si percepisce nei sogni sembra durare per ore, in realt dura soltanto pochi minuti o addirittura secondi. |
La relatività del tempo viene chiaramente sperimentata nel corso
dell'attività onirica. Per quanto ciò che percepiamo nei
sogni sembra che duri per ore, in realtà, perdura soltanto pochi
minuti o, spesso, addirittura secondi.
Un esempio ci permetterà di capire meglio. Immaginate di essere
stati messi in una stana con una solo finestra, specificamente progettata.
Ivi restate reclusi per un certo lasso di tempo. Un orologio sulla parete
vi mostra la quantità di tempo trascorsa. Durante questo “tempo”,
dalla finestra potete osservare il sorgere e il calare del sole a determinati
intervalli. Pochi giorni dopo, se vi chiedessero quanto tempo avete trascorso
nella stanza, rispondereste sia sulla base delle informazioni da voi
raccolte consultando l'orologio, sia considerando quante volte il sole
fosse sorto e tramontato. Per esempio, potreste stimare di avervi passato
tre giorni. Nondimeno, se colui che ci avesse chiuso nella stanza vi
dicesse che fossero trascorsi soltanto due giorni e che il ciclo del
sole osservato attraverso la finestra fosse stato prodotto falsamente
e che l'orologio fosse stato regolato in modo tale da scorrere più velocemente,
allora il vostro calcolo sarebbe errato.
Questo esempio drammatizza il fatto che le informazioni di cui disponiamo
sul trascorrere del tempo si basano solo su riferimenti che cambiano
secondo chi percepisce.
La relatività del tempo è un fatto provato anche dalla
metodologia scientifica. La teoria della relatività generale di
Einstein afferma che la velocità del tempo cambia in base alla
velocità dell'oggetto e alla distanza dal centro di gravità.
Con l'aumentare della velocità, il tempo si abbrevia, si comprime
e rallenta a mano a mano che si avvicina al punto di "arresto" completo.
Einstein stesso ha fornito un esempio. Immaginiamo due gemelli, uno
dei quali rimane sulla Terra, mentre l'altro viaggia nello spazio ad
una velocità vicina
a quella della luce. Al suo ritorno, il viaggiatore troverà che
il fratello è invecchiato molto più di lui. La ragione è che
il tempo fluisce molto più lentamente per una persona che viaggia
ad una velocità prossima a quella della luce. Cosa succede a
un padre che viaggia nello spazio e al figlio che resta indietro sulla
Terra? Qualora il padre avesse ventisette anni al momento della sua partenza
e il figlio tre, al suo ritorno, trent'anni dopo in tempo terrestre,
il figlio avrebbe 33 anni ma il padre soltanto 30.209
Tale relatività del tempo non è causata da una riduzione
o accelerazione della velocità degli orologi. È piuttosto
il risultato di differenziati periodi di operazione dell'intero sistema
materiale, fino alla profondità delle particelle sub-atomiche.
In una situazione di tempo stiracchiato, il battito cardiaco, la riproduzione
delle cellule, le funzioni cerebrali operano più lentamente. La
persona vive la sua normale quotidianità senza rendersi conto
del rallentamento del tempo.
La relativit nel Corano

Il tempo dipende interamente da chi lo percepisce. Un periodo di tempo che sembra lungo a una persona pu sembrare breve a un'altra. Per capire chi ha ragione abbiamo bisogno di fonti d'informazione, come orologi e calendari. impossibile giudicare correttamente il tempo senza di essi. |
La conclusione a cui siamo condotti dalle scoperte della scienza moderna è che
il tempo non è un fatto assoluto, come sostenuto dai materialisti,
ma soltanto una percezione relativa. È importante rilevare, inoltre,
che questa realtà, prima di essere scoperta dalla scienza moderna
nel corso del Novecento, fu rivelata al genere umano quattordici secoli
orsono nel Corano, ove sono contenuti numerosi riferimenti alla relatività del
tempo.
Molti versetti del Libro descrivono il tempo come una percezione psicologica
dipendente da eventi, luoghi e condizioni, come dimostra anche la scienza.
Per esempio, tutta la vita di una persona dura un tempo brevissimo, come
ci informa il Corano:
Nel Giorno in cui vi chiamerà, Gli risponderete
lodandoLo e crederete di essere vissuti ben poco (Corano XVII, 52).
Il Giorni in cui li riunirà, sarà come
se fossero rimasti solo un'ora e si riconosceranno tra loro (Corano
X, 45).
In alcuni versetti è detto che gli uomini percepiscono il tempo
in modo differente e che talvolta un breve periodo di tempo può apparire
molto lungo. La seguente conversazione tra diverse persone che attendono
al loro giudizio nell'Al di là offre un buon esempio:
Dirà: "Quanti anni siete rimasti sulla Terra?". Risponderanno: "Siamo
rimasti un giorno, o parte di un giorno. Interroga coloro che tengono
il computo". Dirà: "Davvero siete rimasti ben poco.
Se lo aveste saputo!" (Corano XXIII, 112-114).
Altrove si afferma che il tempo può procedere ad andatura differente
rispetto a situazioni diverse:
Ti chiedono di affrettare il castigo. Giammai
Dio mancherà alla
Sua promessa. Invero un solo giorno presso il tuo Signore vale come mille
anni di quelli che contate (Corano XXII, 47).
Gli angeli e lo Spirito ascendono a Lui in un
giorno la cui durata è di
cinquantamila anni (Corano LXX, 4).
Dal cielo dirige le cose della terra e poi tutto
risalirà a Lui,
in un Giorno che sarà come mille anni del vostro contare (Corano
XXXII, 5).
Questi versetti sono evidenti espressioni della relatività del
tempo. Che la scienza abbia compreso solo recentemente quanto fu comunicato
all'uomo 1.400 anni fa per mezzo del Corano è una prova della
sua rivelazione da parte di Dio, il Quale comprende tutto il tempo e
lo spazio.
La narrazione in molti altri versetti del Corano rivela che il tempo è una
percezione. Ciò è particolarmente evidente nelle storie.
Ad esempio, Dio ha mantenuto i compagni della Caverna, un gruppo di credenti
menzionato nel Corano, in uno stato di sonno profondo per più di
tre secoli. Quando vennero risvegliati, credettero di avere dormito soltanto
per breve tempo, non potendo immaginare quanto si fosse prolungato tale
stato:
Rendemmo sorde le loro orecchie, [rimasero] nella caverna per molti
anni. Li resuscitammo poi, per vedere quale delle due fazioni meglio
computasse il tempo che avevano trascorso (Corano XVIII, 11-12)
Li resuscitammo infine perché si interrogassero a vicenda. Disse
uno di loro: "Quanto tempo siete rimasti?". Dissero: "Siamo
rimasti una giornata o parte di una giornata". Dissero: "Il
vostro Signore sa meglio quanto siete rimasti... (Corano XVIII, 19)
La situazione descritta nel versetto seguente prova che il tempo è in
realtà una percezione psicologica.
O colui che passando presso una città in completa rovina [disse]: "Come
potrà Dio ridarle la vita dopo che è morta?". Dio
allora lo fece morire per cento anni, poi lo resuscitò e gli chiese: "Quanto
[tempo] sei rimasto?". Rispose: "Rimasi un giorno o una parte
di esso". "No, disse Dio, sei rimasto cento anni. Guarda il
tuo cibo e la tua acqua, sono intatti; poi guarda il tuo asino, [Ti mostriamo
tutto ciò] affinché tu divenga un segno per gli uomini.
Guarda come riuniamo le ossa e come le rivestiamo di carne." Davanti
all'evidenza disse: "So che Dio è Onnipotente" (Corano
II, 259).
Quest’ultimo versetto sottolinea che Dio, Che ha creato il tempo,
ne è libero. L'uomo, al contrario, è limitato da esso secondo
l'ordine di Dio. Come è scritto nel versetto, l'uomo non è neppure
capace di conoscere quanto tempo ha dormito. In uno stato simile, affermare
che il tempo è assoluto, come i materialisti, è irragionevole.
Il destino
La variabile relatività del tempo chiarisce una realtà di
estrema importanza. Un periodo di tempo che a noi appare della durata
di miliardi di anni, potrebbe durare soltanto un secondo in un'altra
dimensione. Addirittura, l'intero corso dell'universo, dalla sua nascita
alla sua morte, potrebbe essere inferiore al secondo, un semplice istante
in un’altra dimensione.
Ciò costituisce l'essenza della realtà del destino –un
concetto che è stato frainteso dalla maggior parte della gente,
in special modo dai materialisti, i quali lo negano completamente. Il
destino è la perfetta conoscenza da parte di Dio di tutti gli
eventi passati o futuri. Molti, forse la maggior parte delle persone,
si chiedono come Dio possa conoscere in anticipo gli eventi che non sono
ancora accaduti, non riuscendo quindi a comprendere l'autenticità del
destino. Nondimeno, gli "eventi che “non abbiamo ancora sperimentato”,
semplicemente non sono stati sperimentati da noi. Dio non è legato
al tempo o allo spazio, in quanto Egli Stesso li ha creati. Per questa
ragione, il passato, il futuro e il presente sono la stessa cosa per
Lui e tutto ha già avuto luogo ed è finito.
In The Universe and Dr. Einstein, Lincoln Barnett spiega come la teoria
della relatività generale conduca a tali intuizioni. Secondo l'autore,
l'universo può essere "compreso nella sua intera maestà solo
da un'intelligenza cosmica".210 La
volontà che Barnett chiama "intelligenza cosmica" è la
sapienza e la conoscenza di Dio, Che prevale sull'intero universo. Come
cogliamo facilmente l’inizio, il centro e la fine di un righello,
e tutte le unità in mezzo, come un tutt’uno, così Dio
conosce il tempo a cui siamo soggetti in ogni singolo momento. Gli uomini
subiscono gli incidenti solo quando arriva per loro il momento di essere
testimoni del fato che Dio ha creato per loro.
È importante considerare la distorta comprensione del destino prevalente
nella società. Tale distorta comprensione presenta la credenza superstiziosa
che Dio abbia determinato per ogni uomo un "destino", ma che la gente
possa a volta cambiare tale destino. Per esempio, nel caso di un paziente che
si riprenda dopo essere stato in fin di vita, si dice comunemente che "è sfuggito
al suo destino". Nessuno, tuttavia, è in grado di mutare il proprio
destino. La persona che era in fin di vita, evidentemente, non doveva morire
in quel momento. È ancora il destino a ingannare quanti credono di sfuggirgli.
Il destino è l'eterna conoscenza di Dio. Egli conosce tutto il tempo in
ogni sua singola frazione e su di esso prevale.
Si comprende quindi quanto è detto nel Corano che il tempo è una
cosa sola per Dio: alcuni fatti destinati ad accadere nel futuro sono narrati
come se fossero già accaduti. Per esempio, i versetti che descrivono la
resa dei conti ad Dio nel Giorno del Giudizio:
Si soffia nel corno e cadono folgorati tutti coloro
che sono nei cieli e sulla Terra, eccetto coloro che Dio vuole. Quindi
si soffia una seconda volta e tutti si alzano in piedi a guardare.
La Terra risplende della luce del suo Signore, si apre il Registro
e vengono condotti i profeti e i testimoni. Si giudica con equità e
nessuno subisce torto... E coloro che hanno temuto il loro Signore
sono condotti in gruppi in Paradiso... (Corano XXXIX, 68-73)
Dello stesso argomento trattano anche altri versetti:
Ogni anima viene accompagnata da una guida e da un testimone (Corano
L, 21).
E si spacca il cielo, così fragile in
quel Giorno (Corano LXIX , 16).
Li compensa del loro perseverare con il Giardino
e la seta. Adagiati su alti divani non devono subire né il sole né il
freddo pungente (Corano LXXVI, 12-13).
... e appare la fornace, per chi può vederla
(Corano LXXIX, 36).
Oggi invece sono i credenti a ridere dei miscredenti (Corano LXXXIII,
34).
Gli iniqui vedono il fuoco. Capiscono allora di stare per cadervi e
non hanno alcuno scampo (Corano XVIII, 53).
Come si può vedere, eventi destinati ad accadere dopo la nostra morte
(dal nostro punto di vista) vengono riferiti come già trascorsi nel Corano.
Dio non è delimitato dalla struttura temporale in cui noi siamo confinati.
Dio ha determinato tutto ciò nell'atemporale. Gli uomini hanno già vissuto
le loro vite. Ogni evento, piccolo o grande, è parte della conoscenza
di Dio ed è registrato in un libro:
In qualunque situazione ti trovi, qualunque brano del Corano reciti
e qualunque cosa facciate, Noi siamo testimoni al momento stesso in cui
la fate. Al tuo Signore non sfugge neanche il peso di un atomo sulla
Terra o nel cielo; non c'è cosa
alcuna più piccola o più grande di ciò, che non sia [registrata]
in un Libro esplicito (Corano X, 61).
L'inquietudine dei materialisti
I fatti trattati in questo capitolo, vale a dire la verità che
sottende la materia, l'atemporalità e l'assenza dello spazio sono
estremamente chiari. Come già si è detto, ciò non
costituisce una sorta di filosofia o un modo di pensare, si tratta piuttosto
di chiarissime verità scientifiche. Su questo argomento, la ragione
e la logica non ammettono altre alternative: l'universo, con tutta la
materia che lo compone e tutti gli uomini che in esso vivono, è un
ente illusorio, una serie di percezioni che sperimentiamo nelle nostre
menti e con la cui realtà originale è impossibile per noi
avere un contatto diretto.
I materialisti hanno enormi difficoltà di comprensione. Riconsideriamo
l'esempio dell'autobus addotto da Politzer: sebbene Politzer sappia tecnicamente
di non poter evadere dall'ambito delle sue percezioni, ammette questa
realtà solo in certi casi. Per lui, gli eventi hanno luogo nel
cervello fino al momento dell'incidente, da allora in poi le cose escono
dal cervello e assumono una realtà fisica. A questo punto, il
difetto logico è molto chiaro: Politzer ha commesso lo stesso
errore del materialista Samuel Johnson, il quale ha detto: "se
colpisco il sasso, il piede mi duole, quindi esiste". Politzer non
ha capito che lo shock provato nell'impatto con l'autobus è in
realtà una semplice percezione.
Una ragione subliminale per cui i materialisti non possono comprendere
questo è la paura delle implicazioni che dovrebbero affrontare
se lo capissero. Lincoln Barnett racconta la paura e l’ansia che
lo stesso “riconoscimento” di questo argomento ispira negli
scienziati materialisti:
Insieme alla riduzione di tutta la realtà oggettiva ad un mondo
umbratile di percezioni operata da alcuni filosofi, anche gli scienziati
sono divenuti consci dell'allarmante limitazione dei sensi umani.211
Ogni riferimento al fatto che non possiamo avere un contatto diretto
con la materia e che il tempo è solo una percezione provoca un
grande timore presso i materialisti, in quanto queste costituiscono le
uniche nozioni assolute sulle quali si fondano. Essi credono di essere
stati creati dalla materia e dal tempo (tramite l'evoluzione). In un
certo senso, essi adorano questi idoli.
Quando sentono di non poter arrivare all’essenza dell’universo in
cui vivono, né del mondo, né dei propri corpi, né di altre
persone, né di altri filosofi materialisti da cui sono influenzati, sono
pervasi dall'orrore. Tutto ciò da cui dipendono e in cui credono svanisce
d'impovviso. Provano la stessa disperazione che, essenzialmente, proveranno in
senso reale nel Giorno del Giudizio, come è descritta nel versetto: "In
quel giorno offriranno a Dio la loro sottomissione e le loro invenzioni li abbandoneranno" (Corano
XVI, 87).
Di fronte a questa scoperta i materialisti tentano di convincersi di
aver un confronto reale con la materia esterna e originale; a questo
fine costruiscono delle “prove”: fanno a pugni con il muro, calciano i sassi, urlano,
strillano, tuttavia non possono fuggire dalla realtà.
Come i materialisti pretendono di rimuovere questa realtà dalla loro mente,
così tentano di fare anche con gli altri. Sono consapevoli che se la
vera natura della materia fosse conosciuta dalla gente in generale, la primitività della
loro filosofia e l'ignoranza della loro visione del mondo diverrebbe palese a
tutti, non lasciandogli alcuna possibilità di razionalizzazione. Questi
timori spiegano la causa della loro insofferenza verso i temi trattati in questo
libro.
Allah afferma che i timori dei miscredenti si intensificheranno dopo
la morte. Nel Giorno del Giudizio risuoneranno queste parole:
Nel Giorno in cui li raduneremo tutti, diremo ai politeisti. "Dove
sono gli associati che supponevate?" (Corano VI, 22).
Nell’Aldilà, i miscredenti testimonieranno che le loro proprietà,
i loro figli e gli amici che avevano ritenuto reali e avevano associato
ad Allah li abbandoneranno e scompariranno. Credevano di essere in contatto
con con gli originali nel mondo e si sono vantati di essere soci di Dio.
Dio infatti ha dichiarato questo fatto nel seguente versetto; “Guarda
come si smentiscono! Come le loro calunnie li abbandoneranno! (Corano VI,
24).
Il profitto dei credenti
Mentre i materialisti sono turbati dal fatto che la materia non è assoluta
e il tempo è una percezione, ma per i veri credenti, è vero
il contrario. Chi ha fede in Dio si allieta ne percepire il segreto dietro
la materia, in quanto questa realtà è la chiave che permette
di rispondere a tutte le domande. Con essa è possibile conoscere
tutti i segreti, e si possono comprendere facilmente molte questioni
che prima risultavano difficili da capire.
Come si è detto, si comprenderanno cose come la morte, il Paradiso,
l'Inferno, l'altro mondo e le dimensioni che cambiano. Domande importanti
quali "dov'è Dio", "che cosa c'era prima di Dio", "chi
ha creato Dio", "quanto durerà la vita nel cimitero", "il
Paradiso e l'Inferno esistono attualmente?" troveranno facili risposte.
Si comprenderà che Dio ha creato l'intero universo dal nulla.
Le domande relative al "quando" e al "dove" diventeranno
insignificanti poiché non avrà più senso parlare
di tempo o spazio. Qualora si capisca che lo spazio non esiste, allora
sarà possibile comprendere che l'Inferno, il Paradiso e la Terra
sono attualmente nello stesso luogo. Intesa l'atemporalità, si
comprenderà che tutto avviene nello stesso momento: non c’è da
aspettarsi nulla e il tempo non scorre, poiché tutto è già accaduto
e finito.
Scoperto questo segreto, il mondo diviene come il Paradiso per ogni
credente. Tutte le preoccupazioni materiali, le ansietà e le paure svaniscono.
L'uomo comprende che l'intero universo ha un unico Sovrano, il Quale
crea il mondo fisico a Suo piacimento e a Cui bisogna volgersi. Si sottomette
quindi ad Dio “per dedicarsi al Suo servizio” (Corano III,
35).
Comprendere il segreto è il più grande profitto al mondo.
Grazie ad esso viene svelata una realtà di estrema importanza
menzionata nel Corano, il fatto che "Dio è più vicino
all'uomo della sua vena giugulare" (Corano L, 16). Come tutti sanno,
la vena giugulare è all'interno del corpo. Che cosa può essere
più vicino all'uomo di ciò che si trova al suo interno?
Tale situazione può essere facilmente spiegata con il fatto che
noi non possiamo uscire dalle notre menti. Anche questo versetto può essere
compreso meglio alla luce di questo segreto.
Questa è la verità. Dovrebbe essere ben dimostrato che
non vi è alcuno che possa provvedere e recare aiuto all'uomo se
non Dio. Nulla è assoluto se non Dio; Egli è il Solo
essere assoluto in cui cercare rifugio, a Cui chiedere aiuto e su cui
contare per una ricompensa.
Ovunque ci volgiamo, ivi è la presenza di Dio.
Gloria
a Te. Non conosciamo se non quello
che Tu ci hai insegnato: in verità Tu sei
il Saggio, il Sapiente.
(Corano II, 32) |
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