| CAPITOLO 6
L’EVOLUZIONE IMMAGINARIA DEGLI UCCELLI E DEI MAMMIFERI
Secondo la teoria dell'evoluzione, la vita ha avuto origine e si è
evoluta nel mare, quindi si è trasferita sulla terra grazie agli
anfibi. Questo scenario evolutivo suggerisce anche l'evoluzione degli
anfibi in rettili, creature solo terrestri. Anche questa prospettiva non
è plausibile, a causa delle enormi differenze strutturali esistenti
tra queste due classi di animali. Ad esempio, l'uovo degli anfibi è
disegnato per svilupparsi nell'acqua, mentre quello amniotico sulla terra.
Una "graduale" evoluzione di un anfibio deve essere respinta,
perché senza un uovo perfetto e integralmente progettato, non è
possibile che una specie sopravviva. Inoltre, come sempre, non vi è
prova di quelle forme di transizione che si supponeva collegassero gli
anfibi ai rettili. Il paleontologo evoluzionista Robert L. Carroll è
stato costretto ad accettare che "i primi rettili
erano molto differenti dagli anfibi e i loro antenati non sono ancora
stati trovati." 44
Eppure gli scenari disperati degli evoluzionisti non sono ancora
finiti. Rimane il problema di far volare queste creature! Poiché
credono che anche gli uccelli si siano in qualche modo evoluti, asseriscono
che la loro origine risalga ai rettili. Nondimeno, nessuno dei distinti
meccanismi degli uccelli, la cui struttura è completamente diversa
da quella degli animali terrestri, può essere spiegata per mezzo
dell'evoluzione graduale. In primo luogo le ali, che sono la peculiare
caratteristica degli uccelli, conducono gli evoluzionisti in un vicolo
cieco. Uno di essi, il turco Engin Korur, confessa l'impossibilità
dell'evoluzione delle ali:
Il carattere comune degli occhi e delle ali è che essi possono
funzionare soltanto se sono completamente sviluppati. In altre parole,
un occhio sviluppato solo a metà non può vedere, così
come un uccello con le ali a metà non può volare.
Come questi organi siano pervenuti all'essere è rimasto uno dei
misteri della natura che attende di essere illuminato.45
La domanda sul modo in cui la perfetta struttura delle ali sia pervenuta
all'essere a seguito di mutazioni accidentali rimane del tutto priva di
risposta. Non c'è modo di spiegare come le zampe anteriori di un
rettile abbiano potuto trasformarsi in ali perfettamente funzionanti in
seguito a una distorsione nei suoi geni (mutazione).
POLMONI SPECIALI PER GLI
UCCELLI

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L’anatomia
degli uccelli è molto diversa da quella dei rettili, i loro
ipotetici progenitori. I polmoni degli uccelli funzionano in modo
dal tutto diverso da quelli degli animali che vivono a terra. Gli
animali che vivono a terra inspirano ed espirano attraverso la stessa
camera d’aria. Negli uccelli, l’aria entra nei polmoni
dalla parte anteriore ed esce dal retro. Dio ha creato questo sistema
particolare solo per gli uccelli, il che garantisce grandi quantità
di ossigeno durante il volo. È impossibile che questa struttura
si sia evoluta dai polmoni dei rettili. |
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Quandosi esaminano
nel dettaglio le piume degli uccelli, si vede che sono costituite
da migliaia di minuscole estensioni legate l’una all’altra
con ganci. Questa struttura unica ha come risultato un rendimento
aerodinamico superiore. |
La sola presenza delle ali, inoltre, non è sufficiente a un organismo
terrestre per volare. Ad esempio, le ossa degli uccelli sono molto più
leggere di quelle degli esseri che vivono al suolo. I loro polmoni funzionano
in maniera del tutto diversa. Hanno un sistema muscolare e scheletrico
differente e un sistema cardiaco e circolatorio molto specializzato. Queste
caratteristiche sono prerequisiti altrettanto necessari al volo che le
ali. Tali meccanismi devono essere tutti presenti contemporaneamente;
non possono formarsi gradualmente per "accumulazione". Per questo
motivo la teoria che asserisce che organismi terrestri si sarebbero evoluti
in aerei è completamente fallace.
Tutto ciò sollecita un'altra considerazione: pur supponendo
che tale storia sia vera, per quale motivo allora gli evoluzionisti non
sono in grado di rinvenire alcun fossile "mezzo alato" o con
una sola ala a sostegno della loro favola?
Piume
degli uccelli:
la struttura che l’evoluzione non sa spiegare
La teoria dell’evoluzione, che
afferma che gli uccelli si sono evoluti dai rettili, non è
in grado di spiegare l’enorme differenza tra queste due diverse
classi di esseri viventi. Per quanto riguarda caratteristiche come
la struttura dello scheletro, il sistema polmonare e il metabolismo
a sangue caldo, gli uccelli sono molto diversi dai rettili. Un’altra
caratteristica che crea una distanza insormontabile tra uccelli
e rettili è la presenza delle piume degli uccelli, che hanno
una forma del tutto peculiare.
Il corpo dei rettili è coperto
di scaglie mentre quello degli uccelli è coperto di piume.
Poiché gli evoluzionisti considerano i rettili gli antenati
degli uccelli, sono costretti ad affermare che le piume degli uccelli
si sono evolute dalle scaglie dei rettili. Non c’è
però alcuna somiglianza tra scaglie e piume.
Un professore di fisiologia e neurobiologia
dell'università del Connecticut, A. H. Brush, accetta questa
realtà anche se è un evoluzionista. “Ogni caratteristica,
dalla struttura e l’organizzazione del gene fino allo sviluppo,
la morfogenesi e l’organizzazione dei tessuti è diversa
(tra piume e scaglie)”.1 inoltre Brush esamina la struttura
delle proteine delle piume degli uccelli e sostiene che è
“unica tra i vertebrati”.2
Non c’è alcuna prova fossile
a dimostrare che le piume degli uccelli si siano evolute dalle scaglie
dei rettili. Al contrario, “le piume appaiono all’improvviso
nei reperti fossili, come un carattere ‘innegabilmente unico’
che distingue gli uccelli”, come afferma Brush.3 Inoltre nei
rettili non è ancora stata rilevata alcuna struttura epidermica
che dia origine alle piume degli uccelli.4
Nel 1966 i paleontologi fecero molto
rumore riguardo ad alcuni fossili di un cosiddetto dinosauro piumato,
chiamato Sinosauropteryx. Nel 1997, però, fu scoperto
che questi fossili non avevano niente a che fare con gli uccelli
e che non erano i progenitori degli uccelli attuali.5
D’altro canto, quando esaminiamo
da vicino le piume degli uccelli, ci imbattiamo in un design molto
complesso, che non può essere spiegato da alcun processo
evolutivo. Il famoso ornitologo Alan Feduccia afferma che “ogni
loro caratteristica ha funzioni aerodinamiche. Sono estremamente
leggere, hanno la capacità di sollevarsi che aumenta a basse
velocità, possono tornare facilmente alla posizione precedente”.
E continua: “non posso proprio capire come un organo perfettamente
progettato per il volo possa essere comparso all’inizio per
un'altra necessità”.6
Il design delle piume costrinse anche
Charles Darwin a valutarle. Inoltre l’estetica perfetta delle
piume del pavone lo aveva fatto stare “male”(secondo
le sue stesse parole). In una lettera scritta ad Asa Gray il 3 aprile
1860, egli disse “ricordo bene il tempo in cui il pensiero
dell’occhio mi faceva gelare ma ho superato questa fase…”
E poi continuava: “…e ora insignificanti particolari
della struttura spesso mi fanno sentire a disagio. La vista di una
piuma nella coda di un pavone, ogni volta che la guardo, mi fa star
male!”7
1- A. H. Brush,
"On the Origin of Feathers". Journal of Evolutionary
Biology, Band 9, 1996, p. 132.
2- A. H. Brush, On the Origin of Feathers, p. 131.
3- Ibid.
4- Ibid.
5- "Plucking the Feathered Dinosaur", Science,
Band 278, 14. novembre 1997, p. 1229.
6- Douglas Palmer, "Learning to Fly" (Review
of The Origin of and Evolution of Birds by Alan Feduccia, Yale University
Press, 1996), New Scientist, Band 153, 1. marzo 1997, p. 44.
7- Norman Macbeth, Darwin Retried: An Appeal to Reason,
Boston, Gambit, 1971, p. 101.
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Un'altra ipotetica forma transizionale: l'Archæopteryx
Gli evoluzionisti, per controbattere, pronunciano il nome di
un'unica creatura. Questo è il fossile di un uccello chiamato Archæopteryx,
una delle più note forme cosiddette di transizione tra le poche
che essi difendono ancora. L'Archæopteryx, il cosiddetto antenato
degli attuali uccelli secondo l'opinione degli evoluzionisti, visse approssimativamente
150 milioni di anni fa. La teoria sostiene che alcuni dinosauri di piccole
dimensioni, come i Velociraptor o i dromeosauri, si siano evoluti in seguito
all'acquisizione delle ali, iniziando quindi a volare. Così si
presume che Archaeopteryx fosse una forma di transizione che si distaccò
dai suoi antenati dinosauri e iniziò a volare per la prima volta.
Gli ultimi studi sui fossili di Archæopteryx rivelano,
tuttavia, che questa creatura non è assolutamente una forma transizionale,
ma una specie estinta di uccello con alcune differenze significative rispetto
a quelli attuali.
La tesi che l'Archæopteryx fosse un "mezzo uccello",
incapace di volare perfettamente, era molto popolare nei circoli evoluzionisti
fino a pochi anni orsono. L'assenza di uno sterno in questa creatura venne
sostenuta come la prova più evidente dell'incapacità di
volare perfettamente di questo uccello (lo sterno si trova sotto il torace,
a cui si collegano i muscoli necessari al volo. Ai nostri giorni, lo sterno
si trova in tutti gli uccelli, volatili e non. Anche nei pipistrelli,
mammiferi volanti che appartengono a una famiglia del tutto diversa).
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Secondo
gli evoluzionisti, alcuni piccoli dinosauri, come i Velociraptor
o Dromeosauri, si sono evoluti acquisendo le ali e poi
cominciando a volare. Quindi, si presume che l’Archæopteryx
sia una forma di transizione che derivava dai suoi antenati dinosauri
e aveva cominciato a volare per la prima volta. Questo racconto
immaginario compare in quasi tutte le pubblicazioni degli evoluzionisti. |
Tuttavia, la scoperta del settimo esemplare di
Archæopteryx fossile nel 1992 causò un grande stupore
tra gli evoluzionisti. La ragione fu che si scoprì che in esso
lo sterno, che gli evoluzionisti avevano sempre creduto mancasse, era
invece presente. La rivista Nature descrisse il rinvenimento nei termini
seguenti:
La recente scoperta del settimo esemplare di Archæopteryx, scoperto
nel 1992, preserva un parziale sterno rettangolare a lungo sospettato
ma mai documentato prima. Esso attesta la forza
dei suoi muscoli atti al volo.46
Questa scoperta minò alla base la tesi che l'Archæopteryx
fosse un mezzo uccello incapace di volare completamente.
D'altra parte, la struttura delle penne degli uccelli divenne uno dei
più importanti elementi di prova a dimostrazione del fatto che
l'Archæopteryx fosse un uccello volante nel vero senso della parola.
La struttura asimmetrica delle penne di questo animale non è distinguibile
da quella degli uccelli moderni, a riprova così della sua perfetta
idoneità al volo. L’eminente paleontologo Carl O. Dunbar
ha scritto: "In ragione delle sue ali, [l'Archæopteryx] deve
essere chiaramente classificato come un uccello."47
Un altro fattore che venne rivelato dalla struttura delle penne dell'Archæopteryx
fu il suo metabolismo a sangue caldo. Come si è visto sopra, i
rettili e i dinosauri sono animali a sangue freddo la cui temperatura
corporea varia con la temperatura dell’ambiente e non viene regolata
omeostaticamente. Un’importante funzione delle penne negli uccelli
consiste nel mantenimento di una temperatura corporea costante. Le penne
dell'Archæopteryx, di cui aveva bisogno per regolare il calore del
suo corpo a differenza dei dinosauri, dimostrano che questi fu un vero
uccello a sangue caldo.
Congetture degli evoluzionisti: i denti e gli artigli dell'
Archæopteryx
Due punti importanti sui quali i biologi evoluzionisti si fondano
quando affermano che l'Archæopteryx fosse una forma transizionale,
sono gli artigli sulle ali e i denti.
Sebbene queste caratteristiche siano effettivamente presenti,
ciò non implica alcuna relazione con i rettili. Inoltre, due specie
di uccelli oggi viventi, il turaco e l'hoatzin, hanno artigli che permettono
loro di aggrapparsi ai rami. Queste creature sono assolutamente uccelli
e non presentano alcuna caratteristica dei rettili. Questa è la
ragione per cui è completamente infondato sostenere che l'Archæopteryx
sia una forma transizionale soltanto per la presenza degli artigli sulle
ali.
Neppure i denti nel becco giustificano la precedente affermazione.
Gli evoluzionisti commettono una vera e propria frode allorquando asseriscono
che tali denti siano una caratteristica dei rettili, in quanto ciò
non corrisponde al vero. Oggi non tutti i rettili sono provvisti di denti.
L'Archæopteryx, per di più, non è la sola specie di
uccelli che presenti tale attributo. È corretto affermare che non
esistono oggi uccelli forniti di denti, tuttavia, le testimonianze fossili
risalenti all'epoca dell'Archæopteryx e posteriori, sino a un'età
relativamente recente, parlano dell'esistenza di un distinto genere di
uccelli che può essere classificato come "uccello provvisto
di denti".
Il punto fondamentale, tuttavia, è che la
struttura dentale dell'Archæopteryx e di altri uccelli è
del tutto diversa da quella dei loro supposti antenati, i dinosauri.
I noti ornitologi L. D. Martin, J. D. Stewart e K. N. Whetstone osservarono
che gli Archaeopteryx e altri uccelli simili presentavano denti con superficie
superiore piatta e radici larghe, mentre i secondi, ovvero i dinosauri
teropodi, gli ipotetici antenati di questi uccelli, avevano denti a forma
di sega e con radici strette.48
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L’uccello
chiamato Confuciusornis ha la stessa età
dell’Archæopteryx. |
Questi ricercatori, dopo aver posto a confronto le ossa dei polsi dell'Archæopteryx
e quelle dei dinosauri, hanno osservato che non esiste alcuna similitudine
tra loro.49
Gli studi di anatomisti quali S. Tarsitano, M. K. Hecht e A. D. Walker
rivelarono che alcune “delle similarità", che John Ostrom
e altri avevano visto tra l’Archaeopteryx e i dinosauri erano in
realtà interpretazioni errate.50
Tutti questi ritrovamenti mostrano che l'Archæopteryx
non fu un anello transizionale, ma solo un uccello appartenente alla categoria
degli "uccelli con i denti".
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L’Archæopteryx presenta le caratteristiche di un uccello
completamente in grado di volare:
1. le sue piume dimostrano che era
una creatura a sangue caldo in grado di volare;
2. le ossa sono cave come quelle degli uccelli che vivono oggi;
3. i denti non rappresentano alcuna prova che si è evoluto
dai rettili. Nel passato, vivevano molte specie di uccelli forniti
di denti;
4. ci sono specie di uccelli che vivono oggi che posseggono artigli
simili sulle ali;
5. lo sterno fu osservato nel settimo fossile di Archæopteryx
trovato di recente. La presenza di questo osso dimostra che, proprio
come gli uccelli odierni, esso possedeva potenti muscoli adatti
al volo.
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L'Archæopteryx e gli altri fossili di uccelli
Mentre gli evoluzionisti hanno sostenuto per decenni che l'Archæopteryx
fosse la prova più importante dell'evoluzione degli uccelli, altri
fossili recentemente rinvenuti hanno invalidato tale prospettiva per altri
riguardi.
Lianhai Hou e Zhonghe Zhou, due paleontologi dell'Istituto cinese di
paleontologia dei vertebrati, hanno scoperto nel 1995 un nuovo uccello
fossile, da essi denominato Confuciusornis.
Questo fossile risale approssimativamente allo stesso periodo dell'Archæopteryx
(circa 140 milioni di anni fa), ma non è fornito di alcun tipo
di dente. Il suo becco e le sue ali, inoltre, sono del tutto simili a
quelle degli uccelli attuali, dei quali condividono anche la medesima
struttura scheletrica, tuttavia presentano artigli all'estremità
delle ali come l'Archæopteryx. Un’altra struttura peculiare
agli uccelli, chiamata il “pigostilo”, che sostiene le penne
timoniere, si è trovata anche nel Confuciusornis. In breve, questo
fossile, contemporaneo dell'Archæopteryx (precedentemente considerato
il più antico di tutti gli uccelli e accettato come un semirettile),
ha un'enorme somiglianza con i volatili moderni. Questo fatto inficia
tutte le tesi evoluzioniste che reputavano l'Archæopteryx il primitivo
antenato di tutti gli uccelli.51
Un altro fossile, rinvenuto in Cina, ha creato una confusione addirittura
maggiore. Nel novembre del 1996, l'esistenza di questo uccello, risalente
a 130 milioni di anni fa, detto Liaoningornis,
fu annunciata su Science da L. Hou, L. D. Martin e Alan Feduccia. Il Liaoningornis
presentava uno sterno, sul quale si innestavano i muscoli del volo, del
tutto simile a quello degli uccelli attuali, dai quali era difficilmente
distinguibile anche per altri riguardi. La sola differenza erano i denti
nel becco. Questo fatto mostrò che gli uccelli forniti di denti
non avevano una struttura primitiva secondo quanto sostenuto dagli evoluzionisti.52
Come venne espresso sulla rivista Discover, in un articolo dal titolo
"Whence came the birds? This fossil suggests that it was not from
dinosaur stock" ("Da dove provengono gli uccelli? 'Non dai dinosauri'
suggerisce questo fossile").53
Un altro fossile che contraddice la tesi evoluzionista sull'Archæopteryx
è l'Eoalulavis. La struttura alare dell'Eoalulavis, che si disse
fosse più giovane di 25 o 30 milioni di anni dell'Archæopteryx,
è stata osservata nei moderni uccelli che volano lentamente. Ciò
rappresenta la dimostrazione che 120 milioni di anni fa vi erano uccelli
indistinguibili per molti aspetti da quelli attuali.54
Queste testimonianze indicano con sicurezza che né l'Archæopteryx
né gli altri uccelli antichi simili ad esso furono forme di transizione.
I fossili non ci dicono che le differenti specie di uccelli si sono evolute
le une dalle altre. Provano, al contrario, che gli uccelli attuali e quelli
arcaici sono vissuti nello stesso periodo. Alcune specie, tuttavia, come
l'Archæopteryx e il Confuciusornis, si estinsero e solo alcune delle
specie preesistenti sono state in grado sopravvivere sino ai giorni nostri.
In breve, diverse caratteristiche dell'Archæopteryx dimostrano
che questo essere vivente non può essere considerato una forma
transizionale. L’anatomia complessiva dell’Archaeopteryx implica
stasi, non evoluzione. Il paleontologo Roberto Carroll è costretto
ad ammettere che:
La geometria delle penne da volo dell’Archaeopteryx è identica
a quella dei moderni uccelli volanti, mentre gli uccelli non volanti hanno
penne simmetriche. Il modo in cui le penne sono sistemate sull’ala
ricade anch’esso nell’ambito degli uccelli moderni…
Secondo Van Tyne e Berger, le dimensioni relative e la forma dell’ala
dell’Archaeopteryx sono simili a quelle di uccelli che devono muoversi
dentro aperture ristrette nella vegetazione, come i gallinacei, le colombe,
le beccacce, i picchi e la maggior parte dei passeriformi… Le penne
da volo sono rimaste statiche da almeno 150 milioni di anni.55
Dall’altra parte, il “paradosso temporale”
è uno dei fatti che hanno inferto un colpo mortale alle affermazioni
evoluzionistiche riguardanti l’Archaeopteryx. Nel suo libro Icons
of Evolution, Jonathan Wells commenta che l’Archaeopteryx è
stato trasformato in una “icona” della teoria dell’evoluzione,
mentre l’evidenza dimostra chiaramente che questa creatura non è
l’antenato primitivo degli uccelli. Secondo Wells, una delle indicazioni
di ciò è il fatto che i dinosauri teropodi, i presunti antenati
dell’Archaeopteryx, furono in realtà più recenti dell’Archaeopteryx:
Rettili a due gambe che correvano sul terreno e avevano altre caratteristiche
che noi ci potremmo aspettare in un antenato dell’Archaeopteryx,
comparvero in realtà dopo. 56
L'immaginario vincolo uccello-dinosauro
La giustificazione avanzata dagli evoluzionisti, al fine di presentare
l'Archæopteryx come forma transizionale, è
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Prof. Alan Feduccia |
che gli uccelli si sarebbero evoluti dai dinosauri. Uno dei più
noti ornitologi al mondo, Alan Feduccia, professore presso l'Università
del Nord Carolina, ha tuttavia osteggiato la teoria secondo cui
gli uccelli sarebbero parenti dei dinosauri, nonostante la sua fede
evoluzionista. Sulla tesi dell’evoluzione degli uccelli dai rettili,
ha scritto:
Ho studiato il cranio degli uccelli per ben venticinque
anni e non vi trovo alcuna similitudine. Non la vedo... L'origine
degli uccelli dai teropodi, a mio giudizio, sarà il maggiore motivo
di imbarazzo per la paleontologia del XX secolo.57
Anche Larry Martin, uno specialista di uccelli antichi dell'Università
del Kansas, si oppone alla teoria che gli uccelli discendano dai dinosauri.
Discutendo la contraddizione in cui l'evoluzione cade riguardo a questo
argomento, egli afferma:
A dir la verità, se dovessi sostenere l'ipotesi che gli uccelli
con queste caratteristiche derivino dai dinosauri, cadrei nell'imbarazzo
ogni qualvolta dovessi rivolgervi la parola.58
Per riassumere, lo scenario dell'evoluzione degli uccelli, costruito
soltanto sulle basi dell'Archæopteryx, non è che il prodotto
dei pregiudizi e delle speranze degli evoluzionisti.
Qual è l’origine
delle mosche?
Affermando che i dinosauri si sono
trasformati in uccelli, gli evoluzionisti sostengono tale asserzione
dicendo che alcuni dinosauri che agitavano le zampe anteriori per
catturare le mosche “assunsero le ali e volarono”, come
si vede nella figura. Non avendo alcuna base scientifica e non essendo
altro che una invenzione dell’immaginazione, questa teoria
contiene anche un contraddizione logica molto semplice: l’esempio
portato dagli evoluzionisti per spiegare l’origine del volo,
cioè, la mosca, aveva già una perfetta capacità
di volo. Mentre un essere umano non può aprire e chiudere
gli occhi 10 volte al secondo, una mosca normale sbatte le ali 500
volte al secondo. Inoltre, muove entrambe le ali contemporaneamente.
La minima discrepanza tra la vibrazione delle ali farebbe perdere
l’equilibrio alla mosca, ma ciò non avviene mai.
Gli evoluzionisti dovrebbero per prima
cosa dare una spiegazione del modo in cui le mosche hanno acquisito
la loro perfetta capacità di volo. Invece, essi fabbricano
scenari immaginari circa il modo in cui creature molto più
goffe, come i rettili arrivarono a volare.
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Un esempio
di scenari evoluzionistici: dinosauri che sviluppano improvvisamente
le ali nel tentativo di catturare delle mosche! |
Anche la perfetta creazione della mosca
domestica invalida le affermazioni dell’evoluzione. Il biologo
inglese Robin Wootton ha scritto in un articolo intitolato “The
Mechanical Design of Fly Wings”:
Meglio comprendiamo il funzionamento
delle ali degli insetti, più fine e bello ci appare il loro
disegno. Le strutture sono solitamente disegnate in modo tale da
deformarsi il meno possibile; i meccanismi sono progettati per muovere
in maniera prevedibile le parti che li compongono. Le ali degli
insetti combinano queste due caratteristiche, utilizzando componenti
dotati di una vasta gamma di proprietà elastiche, elegantemente
assemblate per permettere deformazioni adatte alle forze facendo
uso dell'aria nel modo migliore. Tuttavia hanno pochi, o nulli,
paralleli tecnologici. 1
D'altra parte, non esiste neppure un
singolo fossile che consenta di provare l'immaginaria evoluzione
delle mosche. Ciò è quanto il famoso zoologo francese
Pierre Grassé intendeva quando ha detto: “Siamo al
buio per quanto riguarda l'origine degli insetti”. 2
1- Robin
J. Wootton, "The Mechanical Design of Insect Wings",
Scientific American,
Band 263, novembre 1990, p. 120.
2- Pierre-P Grassé, Evolution
of Living Organisms, New York,
Academic Press, 1977, p. 30.
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PIPISTRELLI
Fossile di pipistrello di 50 milioni di anni: non diverso dal suo omologo moderno. (Science, vol. 154)
Gli evoluzionisti propongono la teoria secondo cui tutte le specie di mammiferi si sono evolute da un comune progenitore. Ci sono però grandi differenze tra varie specie di mammiferi, come gli orsi, le balene, i topi e i pipistrelli. Ciascuno di questi esseri viventi possiede sistemi specifici. Per esempio, i pipistrelli sono stati creati con un sistema sonar molto sensibile che li aiuta a orientarsi nel buio.
Questi complessi sistemi, che la moderna tecnologia può soltanto imitare, non possono essere sorti come risultato di coincidenze casuali. Anche i reperti fossili dimostrano che i pipistrelli emersero improvvisamente, nel loro attuale stato perfetto, e che non hanno subito alcun "processo evolutivo".
L'origine dei mammiferi
Come abbiamo visto, la teoria dell'evoluzione ipotizza che alcune
creature immaginarie siano uscite dall'acqua e si siano trasformate in
rettili, per poi evolversi in uccelli. Secondo tale prospettiva, i rettili
sono gli antenati non solo degli uccelli, ma anche dei mammiferi. Vi sono,
tuttavia, enormi differenze tra queste due classi. I mammiferi sono animali
a sangue caldo (ciò significa che sono in grado di generare il
proprio calore e di mantenerlo a un livello fisso), generano prole viva,
allattano i piccoli e hanno i corpi ricoperti di pelo o di capelli. I
rettili, invece, sono animali a sangue freddo (cioè non possono
generare calore e le loro temperature corporee cambiano secondo la temperatura
esterna), depositano uova, non allattano i piccoli e hanno i corpi rivestiti
di scaglie.
Un esempio delle barriere strutturali tra rettili e mammiferi è
costituito dalla struttura mascellare. La
mandibola dei mammiferi è costituita da un solo osso sul quale
si trovano i denti. Nei rettili, invece, vi sono tre piccole ossa su entrambi
i lati. Un'altra sostanziale differenza è che tutti i mammiferi
hanno tre ossicini nell'orecchio medio (il martello, l'incudine e la staffa).
I rettili invece hanno un singolo osso. Gli evoluzionisti affermano che
la mascella e il medio orecchio dei rettili si siano gradualmente evoluti
nei corrispettivi propri dei mammiferi. Ma rimane senza risposta la domanda
su come un orecchio con un singolo osso si sia potuto evolvere a tal punto
da presentare tre ossicini, mentre continuava a funzionare il senso dell’udito.
Non sorprende, quindi, che non sia stato trovato neppure un singolo fossile
che colleghi i rettili ai mammiferi. Questa è la ragione per cui
il divulgatore scientifico evoluzionista Roger Lewin è stato costretto
a dire che "la transizione verso il primo mammifero,
che probabilmente avvenne in uno o, tutt'al più, in due casi, è
ancora un enigma".59
Il mito dell’evoluzione del cavallo
Fino a tempi recenti, un'immaginaria sequenza che si
supponeva mostrasse l'evoluzione del cavallo, era presentata come
la testimonianza fossile principale della teoria dell’evoluzione.
Oggi, tuttavia, molti evoluzionisti ammettono francamente che lo
scenario dell’evoluzione del cavallo ha fallito. Nel 1980,
si tenne un simposio presso il Field Museum of Natural History di
Chicago con la presenza di 150 evoluzionisti, per discutere i problemi
della teoria evoluzionista gradualistica. Rivolgendosi ai convenuti,
l’evoluzionista Boyce Rensberger notò che lo scenario
dell’evoluzione del cavallo non ha fondamento nei reperti
fossili e che non è stato osservato alcun processo evolutivo
che spieghi la graduale evoluzione dei cavalli:
L’esempio comunemente raccontato dell'evoluzione
del cavallo, che suggerisce una graduale sequenza di cambiamenti
da una creatura con quattro dita, grande quanto una volpe, che viveva
circa 50 milioni di anni fa, fino all'animale di oggi, molto più
grande e con un solo dito, è stato riconosciuto già
da molto tempo come errato. Invece di cambiamenti graduali, i fossili
di ciascuna specie intermedia appaiono completamente distinti, persistono
immutati e quindi si estinguono. Le forme di transizione sono sconosciute.1
Lo scienziato Niles Eldredge ha dichiarato quanto segue
circa i diagrammi dell’“evoluzione del cavallo”:
C’è stata una terribile quantità
di storie, alcune più fantasiose di altre, circa la reale
natura [della vita]. L'esempio più famoso, ancora in mostra
al piano inferiore, è l'esibizione dell'evoluzione del cavallo,
preparata forse cinquant'anni fa. È stata presentata come
l'esatta verità testo dopo testo. Ora io penso che ciò
sia deplorevole, in particolare quando coloro che propongono questo
tipo di storie possono essere consapevoli della natura speculativa
di alcune di esse. 2
Qual è allora lo scenario dell'evoluzione del
cavallo? Questo scenario fu formulato attraverso diagrammi ingannevoli
ipotizzati sulla base della sistemazione sequenziale di fossili
di specie distinte che, secondo la grande forza d'immaginazione
degli evoluzionisti, vivevano in periodi molto diversi in India,
Sudafrica, Nord America ed Europa. Più di 20 diagrammi sull'evoluzione
del cavallo, che comunque sono completamente diversi l’uno
dall’altro, sono stati proposti da vari ricercatori. Quindi
è ovvio che gli evoluzionisti non hanno raggiunto un accordo
su questi alberi genealogici. Il solo punto in comune in questi
scenari è la credenza secondo cui una creatura delle dimensioni
di un cane detta "Eohippus", che viveva nel periodo Eocene
55 milioni di anni fa, sia stata il progenitore del cavallo (Equus).
Le ipotetiche linee evolutive dall'Eohippus all'Equus sono, tuttavia,
totalmente inconsistenti.
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Questa
serie di cavalli esposta in un museo comprende vari animali
vissuti in tempi diversi e in zone geografiche diverse. Qui
sono stati disposti in modo arbitrario, uno dopo l’altro,
per suggerire una sequenza lineare secondo una prospettiva
distorta. Questo scenario di “evoluzione” equina
non ha alcun supporto nei reperti fossili. |
Il divulgatore scientifico evoluzionista Gordon R.
Taylor spiega questa verità poco conosciuta nel suo libro
The Great Evolution Mistery:
Ma forse la più grave debolezza del darwinismo
è la mancanza di paleontologi in grado di trovare filogenesi
convincenti o sequenze di organismi capaci di dimostrare i maggiori
cambiamenti evolutivi... Il cavallo è spesso citato come
l'unico esempio compiuto. Ma il fatto è che la linea dall'Eohippus
all'Equus è molto irregolare. È addotta per mostrare
un continuo incremento di dimensioni, ma la realtà è
che alcune varianti erano più piccole dell'Eohippus, non
più grandi. Esemplari provenienti da fonti differenti possono
essere riuniti in una sequenza apparentemente convincente, ma non
vi è prova sufficiente a confermare che essi fossero disposti
secondo tale ordine temporale. 3
Tutti questi fatti sono prove evidenti che i diagrammi
sull'evoluzione del cavallo, presentati come una delle più
solide dimostrazioni del darwinismo, non sono altro che favole fantastiche
e poco plausibili.
1- Boyce Rensberger,
Houston Chronicle, novembre 5, 1980, p.15
2- Niles Eldredge, quoted in Darwin's Enigma by Luther D.
Sunderland, Santee, CA, Master Books, 1988, p. 78
3- Gordon Rattray Taylor, The Great Evolution Mystery, Abacus,
Sphere Books, London, 1984, p. 230 |
eorge Gaylord Simpson, una delle autorità evoluzioniste più
popolari e fondatore della teoria neodarwinista, commenta su questa preoccupante
difficoltà per gli evoluzionisti:
Il più sbalorditivo evento nella storia della vita sulla Terra
è il passaggio dal Mesozoico, l'età
dei rettili, all'età dei mammiferi. Avvenne come se il sipario
fosse stato calato improvvisamente su una scena in cui tutte le parti
da protagonista fossero appartenute a un gran numero di rettili di stupefacente
varietà, in particolare ai dinosauri. Repentinamente rialzate le
tende, quindi, lo scenario si sarebbe rivelato lo stesso, ma non il cast,
esso è completamente rinnovato: i dinosauri scomparsi, gli altri
rettili ridotti a semplici comparse e tutti i ruoli
principali affidati a diversi mammiferi, oggetto di fugaci allusioni negli
atti precedenti.60
Inoltre, nel momento della brusca apparizione dei mammiferi, le differenze
tra loro erano già molto marcate. Animali tanto diversi, quali
i pipistrelli, i cavalli, i topi e le balene sono tutti mammiferi
emersi nel corso dello stesso periodo geologico. Stabilire una relazione
evolutiva tra loro è impossibile anche all'interno dei più
vasti confini dell'immaginazione. Lo zoologo evoluzionista R. Eric Lombard
vi attribuì grande importanza in un articolo apparso sull’importante
rivista Evolution:
Queste ricerche di specifiche informazioni al fine
di costruire filogenesi di taxa di mammiferi andranno incontro a delusioni.61
Ciò dimostra che tutti gli esseri viventi apparvero repentinamente
sulla Terra già completamente formati, senza alcun processo evolutivo.
Questa è la prova evidente della loro creazione. Gli evoluzionisti,
tuttavia, tentano di interpretare il fatto che tutte le specie viventi
sono pervenute all'esistenza in un ordine particolare come un segno dell'evoluzione.
Nondimeno la sequenza secondo cui gli esseri viventi emersero è
l'ordine della creazione, poiché non è possibile parlare
di processo evolutivo. Grazie a una superiore e perfetta creazione, gli
oceani e poi le terre si riempirono di esseri viventi; infine, venne creato
l'uomo.
Contrariamente alla storia dell'"uomo scimmia", imposta alle
masse con un'intensa propaganda mediatica, anche l'uomo apparve sulla
Terra d'improvviso già completamente formato.
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