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Risposte Alle Obiezioni Sulla Realtà Della Materia

Sebbene la questione della realtà della materia sia fin troppo chiara e facile da comprendere, alcuni tentano di rifiutare l’unica possibile conclusione, per una moltitudine di ragioni diverse, fingendo di non comprenderla.

Molti tra coloro che hanno compreso il problema hanno espresso il loro straordinario entusiasmo per essere venuti a conoscenza del “segreto dietro la materia”, e per come questo ha cambiato la loro vita e il loro modo di pensare. Molti provano ad andare più a fondo nella questione, facendo domande per provare a comprenderla meglio. Si possono leggere alcune di tali affermazioni nel capitolo "Coloro che vengono a conoscenza della verità sentono grande entusiasmo."

     
  materialismo, cervello, vista, udito, percezione, immaginazione

Alcuni accettano il fatto che, quando toccano un autobus, sentono il metallo freddo nel loro cervello. D’altro canto, non accettano il fatto che la sensazione di dolore avvertita nel momento in cui l’autobus li travolge si costituisca nel cervello. Una persona, però, sentirà lo stesso dolore nel vedere se stesso cadere sotto un autobus in un sogno.

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Altri, però, negano testardamente questa verità straordinaria, e avanzano varie obiezioni personali nel tentativo di negarla. Chiunque la neghi deve dimostrare scientificamente che le immagini o i suoni non si costituiscono dentro il cervello. Ma nessuna delle obiezioni avanzate, da scienziati, professori di neurologia, esperti del cervello, psicologi, psichiatri o professori di biologia, in breve da chiunque, nega il fatto che le nostre percezioni prendono forma all’interno del cervello, dal momento che questo è un fatto dimostrato scientificamente.

Nonostante ciò, alcuni tentano di occultare il problema facendo giochi di parole o adottando un atteggiamento scientifico pretenzioso. Costoro provano a evitare la verità evidente, la quale deriva dall’assunto: “Dal momento che le immagini si costituiscono nel nostro cervello…”. Uno degli esempi più chiari è la risposta data da quegli scienziati cui si chiede se le immagini si costituiscono nel cervello.

Uno di questi scienziati risponde: “No, le immagini non si costituiscono nel cervello. I segnali in entrata costituiscono la rappresentazione di un’esperienza visiva”.

Esaminiamo ora il metodo impiegato da questo scienziato per ignorare la verità. Quando gli si chiede se le immagini si costituiscono all’interno del cervello, costui inizia con un deciso “No”. Poi continua dicendo che i segnali costituiscono un’immagine rappresentazionale che permette di vedere ciò che si sta guardando. In realtà sta rispondendo affermativamente alla domanda. È ovvio che l’immagine nel cervello sia “rappresentazionale”. Il nostro cervello non può in nessun modo contenere un tavolo reale, o il sole o il cielo. L’immagine che abbiamo è una rappresentazione, in altre parole una copia. Quando diciamo di potere “vedere il mondo”, in realtà percepiamo questo “mondo rappresentazionale”, o “copia”, o “mondo immaginario”. Tutte queste espressioni costituiscono modi diversi di dire la stessa cosa. Quando si chiede a uno scienziato se ciò che vediamo nel nostro cervello è un mondo rappresentazionale, la risposta è: “Certamente no. Ciò che vediamo nel nostro cervello è una copia del mondo”. In altre parole, prima nega ciò che gli è domandato, ma poi usa una spiegazione ancor più confusa per confermare che in realtà la visione avviene nel cervello. Questo è un metodo disonesto cui ricorrono alcuni scienziati i quali temono che accettando questa verità saranno costretti a rinunciare alla materia, che loro credono essere l’unica cosa esistente.

Altri non se la sentono di negare il fatto che le immagini si costituiscono nel cervello, ma visto che esitano nel dire: “Sì, vedo l’intero mondo nel mio cervello”, danno una risposta più sconclusionata: “Il cervello semplicemente elabora i segnali in entrata e ordina l’attività neuronale, è così che vediamo e udiamo”. Ma in ogni caso, il vero argomento di discussione è dove l’immagine si costituisce una volta che il cervello ha concluso tutta l’elaborazione. La risposta fornita da questo scienziato non è affatto una risposta, ma un breve resoconto dello stadio precedente alla formazione di un’immagine. Il cervello elabora i segnali, ma non per poi rimandarli all’occhio o all’orecchio. Per questa ragione, non è l’occhio a vedere, o l’orecchio a udire. Stando così le cose, cosa fa il cervello dopo avere elaborato i segnali in entrata? Dove viene conservata l’informazione elaborata, e dove è trasformata in immagini o suoni? Chi percepisce questa informazione in forma di immagini o suoni? Quando si chiedono a tali scienziati risposte a domande di questo tipo, essi tentano di negare la verità offrendo lunghi, intricati resoconti. In realtà, è stupefacente che ci sia addirittura un dibattito su una verità così ovvia.

Tutti questi modi di obiettare o di evitare la questione in esame, però, sono deboli e nulli. Finché chi obietta alla verità descritta in queste pagine non trova dati scientifici per confutare il fatto che tutte le nostre percezioni prendono forma all’interno del nostro cervello, ciò che dice non avrà alcuna rilevanza. È un fatto che le immagini e tutte le nostre sensazioni si costituiscono nel nostro cervello. Anche se, però, si coglie con chiarezza questo concetto, si potrebbe ancora negare che è Dio a formare queste immagini. Si potrebbe dire: “Non mi piace nemmeno pensarci”, o “Mi mette a disagio immaginare di non potere in alcun modo vedere la materia reale in sé”, o “La mia vita non ha più significato alcuno”. Si può trovare inquietante il fatto che nulla esista se non Dio. Ma non si può nemmeno dire che si veda ciò che si vede con i propri occhi, o che gli originali di ciò che si vede esistano da qualche parte al di fuori di noi. Questo perché non c’è prova od osservazione scientifica che mostri che le cose stanno così, e nemmeno ne possono esistere. In ogni caso, persino il materialista più determinato accetta il fatto che le immagini sono viste all’interno del cervello.

Questo capitolo sarà dedicato soprattutto a rispondere alle obiezioni di coloro che non riescono ad accettare questo fatto. Leggendo queste obiezioni e le risposte relative, si vedrà che le risposte sono in realtà abbastanza evidenti se esaminate con onestà e senza pregiudizio.

Obiezione: "Quando vedi un autobus arrivare verso di te, ti sposti per evitare di essere investito. Ciò significa che l’autobus esiste. Perché dovresti spostarti se lo vedi nel tuo cervello?"

     
 
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Anche se qualcuno è aggredito da un cane, ciò non cambia il fatto che tutto ciò viene visto nel cervello. Una persona potrebbe vedere lo stesso evento con la stessa chiarezza in un sogno, e fare esperienza della stessa emozione e della stessa paura.

 
     

Risposta: l’errore di coloro che pongono questa domanda è il credere che il concetto di “percezione” si applichi solo al senso della vista. Di fatto, anche tutte le altre sensazioni, come il tatto, il contatto, la durezza, il dolore, il calore, il freddo, l’umidità, si costituiscono nel cervello umano, precisamente nello stesso modo delle immagini visive. Per esempio, qualcuno che sente il metallo freddo della porta mentre scende da un autobus, in realtà “sente il metallo freddo” nel suo cervello. Questa è una verità chiara e ben nota. Come abbiamo già visto, la sensazione tattile prende forma in un’area precisa del cervello, per esempio con i segnali nervosi provenienti dai polpastrelli. Non sono i polpastrelli a indurre la sensazione. Le persone accettano questo fatto perché è stato dimostrato scientificamente. Quando, però, si tratta dell’autobus che investe qualcuno, non solo dell’impressione del metallo interno, in altre parole, quando la sensazione tattile è più violenta e dolorosa, costoro credono che questo fatto in qualche modo perda validità. Anche il dolore o i colpi violenti, tuttavia, sono percepiti nel cervello. Chi è travolto da un autobus sente tutta la violenza e il dolore dell’evento nel suo cervello.

Al fine di comprendere meglio questo fatto, sarà utile riflettere sui sogni. Si potrebbe sognare di essere travolti da un autobus, di aprire quindi gli occhi in un ospedale, di essere portati in sala operatoria, di udire i dottori discorrere, di vedere la famiglia in ansia giungere in ospedale, di rimanere zoppo o di soffrire dolori terribili. Chi sogna percepisce tutte le immagini, i suoni, le impressioni di durezza, dolore, luce, i colori dell’ospedale, di fatto tutti gli aspetti dell’incidente, in maniera molto chiara e distinta, naturali e credibili come nella vita reale. In quel momento, se di dicesse a chi sta facendo questo sogno che è solo un sogno, non ci crederebbe. Ma tutto ciò che vede è un’illusione, e l’autobus, l’ospedale, e persino il corpo che percepisce nel sogno non hanno nessuna controparte fisica nel mondo reale. Sebbene non esistano controparti fisiche, costui ha lo stesso l’impressione che un “corpo reale” sia stato travolto da un “autobus reale”.

Similmente, non c’è validità in quelle obiezioni dei materialisti del tipo: “Ti rendi conto che la materia esiste davvero quando qualcuno ti colpisce”, “Non puoi avere alcun dubbio sull’esistenza della materia quando qualcuno ti dà un calcio al ginocchio”, “Corri via quando ti imbatti in un cane feroce”, “Quando un autobus ti ha travolto, comprendi se è nel tuo cervello o no” o “In questo caso, mettiti in piedi sull’autostrada di fronte al traffico che viene nella tua direzione”. Un colpo netto, il dolore dato dei denti di un cane o uno schiaffo violento non provano che tu sia in relazione con la materia in sé. Come abbiamo visto, puoi fare esperienza delle stesse cose nei sogni, senza controparti fisiche corrispondenti. Inoltre, la violenza di una sensazione non cambia il fatto che la sensazione in questione sia ubicata nel cervello. Questo è un fatto scientifico chiaramente provato.

La ragione per cui alcuni credono che un autobus veloce sull’autostrada o un incidente causato dallo stesso siano prove straordinarie dell’esistenza fisica della materia, è che l’immagine in questione è vista e sentita in modo talmente reale da trarre in inganno. Le immagini intorno a costoro, per esempio la prospettiva e la profondità perfette dell’autostrada, la perfezione di colori, forme e ombre che esse contengono, la vividezza di suoni, odori e consistenza, e la coerenza della logica all’interno dell’immagine possono trarre alcuni in inganno. A causa di tale vivacità, alcuni dimenticano che tutto questo è in realtà una percezione. Non ha importanza quanto le percezioni della mente possano essere coerenti e precise, ciò non cambia il fatto che sono comunque percezioni. Se si è travolti da un’automobile mentre si cammina lungo la strada, o si è intrappolati sotto una casa che crolla durante un terremoto, o si è circondati dalle fiamme durante un incendio, o si inciampa e si cade per le scale, comunque si fa esperienza di tutto questo nella propria mente, e non si entra veramente in contatto con la realtà di ciò che accade.

Quando si è travolti da un autobus, l’autobus nella propria mente travolge il corpo nella propria mente. Il fatto che il risultato sia la morte, o che il proprio corpo sia fatto completamente a pezzi, non cambia questa verità. Se ciò di cui qualcuno fa esperienza nella sua mente finisce con la morte, Dio sostituisce le immagini che gli mostra con immagini che appartengono all’aldilà. Coloro che ora, con un’onesta riflessione, non sono in grado di comprendere questa verità, ne faranno esperienza al momento della morte.

Obiezione: “È vero che vedo tutti gli oggetti nella mia mente, ma le cose che sto vedendo esistono realmente all’esterno."

     
 
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Quando i nervi che giungono al cervello sono recisi, allora non si costituisce nessuna immagine. In questo caso, non c’è significato nella frase: “Gli originali delle immagini esistono all’esterno”, perché non potremmo in alcun modo vedere questi originali, anche se esistessero.

 
     

Risposta: il fatto che percepiamo l’intero mondo nel nostro cervello è stato dimostrato con certezza dalla scienza, e nessuna persona di retto giudizio può sostenere il contrario. Il fatto che le persone, però, non riescono a comprendere è questo: se percepiamo tutto nella nostra mente, allora come possiamo essere sicuri dell’esistenza delle cose esterne ad essa? Questo dubbio è valido: non possiamo in alcun modo essere sicuri che esistano controparti fisiche delle cose che percepiamo nella nostra mente. Questo perché non possiamo in alcun modo uscire dal nostro cervello e vedere cosa c’è davvero al di fuori di esso. Questo è il motivo per cui è impossibile sostenere che le immagini nel nostro cervello corrispondano davvero a cose nel mondo esterno. Nessuno – né la persona che lo sostiene, né un neurologo, né un chirurgo del cervello, né un filosofo, né nessun altro – è mai stato in grado di uscire dal suo cervello per vedere cosa c’è al di fuori di esso.

Tutto ciò che una persona sa della sua vita è percepito dal cervello attraverso i segnali elettrici che vi giungono. In altre parole, viviamo sempre nel mondo che esiste all’interno del nostro cervello. Gli uccelli che vediamo guardando il cielo, l’automobile che sta per scomparire alla nostra vista alla fine della strada, le cose nella stanza, il libro che teniamo tra le mani, gli amici, le relazioni e ogni altra cosa – tutto questo è un’immagine copia che giunge al cervello. Nessuno può uscire da questa vita interna al cervello. Né la scienza, né la tecnologia possono essere d’aiuto a farlo. Questo perché qualunque cosa possa inventare uno scienziato, lo inventa comunque all’interno di quell’immagine nel suo cervello. Per questa ragione, l’oggetto che inventa per vedere il mondo esterno rimane comunque nel suo cervello.

Sebbene la verità di ciò sia perfettamente chiara, alcuni ancora sostengono che le immagini che vedono corrispondono a realtà fisiche nel mondo esterno. Costoro credono nella “materia” (anche se non hanno mai visto la materia in sé), e ignorano il fatto che la materia non è altro che un nome che si dà alle illusioni che si percepiscono. Non è possibile per nessuno sapere come davvero appaia la materia, perché nessuno è mai stato faccia a faccia con l’originale di nulla. Dal tempo del primo uomo fino a oggi, non un solo essere umano ha mai udito l’originale di alcun suono, né visto l’originale di alcuna scena, né ha goduto dell’odore originale di una rosa.

Dobbiamo anche ricordare questo: chiunque affermi che c’è un mondo fisico esistente al di là delle nostre percezioni ha comunque bisogno di occhi con cui vederlo. E quel mondo esterno si trasformerà in segnali elettrici quando passerà attraverso i suoi occhi, e quei segnali elettrici creeranno un’immagine dentro il cervello. Di conseguenza, costui vedrà comunque il mondo all’interno del suo cervello. Se i nervi che conducono al cervello di costui fossero recisi, anche l’immagine del mondo che egli sostiene esistere “là fuori” finirebbe all’improvviso. Stando così le cose, a che giova insistere su qualcosa il cui originale non possiamo vedere in alcun modo, e che non può esserci di alcuna utilità anche se esiste davvero?

Obiezione: "La materia esiste al di fuori del mio cervello. Il dolore dato da un coltello che scivola e taglia la mia mano e il sangue che scorre via non sono un’immagine. Per di più, il mio amico era con me e l’ha visto accadere."

     
 

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Il dolore e il bagnato che si avvertono nel tagliarsi una mano si costituiscono nel cervello. Si potrebbe sognare di tagliarsi la mano e si potrebbe fare esperienza delle stesse sensazioni nel sogno. Ma nel sogno si vede semplicemente un’illusione, e non c’è alcun coltello reale o ferita sanguinante. Stando così le cose, l’impressione di dolore non cambia il fatto che vediamo tutta la nostra vita sotto forma di immagini all’interno del nostro cervello.

 
     

Risposta: in realtà abbiamo risposto a questa obiezione in quella precedente. Data l’importanza dell’argomento, però, sarà di giovamento tornarci sopra di nuovo.

Coloro che affermano cose del genere ignorano il fatto che non solo la vista, ma anche gli altri sensi come l’udito, l’olfatto e il tatto, hanno luogo all’interno del cervello. Per questa ragione affermano: “Può darsi che veda il coltello nel mio cervello, ma l’affilatezza dalla lama è un fatto, guarda come ha tagliato la mia mano”. Il dolore alla mano di costui, tuttavia, il calore e l’umidità del sangue, e tutte le altre percezioni si costituiscono comunque all’interno del cervello. Il fatto che il suo amico possa aver osservato l’incidente non cambia nulla, perché anche questi ha preso forma nella stessa area visiva del suo cervello dove ha preso forma il coltello. Costui può anche fare esperienza delle stesse impressioni in un sogno – il modo in cui ha tagliato la sua mano con un coltello, il dolore alla mano, l’immagine e il calore del suo sangue. In quel sogno può anche vedere l’amico che ha assistito all’incidente. Ma l’esistenza dell’amico non vale a provare l’esistenza fisica di ciò che vede nel sogno.

Anche se qualcuno arrivasse proprio nel momento in cui si stesse tagliando la mano nel sogno e dicesse: “Ciò che vedi sono solo percezioni, questo coltello non è reale, il sangue che scorre via dalla tua mano e il dolore non sono reali, sono solo eventi che osservi nella tua mente”, costui non gli crederebbe, e avanzerebbe delle obiezioni. Potrebbe persino dire: “Sono un materialista. Non credo a tali affermazioni. C’è realtà fisica in tutto ciò che vedo ora. Guarda, non vedi il sangue?”.

Coloro che insistono che la materia esiste davvero all’esterno sono simili a coloro su cui abbiamo appena riflettuto. Nel mondo delle percezioni in cui vivono, per quanto odano le parole: “Tutte queste cose sono percezioni, e non puoi in alcun modo entrare in contatto con le fonti originali di queste percezioni, né puoi sapere se questi originali esistono o meno”, continuano a combattere violentemente la verità.

Ma non dobbiamo dimenticare che nessuno che si tagli la mano dirà semplicemente: “Questa è solo un’immagine”, rimanendosene seduto senza fare nulla in proposito. Questo perché Dio ha creato impressioni che legano le persone alle immagini che percepiscono. Per esempio, se ci si taglia la mano ci si mette sopra qualcosa, la si benda o si va dal dottore. Tutti questi processi, però, accadono, di nuovo, sotto forma di immagini nel cervello. La benda e la medicina che si applicano sono tutte immagini che si costituiscono dentro il cervello.

Obiezione: "Dire che la materia è un’illusione percepita nella mente è compatibile con l’Islam?"

Risposta: alcuni musulmani sostengono che non è compatibile con l’Islam dire che la materia sia un’illusione, e affermano che i sapienti del passato hanno negato questo fatto. La cose non stanno davvero così, però. Al contrario, ciò che affermiamo qui è in assoluta conformità con i versetti del Corano, molti dei quali indicanti l’illusorietà della materia sono estremamente importanti al fine di comprendere correttamente alcuni argomenti rivelati, quali paradiso e inferno, atemporalità, infinito, resurrezione e aldilà.

È incontestabile che, anche se si ignora questo argomento, si può lo stesso vivere completamente nella fede. Si può avere fede, con tutto il cuore e senza alcun dubbio, in ciò che Dio ha rivelato nel Corano. Dobbiamo ancora chiarire, però, che la conoscenza dell’argomento permette di rendere la fede e la certezza più profonde. Vari dotti islamici del passato hanno considerato la questione da questo stesso punto di vista. Gli unici elementi che hanno impedito la diffusione e la conoscenza di quanto avevano da dire sono stati: 1) il fatto che il livello della scienza del loro tempo non era in grado di chiarire pienamente l’argomento e 2) l’esistenza di tendenze che hanno portato al suo fraintendimento.

Il più importante degli studiosi islamici che ha spiegato la vera natura della materia fu l’Imam Rabbani, che è rispettato in tutto il mondo islamico da centinaia di anni ed è considerato “il più grande riformatore del X secolo del calendario musulmano”. Nel suo libro Lettere, l’Imam Rabbani fornisce un commento dettagliato proprio su questo argomento. In una della sue lettere, l’Imam Rabbani afferma che Dio creò l’intero universo a livello della percezione:

Ho usato questa frase sopra, “La creazione di Dio è nella sfera delle sensazioni e delle percezioni”. Ciò significa che “La creazione di Dio è in una sfera tale che in essa non c’è permanenza o esistenza per gli oggetti a parte le sensazioni e le percezioni"46

A un esame accurato si nota che l’Imam Rabbani è attento a sottolineare che il mondo che vediamo, in altre parole tutto ciò che esiste, è stato creato a livello della percezione. Tutto ciò che esiste al di fuori di esso è l’Esistenza di Dio. In realtà, questo concetto di “fuori” è ipotetico, perché una percezione non ha corpo, e non occupa volume. L’Imam Rabbani spiega che le cose (in altre parole la materia) non hanno esistenza all’esterno:

Nulla oltre a Dio esiste all’esterno… Forse tutta la creazione di Dio onnipotente trova costanza nella sfera della percezione… Nello stesso modo in cui la materia non ha esistenza nel mondo esterno, appare all’esterno in una forma senza colore… Se davvero ha un’apparenza fissa, questo è di nuovo solo a livello percettivo. Ha permanenza solo grazie alla maestria di Dio a quel livello. In breve, ha permanenza e apparenza solo a un livello. Non ha esistenza su un piano e apparenza su un altro… Non contiene alcuna traccia all’esterno che può permettergli di essere là visto …47

Come si nota dalla chiara esposizione dell’Imam Rabbani, appellandosi alla scienza o avvalendosi del potere della ragione, si giunge alla conclusione che non è in alcun modo possibile sapere se c’è una vera controparte fisica corrispondente a ciò che si percepisce. Tutto ciò che è possibile vedere è l’immagine che si presenta alla nostra mente. È Dio, il Signore di tutti i Mondi, a creare questa immagine e a presentarla.

Anche il grande studioso islamico Muhyiddin Ibn al-'Arabi crede che l’unica cosa che ha esistenza certa sia Dio, il Quale ha creato l’intero universo solo a livello percettivo. Egli è conosciuto come “il più grande dei maestri” (Shaykh al-Akbar) per la profondità della sua conoscenza, e nella sua opera intitolata Fusûs al-Hikam (I castoni della saggezza), rivela che l’universo è solo un’esistenza ombra che consiste di ciò che è manifestato da Dio:

Devi sapere che, a parte Dio, tutto ciò che esiste, o tutto ciò che c’è nell’universo, è nella stessa relazione con Dio in cui è l’ombra con l’uomo. Stando così le cose, tutto a parte Dio è solo la Sua ombra… Non c’è dubbio che l’ombra esista nella percezione.48

Muhyiddin Ibn al-'Arabi offre una risposta chiara a coloro che si considerano esistenti in maniera indipendente da Dio, e che credono di godere di un’esistenza separata:

Come ti ho spiegato, il mondo è un concetto. Non ha esistenza reale. Questo è il significato di illusione. Pensavi dentro di te che il mondo avesse un’esistenza intrinseca: che questa dipendesse da se stessa, e che esistesse indipendentemente da Dio. Le cose, però, non stanno così. Non vedi che l’ombra ha origine da chi la possiede e, dal momento che è connessa a lui, le è evidentemente impossibile separarsi da chi la possiede… Visto che è così, devi sapere che sei solo un sogno. Tutto ciò che percepisci, e anche tutto ciò che consideri “separato dal Signore” o che “non sono io” è solo un sogno. Tutto ciò che esiste, esiste all’interno di un sogno. Dio è l’unico a possedere una vera esistenza nella sua propria essenza.49

Come dimostrano le parole di Muhyiddin Ibn al-'Arabi, l’uomo è un essere che possiede un’anima insufflata in lui da Dio, una manifestazione di Dio. Dio è tutto ciò che esiste veramente, mentre l’uomo è un sogno. Questa è la verità più importante, e faremmo un grosso errore a pensare il contrario.

Insieme a questi due studiosi, anche Mawlana Jami esprime questa verità sorprendente, che egli incontrò grazie ai segni del Corano e usando le sue capacità di ragionamento, nelle parole: “Qualunque cosa esista nell’universo è solo percezione. È come un riflesso in uno specchio, o un’ombra”.

Come abbiamo visto, i grandi pensatori islamici hanno chiarito perfettamente questa verità, e per questa ragione non è credibile sostenere che sia in conflitto con il Corano e la Sunna, o che sia negata dal mondo islamico. Inoltre, non va dimenticato che è un fatto scientificamente provato, innegabile, che noi vediamo tutto nel nostro cervello. Dato che questo fatto non era scientificamente conosciuto in passato, è abbastanza naturale che alcuni studiosi islamici non vi abbiano fatto riferimento. Inoltre, il fatto che la materia sia un’illusione è stato esposto in maniera alterata in alcuni ambienti, che in tal modo hanno provato a sbarazzarsi delle regole e delle leggi della religione. A causa di queste opinioni distorte e disoneste, alcuni studiosi islamici hanno ammonito contro questi pericoli. Questi commenti, però, hanno travisato la verità. Non dovrebbero essere paragonati con i commenti che abbiamo visto sopra.

Di fatto, l’Imam Rabbani parla di quei filosofi che si allontanano dalla verità nel discutere la questione della materia. Egli sottolinea che ciò che dice è molto diverso dalle loro opinioni distorte. Ecco cosa dice nelle sue Lettere:

Quando mi riferisco al mondo come “immaginario”, non voglio dire che esso è prodotto e foggiato dall’immaginazione… Ovviamente, ciò che veramente significa è che Dio ha creato il mondo al livello percettivo… Una cosa immaginaria non ha vera apparenza o corpo… Questo può essere paragonato a un cerchio creato dalla veloce corsa circolare di un punto. Anch’esso ha un’apparenza, ma non un corpo…

D’altro canto, i filosofi, che sono un gruppo di alienati, in realtà parlano di qualcos’altro. Ciò che intendono è che il mondo è un’opera dell’immaginazione ed è foggiato dall’immaginazione. C’è una grande differenza tra le due cose. 50

Come ha chiarito l’Imam Rabbani, gli antichi sofisti greci dicevano che “la materia è una percezione che abbiamo creato noi stessi”. Questa opinione è razionalmente e scientificamente viziata, e si allontana dalla vera religione. Come abbiamo sottolineato fin dall’inizio, la verità è che la materia è una percezione creata da Dio.

È un grave errore confondere l’opinione falsa di questi filosofi con la spiegazione del fatto che “la materia è una percezione creata da Dio” avanzata dagli studiosi islamici.

Obiezione: "Se tutto è un’illusione, come possiamo spiegare alcuni degli attributi di Dio? "

     
 
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TUTTE LE COSE BELLE SONO OPERE DELLA CREAZIONE DI DIO

Tutte le cose belle che possediamo e vediamo intorno a noi sono manifestazioni dell’attributo di Dio, il Munifico. (al-Wahhab).
 
     

Risposta: alcuni credenti pensano che quando accettiamo la vera natura della materia, cali un velo su diversi nomi di Dio, e che se la materia è semplicemente un’illusione, la manifestazione di alcuni di essi non può essere spiegata. Questo è di nuovo un errore che nasce da un pensiero superficiale e dall’incapacità di comprendere la natura dell’argomento.

Prima di tutto, nessuna forza o idea può fare calare un velo su nessuno dei nomi di Dio. Nessuna verità scientifica può impedire la manifestazione di alcuno di questi nomi. È Dio che crea queste verità in primo luogo. Dio non è legato alle cose e alle leggi che crea. Per questa ragione, nessun potere o conoscenza nel mondo può sbarazzarsi di alcuna di queste manifestazioni. Persino pensare una cosa del genere equivarrebbe a essere incapaci di apprezzare l’infinito potere di Dio.

Inoltre, il fatto che la materia sia solo una percezione che si costituisce nella nostra mente è un’importante prova del fatto che, contrariamente a quanto costoro possono pensare, la manifestazione dei nomi di Dio ha luogo in ogni momento e in ogni luogo. Questo perché, proprio come un film, quest’immagine che si costituisce a livello percettivo non può comparire da sola, e deve esserci qualcosa a mostrarla, e ciò significa un Creatore che la conduce all’esistenza.

Il fatto che l’immagine sia permanente e ininterrotta dimostra chiaramente che il nostro Creatore continua a creare ogni cosa incessantemente. Di fatto, un versetto dice che la terra e il cielo (in altre parole l’universo) non sono fissi e invariabili, che esistono solo in virtù della creazione di Dio, e che smetteranno di esistere quando smetterà la creazione:

Allah trattiene i cieli e la terra affinché non sprofondino, ché, se sprofondassero, nessuno li potrebbe trattenere all'infuori di Lui. In verità Egli è magnanimo, perdonatore. (Sura Fatir: 41)

Nel Corano, sura 27, versetto 64, Dio rivela che Egli “ha dato inizio alla creazione e la reitera”. In un altro versetto, Egli richiama l’attenzione sul fatto che le persone vengono create in ogni momento:

Gli associano esseri che non creano nulla e che anzi sono essi stessi creati.(Sura al-A‘raf: 191)

In altre parole, la ragione della natura permanente e ininterrotta delle immagini che vediamo non è che esse hanno un’esistenza fissa e materiale, ma che Dio le crea in ogni momento. Così la manifestazione continua della creazione di Dio può essere osservata in ogni momento, in ogni cosa che una persona vede o percepisce.

Questa verità rende quindi la manifestazione degli attributi di Dio nell’universo ancora più chiara. Per esempio, se si sa che quando ci si reca in un giardino ogni frutto, fiore e albero è in realtà un’immagine che viene mostrata alla mente, si ricorderà che è Dio, Colui che elargisce (al-Razzaq), che fornisce innumerevoli benedizioni e bellezze, e che mostra queste immagini. Se si possiede una bella casa e si conosce la vera natura dei mobili, dei pezzi d’antiquariato, dell’oro e dell’argento che si trovano in essa, in altre parole se si comprende che sono tutte immagini nel proprio cervello, non è possibile in alcun modo vantarsi di ciò che si possiede. Proprio come il Profeta Salomone (la pace sia con lui), si identificherà Dio, Il Munifico (al-Wahhab) come Colui che mostra la bellezza di questi averi e arricchisce mediante essi. Oppure, quando si convince un altro dell’esistenza e dell’unicità di Dio, del fatto che Egli è l’unico Essere Assoluto, insieme con l’esistenza di paradiso e inferno, si vede allora la manifestazione dell’attributo di Dio, Colui che rivela il vero sentiero, la Guida (al-Hadi).

Dobbiamo qui ricordare la scientificità del fatto che ognuno di noi vede le immagini, ode i suoni che le accompagnano, e ne sente le proprietà fisiche nel cervello. Non è in alcun modo possibile sapere, tramite le nostre percezioni, che cosa si estenda al di fuori di esso, e se questi oggetti vi abbiano alcuna controparte reale. Possiamo essere sicuri, però, che esiste un potere che ci consente di vedere queste immagini e udire questi suoni, e che esiste chi li crea in un rapporto di causa ed effetto. Questa forza è Dio. Se non creasse queste immagini per noi, non ci sarebbe vita in questo mondo. In questo modo, la creazione di Dio e la manifestazione dei Suoi attributi continuano in ogni momento. Per esempio, Dio continua a creare questo libro e le parole che contiene, con i colori delle foto mostrate, per chiunque lo legga.

Ciò ci rivela l’attributo di Dio il Creatore (al-Khaliq), e il potere della Sua creazione. In questo stesso momento, Dio sta mostrando ai miliardi di persone sulla terra miliardi di immagini separate. Ognuna di queste immagini è creata incessantemente, in perfetta armonia, e nei minimi dettagli. A ogni individuo sono mostrate immagini senza il minimo errore nei dettagli. Pensare a questa meraviglia dimostrerà l’infinito potere di Dio e il fatto che Egli è l’unico Sovrano dei Mondi.

Quando dice che la materia è stata creata a livello della percezione, l’Imam Rabbani spiega che anche i nomi di Dio sono manifestati a livello della percezione:

… il Dio Glorioso assegnò un’apparenza da tutte le apparenze per i nomi da tutti i nomi nella sfera della non-esistenza con il suo Perfetto Potere. Ed Egli la creò nella sfera delle sensazioni e delle percezioni. Nel tempo in cui volle e nel modo in cui volle… La costanza del mondo non è a livello esteriore ma a livello delle sensazioni e delle percezioni… Persino all’esterno, non c’è nulla di permanente e di esistente diverso dall’essere e dagli attributi di Dio Onnipotente.51

È impossibile, per chiunque comprenda questa verità, inorgoglirsi del proprio successo, della ricchezza, dei possedimenti e dei titoli. Dal momento che in ogni istante, in ogni luogo, egli sa che c’è una manifestazione del nome di Dio, e di percepire un’immagine che Dio crea in lui, non può mai dimenticare quanto è inerme e bisognoso di fronte a Dio.

Egli crede nella verità definita in questo versetto come "Haqq-al yaqin'", o verità della certezza:

O uomini, voi siete bisognosi di Allah, mentre Allah è Colui che basta a Sé stesso, il Degno di lode.(Sura Fatir: 15)

Obiezione: "Questa è una vecchia filosofia che fu avanzata un tempo dagli idealisti"

Risposta: alcuni, sentendo un profondo disagio di fronte alla vera spiegazione concernente la materia, provano a paragonare la verità per cui la materia è un’illusione che percepiamo nel nostro cervello con filosofie precedenti. Gli sviluppi della scienza, però, rivelano che si tratta di un fatto scientifico, non di una mera speculazione filosofica. Gli sforzi di costoro sono quindi del tutto vani.

In più, il fatto che altri pensatori in diverse epoche abbiamo sostenuto un’idea simile, non la smentisce né la svaluta. Il fatto che la materia sia una percezione è stato compreso e affermato nel nostro tempo come pure in tempi passati.

Le idee degli idealisti del passato non sono state inoltre smentite dai materialisti che comparvero più tardi. Perciò, dire: “questa idea è stata espressa nel passato” non prova nulla.

L’idea per cui percepiamo il mondo nel nostro cervello non è una speculazione filosofica:

Non è la prima volta che si scopre la verità sulla materia, sebbene sia vero che nel passato sia stata discussa solo in forma di speculazione filosofica. Questa verità, però, è ora stata provata scientificamente.

Molti pensatori, studiosi religiosi e scienziati nel corso della storia hanno sollevato questo argomento, e spiegato che la materia è in realtà un insieme di percezioni. Per esempio, i filosofi greci antichi come Pitagora, la scuola eleatica e Platone – con la sua allegoria della caverna – hanno considerato la questione da quella prospettiva. I documenti che sono giunti fino a noi mostrano che religioni quali lo zoroastrismo, il buddismo, il taoismo, l’ebraismo e il cristianesimo, hanno tutte discusso l’argomento. Anche importanti studiosi islamici come l’Imam Rabbani, Muhyiddin Ibn al-'Arabi e Mawlana Jami hanno discusso l’essenza della materia nello stesso modo. Sono, tuttavia, le idee del filosofo irlandese Berkeley che necessitano della discussione più dettagliata.

Berkeley affermò che la materia è una totalità di percezioni. Egli andò incontro ad attacchi feroci da parte dei materialisti del tempo, i quali credevano che la materia godesse di esistenza fisica; provarono quindi a farlo tacere con insulti e calunnie. Un altro materialista, Bertrand Russell, fece lo stesso. Sebbene Russell sia uno dei pensatori su cui i materialisti ripongono la più grande fiducia, e sebbene sia considerato un grande sostenitore del punto di vista materialista, egli non riuscì a confutare ciò che Berkeley aveva affermato. Nel suo libro I problemi della filosofia, descrisse la situazione in questi termini:

… Berkeley ha il merito di avere mostrato che l’esistenza della materia può essere negata senza assurdità, e che se ci fosse qualcosa che esiste indipendentemente da noi, questo non può essere l’oggetto immediato delle nostre sensazioni.52

Vista, però, la mancanza di fatti scientifici al tempo in cui vissero, né Berkeley né altri pensatori furono in grado di sostenere la loro opinione con prove empiriche. Non fu quindi possibile comprendere completamente la materia o discuterne ampiamente, in particolare data la pressione da parte di coloro che sostenevano l’opposto. Alcuni di questi non valutarono correttamente la verità che era stata scoperta, e anche se ci si approssimarono, non riuscirono a trarre le conclusioni esatte. Altri, con piani nascosti, provarono a deviare l’argomento in una direzione completamente errata.

L’essenza della materia è un fatto scientifico:

Nel nostro tempo, però, la “percezione della materia nella mente” non è più un problema di speculazione filosofica, ma è diventato un fatto confermato da prove scientifiche. I progressi del mondo scientifico hanno rivelato il funzionamento degli organi sensoriali umani. Come abbiamo visto all’inizio di questo libro, tale funzionamento è lo stesso per ogni organo sensoriale. I segnali che giungono ai nostri organi sensoriali dal mondo esterno sono trasformati in segnali elettrici dalle cellule e inviati dai nervi alle aree percettive del nostro cervello. Così l’uomo vede, ode, odora, gusta o tocca il mondo nelle minuscole aree percettive nel suo cervello.

Questi fatti scientifici sono ora completamente chiari, e possono essere trovati in qualunque libro di fisiologia o testo scolastico di biologia. Il modo in cui le immagini e le percezioni si costituiscono nel cervello si insegna ora in dettaglio nelle scuole di medicina. Con il progresso della nostra conoscenza, scienze quali la fisica, la fisica quantistica, la psicologia, la neurologia, la biologia e la medicina hanno chiarito i dettagli effettivi del processo.

Per esempio, il fisico teorico Fred Alan Wolf, che ha ricevuto un’attenzione notevole per la sua ricerca ed è stato premiato per otto dei suoi libri, spiega che la fisica quantistica in particolare ha rivelato che il mondo che vediamo è in realtà un’illusione:

… c’è qualcosa al di là di tutto il materialismo, al di là del mondo fisico, fuori dal quale tutta la realtà, l’intera esistenza, di proietta. Questo potrebbe sopraffare il dualismo tradizionale – e prendo questa posizione non come mistico, ma come fisico quantistico. Credo che la nostra comprensione più moderna del mondo fisico implichi la possibilità di un regno ineffabile, un regno mistico, un regno “immaginale”, dal quale emerge il mondo fisico. Qualcosa di simile a ciò che [il fisico tedesco e pioniere della meccanica quantistica] Werner Heisenberg suggerì quando introdusse la nozione di coscienza nella fisica – quando disse che è l’osservatore che crea l’osservato semplicemente mediante l’atto di osservare… Io vedo la realtà in modo diverso. La realtà per me è più simile a un sogno – vedo una realtà di sogno. Immagino un sognatore, o un grande spirito, di cui siamo tutti parte… E credo che avvalendoci di questo modello, piuttosto che tentando di ridurre tutto al livello più semplice, potremo raggiungere alcuni veri successi scientifici.53

Questo scienziato ha capito il fatto che il mondo materiale è davvero un’“illusione”, alla luce delle scoperte scientifiche, e come lui tanti altri. Il negare questa evidente verità scientifica avviene per ragioni ideologiche, non scientifiche. Questo perché questi scienziati non vogliono accettare questo fatto, sapendo, e lo sanno, che esso minerà definitivamente il materialismo a cui sono così caparbiamente attaccati. Di fatto, il dott. Wolf chiarisce che questa verità escluderà qualunque possibilità di materialismo.

Quando si riflette sui risultati scientifici che sono stati ottenuti, non è credibile considerare come una speculazione filosofica il fatto di percepire il mondo esterno all’interno del nostro cervello. Non è affatto una speculazione filosofica, ma un fatto scientifico chiaramente rivelato da scoperte scientifiche. È una realtà in cui ognuno vive e che nessuno può negare. Ognuno, religioso o meno, ne è consapevole, senza riserve, e anche se lo nega, ciò non significa nulla.

Obiezione: "Il tema della verità riguardante la materia è equivalente all’idea dell’unità dell’essere (Wahdat al-Wujud)?"

Risposta: è vero che l’idea dell’unità dell’essere è qualcosa che molti studiosi islamici del passato hanno discusso nel riflettere su alcuni temi presenti in questo libro. Ciò che è stato discusso qui, però, non è esattamente equivalente all’unità dell’essere.

Nel corso della storia, molti studiosi e pensatori hanno spiegato questo principio. Alcuni di loro, però, sono stati sviati da un’idea errata, e hanno considerato le cose create da Dio come assolutamente non-esistenti. Dire che la materia è un’illusione che si costituisce dentro il nostro cervello, però, non significa che “nessuna delle cose che vediamo esiste”. Questo perché tutte le cose che vediamo, le montagne, i prati, i fiori, le persone, i mari, in breve tutto ciò che ci appare, tutto ciò la cui esistenza Dio ha descritto nel Corano, è stato creato ed esiste davvero. Ognuna di queste cose, però, esiste come immagine.

Tutto ciò che è stato creato da Dio esiste, che noi lo vediamo oppure no. È stato in ogni caso creato e, come abbiamo visto, continuerà a esistere nella memoria di Dio dal momento della sua creazione al momento della sua morte. [Per ulteriori informazioni si veda Eternity Has Already Begun (L’eternità è già cominciata)di Harun Yahya].

Di conseguenza, il fatto che la materia sia un’illusione nella nostra mente non significa che non esista. D’altra parte questo ci dice qualcosa sulla natura della materia, cioè che è una percezione.

Obiezione: "Come si può amare qualcosa che si sa essere un’illusione? Se accettiamo il fatto che tutto sia un’illusione che si costituisce all’interno della nostra mente, come possiamo amare nostra madre, nostro padre, gli amici e i profeti?"

     
 
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Dire, "Dio crea ogni cosa sotto forma di immagine" non è lo stesso che dire “queste cose non esistono” Tutto ciò che Dio crea: persone, edifici, laghi, cielo e ogni altra cosa, esiste davvero. Tutto esiste, però, sotto forma di immagini, e possiamo vederlo solo nel nostro cervello.
 
     

Risposta: una persona che chiede questo non sa, o non ha compreso di essere anch’egli un’illusione. Mentre accetta che i suoi amici e la sua famiglia siano illusioni, crede se stesso assoluto. Come coloro che gli sono vicini, però, anch’egli è un’illusione. Il corpo che vede e tocca, come quello di coloro che ama, è un’immagine che si costituisce all’interno del suo cervello.

Inoltre, il fatto che anche gli amici e la famiglia di tali persone siano percezioni nella loro mente, non impedisce di amarli. Se si amano la propria famiglia e i propri amici per la loro esistenza corporea, allora questo è in ogni caso un falso amore. Il vero amore consiste nell’amare qualcuno per le caratteristiche manifestate in lui da Dio. Per esempio, sebbene non abbiamo mai visto il Profeta Muhammad (che Dio lo benedica e gli conceda pace), proviamo grande amore e affetto per lui perché sappiamo che molti degli attributi di Dio, quali il Patrono (Al-Wali), il Re (Al-Malik), il Generoso (Al-Karim), il Procuratore (Al-Wakil), la Guida (Al-Hadi) si manifestano in lui. Ma la sola fonte di questo amore che proviamo per il profeta Muhammad (Dio lo benedica e gli conceda la pace) è l’amore e l’affetto che proviamo per il suo vero Signore, Dio.

I musulmani amano le persone, e anche tutte le altre cose, a causa del loro amore per Dio, e perché tutto è Sua manifestazione. Per esempio, un musulmano che ama una giovane gazzella, la ama perché la compassione e l’amore di Dio si manifestano in essa, perché le qualità degne d’amore che Dio ha creato nell’animale lo allietano, e il suo aspetto gli ispira un sentimento di compassione. Non ama l’animale in se stesso, né altre creature in se stesse, come entità indipendenti.

Un musulmano non prova amore né sente legami per nessuna persona o cosa in modo indipendente. L’origine di tutto l’amore è l’amore di Dio. Un versetto del Corano recita: “…all'infuori di Lui, non c'è per voi né patrono né soccorritore”,e sottolinea che l’uomo non ha altro amico oltre a Dio. (Al-Baqara: 107) Un altro versetto chiede: “Non basta forse Allah al Suo servo?(Az-Zumar: 36). Stando così le cose, coloro che amiamo non possono essere nostri amici e genitori indipendentemente da Dio. Ecco che questa verità è semplicemente rafforzata dal fatto che tutta la nostra famiglia e tutti i nostri amici sono percezioni nella nostra mente. Quando amiamo nostra madre, ciò che in realtà amiamo sono le qualità di Dio che Egli ha manifestato in lei, il Misericordioso (Ar-Rahim), il Compassionevole (al-Rauf) e il Protettore (al-Asim). Oppure, quando amiamo un fratello credente, in realtà amiamo la allietante moralità che Dio manifesta in lui. Dal momento che speriamo che il suo carattere e la sua natura allietino Dio, allietano anche noi. Dal momento che vediamo che egli ama e teme Dio, riceviemo piacere anche da questa immagine di fede che Dio ha creato. Per questa ragione, quando amiamo qualcuno, che abbia o meno un’esistenza fisica separata, in realtà amiamo Dio, e il nostro amore e il nostro affetto per quell’immagine sono in realtà amore e affetto per la loro vera origine, Dio.

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Coloro che amano gli altri indipendentemente da Dio, come se avessero un’esistenza indipendente distinta da Lui, commettono un grave errore. Secondo il Corano, l’amore e la devozione devono essere provati solo per Dio, e le altre cose sono amate perché sono Sue manifestazioni. Ecco cos’ha da dire Dio su coloro che amano le persone e attribuiscono loro un’esistenza indipendente:

E fra gli uomini vi sono coloro che attribuiscono ad Allah degli uguali e li amano come amano Allah. Ma coloro che credono hanno per Allah un amore ben più grande. Se gli empi potessero vedere, [come] quando vedranno il castigo, che tutta la forza è di Allah, e che Allah è implacabile nel castigo!(Sura al-Baqara: 165)

     
 
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Un musulmano che prova amore, affetto e interesse per le cose che Dio ha creato, in realtà prova questi sentimenti per la creazione di Dio, e per il potere e la maestria che essa contiene. Egli sa che la bellezza in una creatura vivente in realtà appartiene a Dio.

 
     

Come questo versetto rivela, attribuire alle persone o alle cose un valore al di fuori dell’esistenza di Dio significa considerarli Suoi eguali e Suoi associati. Nulla di ciò che esiste, però, ha il potere di fare alcunché o compiere alcuna azione a parte Dio. In molti versetti del Corano, si mettono in guardia le persone dall’attribuire potere a qualunque cosa che non sia Dio:

In verità coloro che invocate all'infuori di Allah, sono [Suoi] servi come voi. Invocateli dunque e che vi rispondano, se siete sinceri! Hanno piedi per camminare, hanno mani per afferrare, hanno occhi per vedere, hanno orecchie per sentire? Di': «Chiamate questi associati, tramate pure contro di me e non datemi tregua: ché il mio Patrono è Allah, Colui che ha fatto scendere il Libro, Egli è il Protettore dei devoti. E coloro che invocate all'infuori di Lui non sono in grado di aiutarvi e neppure di aiutare loro stessi». Se li chiami alla retta via, non ti ascolteranno. Li vedi: rivolgono lo sguardo verso di te, ma non vedono. (Sura al-A‘raf: 194-198)

Com’è chiaramente affermato in questo versetto, nessuno, oltre a Dio, può aiutare qualcun altro. Nemmeno i genitori, i figli o gli amici, la cui esistenza si presume nel corso della vita, possono in realtà fare nulla per aiutarlo. L’aiuto da parte degli amici e della famiglia ha luogo unicamente con la volontà e il permesso di Dio. Non è nemmeno possibile aiutare se stessi senza la volontà di Dio. È persino impossibile per chiunque camminare, vedere o provare sensazioni, in breve sopravvivere, se ciò non è volontà di Dio.

Né va dimenticato che le cose e le persone, la cui esistenza esterna non possiamo conoscere, ma che alcuni affermano abbia luogo fisicamente nel mondo esterno, saranno portati via nell’aldilà a coloro che affermano queste cose. Come ha rivelato il Corano, ognuno sarà chiamato a rendere conto da solo. In altre parole, come ognuno è in realtà solo con Dio in questo mondo, così sarà chiamato a rendere conto nello stesso modo dopo la morte. Dio lo afferma in un versetto;

Siete venuti a Noi da soli, come vi abbiamo creati la prima volta. Quello che vi abbiamo concesso, lo avete gettato dietro le spalle. Non vediamo con voi i vostri intercessori, gli alleati che pretendevate fossero vostri soci. I legami tra voi sono stati tagliati e le vostre congetture vi hanno abbandonato. (Sura al-An‘am: 94)

Quando si guarda un amico, per esempio, ognuno ne vede l’immagine creata da Dio nella mente. Se i nervi che giungono al cervello fossero recisi, l’immagine dell’amico sparirebbe. Solo Dio è Vivente ed Eterno. Allora, in questo caso, come si può essere attaccati a qualcosa, con il cui originale non si può in alcun modo stabilire contatto, e che esiste solo nella mente? Non va dimenticato che solo Dio va amato e solo a Lui ci si deve affidare.

Obiezione: "Si vuole che i propri cari siano reali e permanenti come se stessi."

     
 
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Quando un musulmano ama qualcuno, in realtà mostra il suo amore per Dio. La vera fonte di amore per un’immagine che Dio ha creato è il nostro amore per Dio, il Quale crea quell’immagine in una forma che possiamo amare.

 
     

Risposta: alcuni di coloro che obiettano a questo argomento dicono: “Una persona vuole che i suoi amici siano reali e permanenti come lui. Come possono essere diversi?"

Tali affermazioni mostrano che costoro non hanno compreso ciò che abbiamo detto sulla vera natura della materia, o non ci hanno riflettuto abbastanza a fondo. Coloro che dicono queste cose non sono “reali e permanenti” come credono di essere, quindi non possono aspettarsi che lo siano i loro cari. Quando si prende in esame l’argomento, si comprende che il proprio corpo è meramente un’immagine che Dio mostra alla propria anima.

Alcuni, nel sentire il proprio corpo, nel sentire dolore quando si tagliano un dito, o nel soddisfare alcuni dei bisogni fisici del corpo, potrebbero avere l’impressione che il loro corpo abbia una vera esistenza fisica. Il corpo di una persona, però, è in realtà una percezione, proprio come ogni altra cosa, e nessuno può in alcun modo sapere se il suo corpo abbia una controparte fisica al di fuori della percezione che ne ha. Per esempio, il dolore che si prova nel tagliarsi un dito è, anch’esso, una percezione. Così anche l’impressione di pienezza che si ha dopo aver mangiato. Anche dei segnali artificiali provenienti dall’esterno del corpo umano possono produrre le stesse impressioni. Nessuno, però, può in alcun modo essere sicuro dell’esistenza fisica del proprio corpo.

l’anima che Dio ha dato all’uomo che sente dolore o comprende le parole su una pagina, e per questo, l’individuo stesso è anch’egli una manifestazione di Dio. Costoro non sono reali e permanenti come potrebbero credere.

Obiezione: "Concludere che l’universo è un insieme di percezioni significa abbandonare l’indagine sul funzionamento dell’universo, in altre parole la scienza."

     
 
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È possibile creare un’impressione di sazietà con segnali artificiali inviati dall’esterno del cervello umano. Questi possono indurre un senso di sazietà, anche se non si è mangiato nulla.

 
     

Risposta: questo è un tipo di obiezione generalmente avanzato dai materialisti, ed è usato per mostrare che questo argomento si oppone alla scienza e intende negarla. È, però, chiaramente falso e privo di validità.

Dio ci mostra le immagini di cui facciamo esperienza all’interno di noi stessi unite da una rete di relazioni di causa ed effetto, tutte connesse da leggi. Le immagini del giorno e della notte che si costituiscono nel nostro cervello, per esempio. Percepiamo la notte e il giorno connessi al sole e al movimento della terra. Quando l’immagine del sole nella nostra mente è nel punto più elevato, sappiamo che è mezzogiorno, e quando il sole tramonta, assistiamo al calare della notte. Quando creava le percezioni dell’universo, Dio le creava con una relazione di causa ed effetto. Non facciamo mai esperienza del giorno dopo che il sole è tramontato. Quindi la scienza è osservazione e studio di questa relazione di causa ed effetto creata da Dio nella nostra mente.

Prendiamo in esame un altro esempio: nell’illusione all’interno della nostra mente, se lasciamo andare una penna, questa cade per terra. Dalla ricerca sulla relazione di causa ed effetto che regola questo tipo di eventi risulta la scoperta della “legge di gravità”. Le immagini che Dio ci mostra nella mente, vengono presentate in connessione con cause e leggi particolari. Una delle ragioni della creazione di queste cause e leggi è che la vita è creata come una prova. La scienza è nata come risultato della ricerca sull’ordine all’interno del quale funzionano queste leggi e l’insieme di percezioni che sono chiamate “universo”. Ecco perché è molto importante studiare la scienza, le leggi che appaiono regolare le immagini straordinarie che Dio ha creato.

     
 
materialismo, cervello, vista, udito, percezione, immaginazione
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Il sorgere e il tramontare del sole sono immagini che si costituiscono nel cervello delle persone. Quando si osserva il tramonto nella mente, è l’anima a trarne piacere.

Dio possiede il potere di creare effetti senza cause. Una prova di questo è il modo in cui si può sentire il calore del sole in un sogno, anche se il sole non è in realtà presente.

     

In conclusione, non c’è giustificazione per le affermazioni materialiste secondo cui accettare il fatto che la materia sia una percezione significhi negare la scienza. Al contrario, coloro che accettano genuinamente questo fatto, vedono la scienza come un modo importante di comprendere questo insieme di immagini, e i segreti che celano.

C’è una grande differenza tra questa concezione della scienza e quella dei materialisti. Le leggi della natura che abbiamo scoperto osservando la totalità delle immagini in questione sono le leggi di Dio, che ha creato quella totalità. L’opinione sulla scienza sostenuta dai materialisti, i quali credono che la materia abbia un’esistenza reale, e cioè che le leggi della natura nascano dalla materia stessa, e che siano queste leggi ad averli in realtà creati, crolla alla luce di questa verità.

Né va dimenticato che Dio possiede il potere di creare tutte queste percezioni senza bisogno di alcuna causa o legge. Per esempio, Dio può creare una rosa senza usare il seme, o la pioggia senza bisogno delle nuvole, o l’ombra e il giorno e la notte senza il sole. Dio rivela questo fatto in un versetto:

Non hai visto come distende l'ombra, il tuo Signore? E se avesse voluto l'avrebbe fatta immobile. Invece facemmo del sole il suo riferimento; e poi la prendiamo [per ricondurla] a Noi con facilità. Egli è Colui che della notte ha fatto una veste per voi, del sonno un riposo e ha fatto del giorno un risveglio.(Sura al-Furqan: 45-47)

Come abbiamo visto in questo versetto, Dio rivela di avere prima creato l’ombra, poi il sole come causa di essa. I sogni sono un esempio che può aiutare a comprendere meglio questa creazione. Sebbene i nostri sogni non abbiano una controparte materiale, comunque percepiamo la luce e il calore del sole. Da questo punto di vista, i sogni sono indicazioni del fatto che la percezione del sole può essere creata nella nostra mente senza che esso ci sia davvero.

Con questa prova, comunque, Dio ha anche dato agli umani una ragione per ogni cosa. Il giorno è causato dal sole, e la pioggia dalle nuvole. Tutte queste sono immagini che Dio crea individualmente nella nostra mente. Creando una causa prima di un effetto, Dio ci rende possibile credere che ogni cosa funzioni secono regole specifiche, e perciò ci rende possibile portare avanti la ricerca scientifica.

Obiezione: "Non c’è contraddizione tra la descrizione dell’essere di Dio mediante le prove della Sua esistenza in natura da un lato, e, dall’altro, l’affermazione che il mondo fisico, avanzato come prova della Sua esistenza, non esiste?"

     
 
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Dio mostra le immagini che crea in una connessione di cause ed effetti. Quando una mela cade da un albero, per esempio, cade sempre al suolo, non va mai in alto né rimane sospesa in aria. Lo studio di questi effetti e leggi che Dio ha creato costituisce il campo di studio della scienza. Ne risulta che, seppure l’intero universo sia una totalità di percezioni, ciò non annulla né elimina la necessità della ricerca scientifica.

 
     

Risposta: alcuni, che non hanno pienamente compreso l’essenza della materia, pensano che l’affermazione: “Il mondo fisico consiste di un insieme di percezioni” significhi “Nulla esiste”. Dire, però, che la materia è una totalità di percezioni o un’immagine che percepiamo nel nostro cervello, non è come dire che la materia non esiste. C’è un universo fisico, ma esiste solo come totalità di percezioni. Proprio come i nostri sogni, esiste unicamente a livello percettivo.

L’esistenza della materia a livello percettivo è una prova certa dell’esistenza di Dio. Questo perché, dal momento che nulla di ciò che esiste a livello percettivo (solo come immagine) può creare se stesso, se ne deduce che deve esserci un Creatore che le dà origine. Perciò, il fatto che l’universo fisico sia solo un’immagine è prova concreta dell’esistenza e dell’unicità di Dio. Per questa ragione, non c’è contraddizione tra il fatto che la materia sia un’immagine e il fatto che le cose esistenti manifestino l’esistenza di Dio. Piuttosto il contrario, l’uno è conseguenza logica dell’altro.

Dio ha creato tutto ciò che esiste. Lo ha creato, però, come immagine. Esaminare e studiare le proprietà di questi oggetti-immagine fornisce la prova della superiorità della creazione di Dio, della Sua maestria e della Sua infinita sapienza. Ne risulta che non c’è contraddizione tra l’affermare che la materia è una totalità di percezioni e di seguito studiarne le proprietà e vedere la grandezza e il potere di Dio.

Va anche chiarito che alcuni credono che Dio esista solo finché esistono esseri che pensano a Lui (Dio è sicuramente al di là di ciò), e come risultato di questo grave errore avanzano una quantità di obiezioni. Se Dio, però, volesse, potrebbe eliminare tutte le immagini che ha creato, e distruggere tutto ciò che esiste, ma Egli esisterebbe ancora. Questo perché è Infinito ed Eterno. Molti versetti richiamano l’attenzione sul fatto che Dio può distruggere qualunque cosa voglia in qualsiasi momento:

Se volesse vi annienterebbe, o uomini, e ne susciterebbe altri. Allah ha tutto il potere di farlo. (Sura an-Nisa’: 133)

O uomini, voi siete bisognosi di Allah, mentre Allah è Colui che basta a Sé stesso, il Degno di lode. Se volesse, vi farebbe perire e susciterebbe una nuova creazione. Ciò non è difficile per Allah. (Sura Fatir: 15-17)

È un fatto molto importante che anche se Dio distruggesse tutto ciò che esiste, ciò che conta sarebbe ancora la Sua esistenza. Dio esisteva prima di ogni cosa, e continuerà a esistere anche se tutto il resto smettesse di esistere. Ciò è rivelato in un versetto:

Tutto quel che è sulla terra è destinato a perire, [solo] rimarrà il Volto del tuo Signore, pieno di Maestà e di Magnificenza. (Sura ar-Rahman: 26-27)

     
 
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Quando si guarda una foca la si vede nel proprio cervello. Anche le caratteristiche di questa creatura si studiano nel proprio cervello. Ciò di cui si viene a conoscenza mostra l’infallibilità della creazione di Dio, e la superiorità della Sua saggezza.

Non possiamo sapere se due persone che guardano dei tulipani rossi vedano esattamente la stessa tonalità di rosso.

     

Obiezione: "Se accettiamo questa descrizione, allora non possono sussistere i concetti di lecito o illecito."

Risposta: questa affermazione è assolutamente irrealistica. Il fatto che il mondo fisico si costituisca nelle nostre percezioni non elimina il segreto della prova. Che la materia esista come percezione o all’esterno della nostra mente, ciò che Dio ha dichiarato proibito è proibito, e ciò che è lecito è lecito. Per esempio, Dio ha proibito di mangiare maiale. Dire “Il maiale è solo un’immagine nella mia mente” e quindi continuare a mangiarlo è evidentemente ipocrita e ottuso. Oppure, dire: “Queste persone sono solo immagini nella mia mente, quindi non importa se mento loro”, non è una cosa che, chiunque tema Dio e abbia compreso ciò di cui stiamo discutendo, farebbe mai. Ciò vale per tutti i limiti, gli ordini e le proibizioni imposti da Dio. Il fatto di cui stiamo discutendo non abolisce il dovere di fare l’elemosina, per esempio. Il fatto che l’elemosina che facciamo esista nella mente delle persone a cui la diamo, non significa che non sia necessario compiere questo dovere. Dio ha creato l’intero mondo come una totalità di percezioni, però, nell’ambito di queste percezioni, siamo comunque obbligati a osservare ciò che il Corano ha rivelato.

In passato, alcuni distorsero questa verità per provare ad abolire i concetti di lecito e illecito. Costoro, però, già possedevano un sistema distorto di credenze, e probabilmente hanno voluto usare questa verità per i loro scopi. Ma si dovrebbe comprendere che la conclusione a cui giunsero era scorretta.

In conclusione, chiunque esamini con onestà la situazione, vedrà chiaramente che, per gli scopi della prova dataci da Dio, non è necessario che la materia esista. Dio ha creato questa prova all’interno del mondo delle immagini. Non ci sono basi per sostenere che la materia debba esistere affinché qualcuno preghi o distingua lecito e illecito. Inoltre, ciò che importa è l’anima. È l’anima che sarà punita o premiata nell’aldilà. Per questa ragione, il fatto che la materia sia una percezione nella nostra mente non ci impedisce di fare ciò che è lecito e di evitare ciò che è illecito o di compiere i nostri doveri religiosi.

A questo punto, è necessario chiarire che coloro che affermano di non avere responsabilità per le immagini diranno, quando saranno mandati all’Inferno: “Credevamo di non essere responsabili, per questo siamo qui”. Costoro, anche se comprenderanno che l’Inferno è un’immagine, come lo è il mondo, comunque ne soffriranno il tormento in eterno.

Obiezione: "Tutti dicono che le foglie sono verdi quando guardano un albero. Dal momento che tutti descrivono l’albero nello stesso modo, ciò significa che esso non esiste solo nella mia mente."

     
 

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Non possiamo sapere in alcun modo se il colore a cui ci riferiamo come verde appaia nello stesso modo a un altro osservatore. Per esempio, la foto su questa pagina può essere vista in maniera distinta in due diversi cervelli. Uno potrebbe vedere verde, mentre l’altro potrebbe vedere blu, anche se lo chiama verde. Non si può in alcun modo sapere.

 
     

Risposta: anche noi chiamiamo verde ciò che le persone che ci circondano chiamano verde. Il colore che chiamano verde, però, è lo stesso verde che vediamo nella nostra mente, o si riferiscono a ciò che vediamo blu, e lo chiamano verde? Non c’è alcun modo di saperlo. Come abbiamo già visto, non ci sono colori all’esterno della nostra mente. Ci sono solo diverse lunghezze di onde luminose all’esterno, ed è il nostro cervello che le elabora in colori. I colori prendono quindi forma dentro di noi, e nessun altro può vedere in alcun modo il colore che vediamo nel nostro cervello.

Questo è un argomento che è stato discusso da molti filosofi e scienziati, e questi ultimi sono d’accordo sul fatto che “non possiamo sapere in alcun modo se l’altro vede la rosa che vediamo rossa nello stesso modo, o se ciò che vediamo blu è da lui chiamato rosso”. Questo vale per le percezioni, non solo per il colori. Daniel Dennett, per esempio, esprime il suo pensiero e il suo interesse per l’argomento:

Locke ne discusse nel suo Saggio sull’intelletto umano (1690), e molti dei miei studenti mi raccontano che da piccoli ebbero la stessa idea e ne furono affascinati. L’idea sembra trasparente e certa:

"C’è il modo in cui le cose appaiono a me, e il modo in cui mi suonano, e in cui odorano, e così via. Questo è ovvio. Mi chiedo, però, se il modo in cui le cose appaiono a me sia lo stesso in cui appaiono alle altre persone."

I filosofi hanno composto diverse variazioni sul tema, ma la versione classica è quella interpersonale: come so che tu e io vediamo lo stesso colore soggettivo quando guardiamo qualcosa? Dal momento che abbiamo entrambi imparato i termini da attribuire ai colori allorquando ci hanno mostrato oggetti colorati pubblici, il nostro comportamento verbale si accorderà anche se facciamo esperienza di colori soggettivi completamente diversi – anche se il modo in cui le cose rosse appaiono a me è il modo in cui le cose verdi appaiono a te, per esempio.54

Drew Westen, un professore di psicologia dell’università di Harvard, dice che dal punto di vista scientifico non possiamo in alcun modo sapere se qualcun altro percepisce una rosa nel nostro stesso modo:

Se la percezione è un processo creativo, costruttivo, fino a che punto le persone percepiscono il mondo nello stesso modo? Il rosso appare a una persona come appare a un’altra? Se una persona ama l’aglio e un’altra lo odia, i due amano e odiano lo stesso sapore, o l’aglio ha un diverso sapore per ognuno? La natura costruttiva della percezione solleva la domanda, ugualmente interessante, se, o in quale misura, le persone vedano il mondo per come esso è realmente. Platone sosteneva che ciò che percepiamo è poco più di ombre sul muro di una caverna, proiettate dal movimento di una realtà invisibile nella luce fioca. Che cosa significa dire che una tazza di caffè è bollente? E, l’erba è davvero verde? Una persona daltonica rispetto al verde, al cui sistema visivo manca la capacità di discriminare determinate lunghezze d’onda della luce, non vedrà l’erba verde. L’essere verde, allora, è un attributo dell’oggetto (erba), del percipiente, o di qualche interazione tra l’osservatore e l’osservato? Queste sono domande filosofiche al cuore del problema delle sensazioni e delle percezioni.55

Come si vede, il fatto che diamo le stesse definizioni, o chiamiamo i colori nello stesso modo, non significa che vediamo le stesse cose. Paragonare le percezioni delle persone è assolutamente impossibile, perché ognuno vede un mondo diverso all’interno del suo cervello, che appartiene a lui solo. L’obiezione seguente contiene un’altra spiegazione pertinente a quest’ultima.

Obiezione: "Sono in un giardino con due amici, e noi tre vediamo esattamente le stesse cose. Se ciò che ognuno di noi vede nella sua mente è la stessa cosa, significa che gli originali di queste cose devono esistere all’esterno della nostra mente."

Risposta: il fatto che tu e altre persone vediate le stesse cose non conferma l’affermazione per cui ci sono controparti fisiche di ciò che voi tutti vedete. Questo perché vedi anche i tuoi compagni nella tua mente. Per esempio, quando passeggi con i tuoi amici in un frutteto, così come le mele, le albicocche, i fiori colorati, i suoni degli uccelli, la brezza calda, e gli odori della frutta e dei fiori si costituiscono nel tuo cervello, allo stesso modo prendono forma anche i tuoi amici, e le cose di cui parlate. In altre parole, i tuoi amici camminano nel frutteto che vedi nella tua mente, non in un frutteto del mondo esterno. Il fatto che i tuoi amici vedano le stesse cose che vedi tu non significa dunque che ci sia una controparte fisica di tutto ciò che vedete.

Quando guardi una partita in uno stadio pieno di persone, il fatto che migliaia di persone vedano segnare un gol e reagiscano a esso contemporaneamente non è prova dell’esistenza fisica dello stadio, dei giocatori, dell’arbitro né delle migliaia di persone in tribuna. I giocatori, i tifosi, gli applausi e tutto il resto che vedi là, tutto ha luogo all’interno del cervello. Il giocatore che segna un gol e i tifosi che esultano sono tutti dentro di te. Tu esulti per un gol segnato nella tua mente, e applaudi e acclami insieme alla folla nel tuo cervello. In conclusione, il fatto che le persone che vedi vicino a te confermino ciò che vedi non significa che ciò che vedi abbia una controparte fisica nel mondo esterno. Non importa in quanti siano, le persone che dici essere “proprio accanto” a te sono in realtà nel tuo cervello.

Obiezione: "Percepiamo il mondo esterno come è realmente, quindi non vi è alcuna anomalia nel nostro comportamento. Per esempio, quando si arriva a un dirupo, ci si ferma invece di continuare a camminare oltre il limite."

     
  materialismo, cervello, vista, udito, percezione, immaginazione

Una passeggiata in campagna con i propri amici, avviene in realtà nella mente. Nella propria mente si respira anche l’aria fresca della campagna. Tre persone che osservano dei fiori in campagna ne hanno tre diverse immagini. Questo non può essere prova del fatto che gli originali dei fiori da cui nasce l’immagine esistano davvero.

 
     

Risposta: questa obiezione mostra che chi la pone è seriamente confuso, e non ha compreso cosa abbiamo detto. Questo perché l’obiezione si basa sulla seguente affermazione: “C’è un mondo fisico esterno. Ognuno, però, vede quel mondo in modo diverso nella sua mente”. Costui crede di obiettare a tale affermazione, e per smentirla dice: “C’è una realtà materiale là fuori, e la vediamo per come è. Nessuno la vede in modo diverso. La prova di questo è che, quando c’è l’orlo di un dirupo là fuori, lo vediamo come tale, e smettiamo di camminare".

Ciò che qui si discute, però, è molto diverso da ciò che costui assume. Un argomento afferma: “C’è un mondo esterno, ma lo vediamo in modo diverso da come esso realmente è”. L’altro dice: “Percepiamo ogni cosa di cui facciamo esperienza nella nostra mente, ma non possiamo in alcun modo avere un contatto diretto con nessun tipo di entità indipendente originale. Per questa ragione non possiamo sapere in alcun modo se questi originali esistano nel mondo esterno o meno."

Il fatto che non camminiamo oltre l’orlo di un dirupo non significa che vediamo il mondo esterno come realmente è. Quando si cammina lungo un sentiero diritto e poi ci si ferma all’orlo del dirupo, si cammina per un sentiero nel proprio cervello, e si vede l’orlo del dirupo nel proprio cervello. Di fatto, anche se si cade dall’orlo del dirupo, lo si percepisce comunque nel cervello. Ciò accade esattamente nello stesso modo in cui si viene travolti da un autobus, o si viene morsi da un cane, come già si è visto. Quando si cade dal dirupo, il dolore che si prova per una qualunque ferita o per le ossa rotte, si costituisce comunque nel nostro cervello.

 

Obiezione: "Non ci sono dubbi sul fatto che Dio ci mostra queste immagini per metterci alla prova. Perché, però, Dio, il Creatore di tutte le azioni, dovrebbe provocare tale prova?"

Risposta: naturalmente Dio non ha bisogno di mettere alla prova le persone per vederne gli atteggiamenti, dal momento che è il nostro Signore ad aver creato tutti gli eventi, i tempi e i luoghi. Dio non è vincolato da tempo e spazio. Ciò che per noi è passato e futuro è stato vissuto ed è finito in un istante ai Suoi occhi. Dio, però, ci permette di fare esperienza di queste prove e cause affinché le persone osservino i propri atteggiamenti e comprendano le ragioni che possono condurre in paradiso o all’inferno. Sapendo che Dio è proprio amico – che è infinitamente giusto, compassionevole e amorevole – si accetterà questa Sua creazione.

Dio mostra cose che sono già accadute ai suoi occhi. Dà alle persone l’impressione di compiere queste azioni, mediante il libero arbitrio. Nell’ambito di questa sensazione, Egli annuncia per mezzo del Corano che siamo responsabili di tutto ciò che Egli rivela. Questa responsabilità consiste nell’ubbidire a tutti gli ordini del nostro Signore. Possiamo venire a conoscenza di qualcosa che vada oltre a ciò solo se Dio lo vuole. In tal caso, Dio può rivelarci questo segreto e questa saggezza nel mondo o nell’aldilà. Oppure, mai. Come si afferma in un versetto “essi apprendono solo ciò che Egli vuole(Sura al-Baqara: 255). Qualunque cosa accada, Dio è il nostro Signore e Protettore. È perciò nostro dovere avere fede in Lui, che ci dona tante benedizioni, ed essere lieti di tutto ciò che crea.

Alcuni nel passato hanno colto la verità sull’essenza della materia ma, visto che la loro fede in Dio e la loro comprensione del Corano sono state deboli, hanno espresso idee devianti. Alcuni hanno detto “Tutto è un’illusione, quindi non c’è giovamento nell’adorazione”. Tali idee sono distorte e ignoranti. È vero che tutto è un’immagine presentataci da Dio. È vero anche, però, che Dio ci ordina di ubbidire al Corano. Ciò che dobbiamo fare è osservare attentamente i Suoi ordini e le Sue proibizioni.

Nel Corano, Dio rivela di averci fornito pochissime informazioni sull’anima. Dio ha creato quest’immagine di una prova per una certa causa:

Sicuramente vi metteremo alla prova con terrore, fame e diminuzione dei beni, delle persone e dei raccolti . Ebbene, dà la buona novella a coloro che perseverano.(Sura al-Baqara: 155)

Sarete certamente messi alla prova nei vostri beni e nelle vostre persone, e subirete molte ingiurie da quelli che hanno ricevuto la Scrittura prima di voi e dagli associatori. Siate perseveranti e devoti, ecco il miglior atteggiamento da assumere.(Sura Al ‘Imran: 186)

C’è una notevole saggezza in questa prova. Un aspetto di essa sta nel fatto che siamo messi alla prova e poi mandati in paradiso o all’inferno di conseguenza. Inoltre la saggezza risiede nel modo in cui le persone possono osservare ciò che fanno nel corso della loro vita, e vedere perché la moralità in cui hanno vissuto debba portarli in paradiso o all’inferno nel Giorno del Giudizio. Ma Dio lo sa meglio di tutti. Tutto ciò che possiamo fare è pregare che Egli ci riveli la sua sapienza.

Obiezione: "Da ciò che abbiamo visto fino a ora, la nostra percezione continuerà anche dopo la morte. Durerà per sempre? Il Paradiso e l’Inferno non sono altro che totalità di percezioni?"

     
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IN UNO STADIO PIENO DI TIFOSI OGNUNO OSSERVA UNA PARTITA DIVERSA NELLA SUA MENTE

Entrando in uno stadio per assistere a una partita si pensa di osservare tutti lo stesso evento, ma ciò è errato.

Questo perché un lancio diverso, i giocatori, i tifosi e ogni altra cosa danno forma a immagini diverse nel cervello di ognuno dei presenti. Tutte le migliaia di spettatori, però, credono che si tratti di un’unica partita quella cui stanno assistendo. Persino coloro che la guardano da casa credono di vedere la stessa partita.

Si costituiscono, però, tante immagini quanti sono gli spettatori, e nessuno può distinguere tra la sua propria immagine e la realtà. Né i tifosi nello stadio, né quelli che siedono davanti allo schermo a casa, possono vedere la vera immagine. Questo perché nessuno può uscire dallo schermo nel suo cervello e avere contatto diretto con ciò che è all’esterno di esso. Tutto ciò che costoro possono vedere è l’informazione che raggiunge gli schermi nel loro cervello. Ciò che osserva tutto è l’anima. È il Signore dei cieli e della terra, Dio, che crea l’anima, e le immagini, tanto somiglianti alla realtà, individualmente per ogni essere umano.

 
     

Risposta: Dio ci ha creato in modo tale che possiamo percepire il mondo solo per mezzo di immagini presentate alle nostre anime. In altre parole, possiamo comunque vedere le immagini che ci sono presentate, indipendentemente dall’esistenza di un reale mondo fisico esterno. Dopo la morte, però, Dio creerà l’individuo in modo diverso, sebbene non possiamo sapere in alcun modo quale sarà.

Nondimeno, il fatto che si faccia esperienza di paradiso e inferno come percezioni, non diminuisce affatto il piacere dato dal primo né la sofferenza data dal secondo. Come in questo mondo si sente dolore quando ci si brucia la mano, così si sentirà anche la realtà di questa percezione nell’aldilà. Come si è detto, anche impressioni come il dolore sono percepite nel cervello. Questa percezione di cui tutti fanno esperienza, però, è stata creata per essere oltremodo realistica, proprio come tutte le nostre altre percezioni. Si può persino svenire per la violenza del dolore che si prova. Allo stesso modo, alcune immagini possono dare intenso disagio, anche se sono create come percezioni nella mente. Per esempio, un’immagine o un suono spiacevoli, o un cattivo odore, possono indurre grande disagio. Il fatto che siano percepiti nel cervello non cambia nulla. Perciò, anche se l’inferno sarà presentato all’anima come percezione, questo fatto non servirà ad alleviare il tormento di cui si farà esperienza. Nello stesso modo in cui Dio crea la vita in questo mondo in maniera talmente chiara e convincente che le persone presumono che essa sia “un dato di fatto certo”, Egli ha il potere di fare esattamenre la stessa cosa nell’aldilà. Dio rivela in molti versetti che i tormenti dell’inferno sono davvero insostenibili:

... e che il Mio castigo è davvero un castigo doloroso.(Sura al-Hijr: 50)

Certamente faremo gustare un duro castigo ai miscredenti, e li compenseremo in base alle loro peggiori azioni. Così il compenso dei nemici di Allah sarà il Fuoco, in cui rimarranno in perpetuo: [punizione] per aver smentito i Nostri segni.(Sura Fussilat: 27-28)

Lo stesso vale per il paradiso. Tutto ciò da cui una persona trae godimento o piacere è una percezione che si costituisce nella sua mente. Quando si gode della compagnia del proprio migliore amico, per esempio, ciò avviene nella propria mente. O se si gode della magnifica vista di una cascata, e si ascolta il fragore dell’acqua, in realtà si vedono immagini e si odono suoni nella propria mente. Non c’è dubbio su questo. Ma ciò non impedisce il godimento di quell’immagine. Ecco perché Dio rivela nel Corano che il paradiso rappresenta il risultato supremo per le persone, e che contiene tutto ciò da cui le loro anime riceveranno piacere:

Coloro invece che temono il loro Signore, avranno i Giardini dove scorrono i ruscelli e vi rimarranno per sempre, dono da parte di Allah. Ciò che è presso Allah è quanto di meglio per i caritatevoli. (Sura Al ‘Imran: 198)

Il loro Signore annuncia loro la Sua misericordia e il Suo compiacimento e i Giardini in cui avranno delizia durevole, in cui rimarranno per sempre. Presso Allah c'è mercede immensa.(Sura at-Tawba: 21-22)

Colui le cui bilance saranno pesanti avrà una vita felice. (Sura al-Qari’a: 6-7)

Inoltre, sapendo che è Dio a indurre la visione di queste immagini deliziose, se ne riceverà un piacere ancora più grande. Per esempio, quando cogliamo una mela da un albero, con il suo odore soave e il suo aspetto piacevole, pensando a Dio che ha creato quell’odore e quall’aspetto per noi, trarremo ancor più godimento da quell’immagine di quanto facciano gli altri. Dio preparerà immagini diverse del paradiso per ogni credente, dove a costui saranno donati gli esempi migliori di qualunque cosa brami la sua anima. In questo mondo e nell’aldilà, l’unico amico, protettore e creatore è Dio. Tutti i profeti, gli apostoli, i credenti devoti, le urì e gli altri che vedrà con lui in paradiso, sono esseri che costituiscono la più chiara manifestazione dell’amicizia, dell’amore e della vicinanza di Dio.

È abbastanza evidente che Dio ci permette di ricevere questa totalità di percezioni nel corso della nostra vita. Una persona onesta che lo comprende non può provare dubbi sulla Sua giustizia, la Sua creazione priva di difetti, e sul fatto che Egli crea il meglio e il più bello di ogni cosa. Dio creerà anche il paradiso e l’inferno come percezioni. Ma questo fatto non cambia le promesse che Dio fa nel Corano. Mentre a una persona sono offerti, in paradiso, le più grandi gioie e i più grandi piaceri per l’eternità, anche la sofferenza terribile dell’inferno durerà in eterno. La creazione di Dio è priva di difetti, ed Egli mantiene le promesse.

Accetteremo le loro azioni più belle e sorvoleremo sui loro misfatti. [Saranno] tra i compagni del Giardino. Promessa veritiera fatta a loro. (Sura al-Ahqaf: 16)

Come chiariscono i versetti, il paradiso esiste proprio in questo momento agli occhi di Dio. Egli ha creato il paradiso e l’inferno, ed entrambi esistono, nel tempo e nella forma, ai Suoi occhi.

Obiezione: "Potremo mai fare esperienza diretta dell’esistenza assoluta? Mi sento a disagio a sapere di esistere solo in un mondo di percezioni."

     
 

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DIO CREERÀ IL PARADISO SOTTO FORMA DI FONTE DI PIACERE INFINITO

 
     

Risposta: solo Dio esiste in modo assoluto. Qualunque altra cosa vediamo è una manifestazione di Dio. Le persone generalmente presumono di esistere, insieme agli altri, fisicamente, e che Dio li compenetri, un po’ come le onde radio (Dio è sicuramente al di là di ciò). Ma la verità è l’esatto opposto. In altre parole è solo Dio a esistere. Non dobbiamo farci ingannare dal fatto che non possiamo vedere direttamente il Suo Essere. Ovunque ci giriamo, chiunque guardiamo, qualunque cosa vediamo, in realtà è la manifestazione di Dio.

Inoltre, lungi dal mettere a disagio qualcuno, questo fatto dovrebbe donare persino una maggiore felicità a chiunque creda in Dio. È un grande onore che Dio sia tutto ciò che esiste e che noi, i Suoi servitori, siamo illusioni. Questo fatto deve indurre gioire, moltiplicare il timore che proviamo del nostro Signore, e l’affidamento al Suo infinito potere.

È anche importante notare il fatto che le persone saranno naturalmente liberate dai loro desideri terreni, e che ciò permetterà loro di adorare Dio senza attribuirGli alcun associato. Questo perché dire “deve esistere qualcos’altro oltre Dio”, equivale in realtà ad attribuirGli degli eguali, e a sostenere che c’è un altro potere al di fuori del Suo. Le cose, però, non possono in alcun modo stare così per un vero credente. Costui non teme altri che Dio. Quando trova forza o potere, sa che essi in realtà appartengono a Dio. Quando un dottore trova una cura per la sua malattia, costui loda Dio come l’Unico che ha davvero fornito la cura. Egli sa che il dottore è solo un mandatario per la cura di cui Dio ha determinato la scoperta.

Dio crea sempre il più bello e il meglio di ogni cosa. Questo fatto non deve mai essere dimenticato. In un versetto, Dio rivela:

...ritorna al tuo Signore soddisfatta e accetta! (Sura al-Fajr: 28)

Una persona deve sempre essere contenta di ogni evento creato da Dio. In questo caso si può comprendere chiaramente come questa verità che stiamo discutendo possa avvicinare maggiormente le persone a Dio. Inoltre, quando si torna a leggere il Corano tenendo a mente questa verità, la saggezza di molti versetti può essere più prontamente notata.

È vero, però, che non credendo in Dio, intrappolati dai propri desideri terreni, senza alcuna speranza dell’aldilà, e abbracciando posizioni materialiste, si può provare un disagio terribile per via di questa situazione. È veramente deludente e mortificante per tali persone comprendere che tutte le cose che desiderano, tutte le persone che presumono avere esistenza assoluta, sono in realtà solo illusioni. Quando comprenderanno la verità, capiranno di avere passato tutta la vita inseguendo illusioni, e di essersi logorati invano con i loro desideri. Capiranno di avere sprecato le loro energie nel negare la verità. Saranno veramente rattristati da ciò, e persino umiliati.

Soffriranno una grande delusione anche nell’aldilà, per il fatto di aver presunto che tutte quelle illusioni fossero veramente reali.

Hanno rovinato le anime loro e quello che inventavano li ha abbandonati. Sono certamente quelli che nella vita futura saranno quelli che avranno perduto di più.(Sura Hud: 21-22)

Ma il fatto che tutto sia un’illusione, che Dio sia tutto ciò che veramente esiste, è fonte di grande gioia per chiunque accetti Dio come suo unico amico e protettore, e che Lo ami genuinamente.

Obiezione: "La fine di questo mondo di percezione è il nulla? Le persone possono trattenersi in questo nulla?"

Risposta: una delle cose che impedisce alle persone di pensare a questo argomento è il timore di rimanere nel nulla completo. Quando riflettono sulle implicazioni di questo fatto, si rendono conto che ciò che credono di toccare non è in realtà proprio nulla. Nulla, però, a parte la volontà di Dio, può eliminare le cause che Egli ha creato per metterci alla prova in questo mondo. Tali cause continueranno a essere create fino al momento della nostra morte.

Continueremo a subire prove come percepire la durezza di un tavolo, vedere il nostro sangue quando ci tagliamo la mano, provare dolore, sofferenza, paura e malattia. Il fatto che viviamo in un mondo di sole percezioni non eliminerà la nostra forte connessione con tali cause. Persino quando moriremo, non ci sarà comunque il nulla. Come Dio ha rivelato nel Corano, inizieremo una nuova vita di dimensioni e cause diverse. Non c’è ragione per pensare che finiremo nel nulla. Dal momento che Dio ha creato gli esseri umani in questo ambiente che ci mette alla prova, Egli continuerà a fornirci le percezioni. Questo è di fatto ciò che rivela nel Corano. Quando le nostre percezioni in questo mondo finiranno, avranno inizio le percezioni dell’aldilà, e non ci sentiremo mai nel nulla.

Obiezione: "Quando si comprende che tutto è un’illusione, è possibile che si continui a essere messi alla prova in questo mondo?"

Risposta: questo è un tema molto importante. Alcuni suggeriscono che la prova finirà quando questa verità sarà finalmente compresa. Questa è però un’idea disonesta. Come abbiamo già visto in precedenza, la prova continuerà finché viviamo.

Anche si Dio ci fa vivere in questo mondo di percezioni, Egli connette questo mondo alla legge di causa e effetto. Per esempio, quando si ha fame si mangia qualcosa. Non si dice: “È un’illusione, quindi non importa”. Se non si mangia, ci si indebolisce e infine si muore. Dio può eliminare queste cause e questi effetti in qualunque momento voglia, per chiunque, con qualunque mezzo. Non possiamo sapere in alcun modo quando o perché lo farà. Questa, però, è la verità più importante: Dio ci dà il compito di osservare l’intero Corano, e noi continuiamo a vivere nella sfera delle cause al fine di osservare i comandamenti divini contenuti in esso. Per esempio, Dio ordina alle persone di fare il bene e di evitare il male. Egli comanda di risparmiare crudeltà e sofferenza alle donne e ai bambini indifesi. Nel Corano Dio chiede “Perché non combatti in loro nome?”. Sarebbe assolutamente sbagliato e disonesto adottare un atteggiamento che neghi queste responsabilità che Dio ci ha affidato.

Al contrario, consapevoli che Dio è Colui che ci mostra ogni cosa che accade, si proverà un grande obbligo come reazione a ogni immagine che si vede. Diversamente da molti, si proverà sempre a sostenere il bene e a impedire il male. Questa responsabilità non può mai essere passata ad altri, e non sono accettabili scuse come: “Che lo faccia qualcun altro, ho fatto tutto ciò che potevo”. Conoscendo i veri dati di fatto della situazione si dirà: “Se Dio mi mostra quest’immagine, allora vuole che io trovi una soluzione. Ne sono quindi responsabile”.

In conclusione, ognuno deve fare tutto il possibile per rispettare le responsabilità attribuitegli nel Corano. Conoscere la vera natura della materia – e trovare una visione del mondo in accordo ad essa – rafforza ulteriormente tutti i nostri sforzi per ottenere il favore di Dio, e aumenta grandemente la nostra determinazione.

Obiezione: "È proprio vero che Dio è ovunque? La Sua sovranità non è nei cieli?"

Risposta: alcuni credono nell’esistenza di loro stessi, della materia, e del mondo che li circonda. Pensano a Dio come a un’illusione che in qualche modo circoscrive questa materia esistente (Dio è certamente al di là di ciò). Oppure, dal momento che non possono vedere Dio con i propri occhi, dicono: “Dio deve essere in un posto che non possiamo vedere, nello spazio, o in un posto molto lontano nel cielo”. Questo è uno sbaglio enorme.

Dio è ovunque, non solo nei cieli. Essendo l’unica cosa che esiste veramente, Dio compenetra tutto l’universo, tutte le persone, e tutti i luoghi. Ovunque ti giri, il volto di Dio è là. È sbagliato, secondo il Corano, dire che la sovranità di Dio è solo nei cieli, perché Egli è ovunque. Come abbiamo visto in alcune sezioni precedenti, il fatto che Dio è ovunque, più vicino a noi di quanto lo siano i nostri corpi, e che ovunque ci giriamo vediamo il Suo Volto, è stato rivelato in molti versetti del Corano. Per esempio, Egli dice “…il Suo Trono è più vasto dei cieli e della terra…"(Sura al-Baqara: 255). Un altro versetto sottolinea che non c’è dubbio che il Signore circondi tutto ciò che le persone fanno:

"... il mio Signore abbraccia [nella Sua scienza] tutto quello che fate."(Sura Hud: 92)

Come è rivelato nel Corano, Dio non è unicamente nei cieli. Dio è ovunque. Questa verità ci è stata data tramite il Corano.

La spiegazione del segreto al di là della materia permetterà alle persone di comprendere meglio questi versetti. Coloro i quali comprendono che la materia non ha esistenza assoluta, capiscono anche che Dio è ovunque, che li vede e li ode in ogni momento, che osserva tutto ed è più vicino a loro di quanto siano il loro corpi, e che ode ogni preghiera che Gli viene offerta.

Conclusione: l’inferno è la casa della polemica

     
  materialismo, cervello, vista, udito, percezione, immaginazione

COLORO CHE RIFIUTANO LA VERITÀ CONTINUERANNO A DISCUTERE TRA LE SOFFERENZE DELL’INFERNO IN ETERNO

 
     

Nel Corano, Dio richiama l’attenzione sulla natura polemica degli esseri umani: “Certamente, in questo Corano, abbiamo offerto alle genti ogni sorta di esempi. Ciononostante l'uomo è la più polemica delle creature.(Sura al-Kahf: 54) Alcuni fingono di non comprendere le verità più semplici, non importa quanto siano chiare, specialmente se credono che tali verità siano in conflitto con i loro interessi. Si addentrano in dettagli inutili, pongono domande vuote che non possono in alcun modo condurre ad alcuna conclusione certa, e rivelano una natura polemica. A causa di questo tratto caratteriale, nel corso della storia alcuni hanno polemizzato con tutti i Profeti e i Messaggeri scelti da Dio, e avanzato argomenti irrealistici per opporsi alla chiara verità che è stata affidata loro. Lo scopo soggiacente a questa opposizione non era un desiderio genuino di conoscere la verità, ma piuttosto un desiderio di sollevare obiezioni così da poterla ignorare.

Dobbiamo qui escludere coloro che pongono domande mossi da un desiderio genuino di conoscere la verità, esaminarla e comprenderla. Ovviamente è assolutamente ragionevole e necessario porre domande su questo tema fondamentale, e fare riferimento a coloro che ne sanno di più, dal momento che la maggior parte delle persone si sono imbattute in esso per la prima volta nella loro vita e ciò cambierà completamente il loro punto di vista sul mondo. È anche evidente che coloro che fanno domande per un desiderio genuino di comprendere sono diversi da coloro che sono semplicemente polemici e scettici e mancano di comprensione. Le persone di cui stiamo parlando qui sono quanti rifiutano di vedere la verità, e che sono usi alla polemica e alla negazione.
Dio descrive lo stato mentale di tali personaggi polemici in un versetto:

Dicendo: «I nostri dèi non sono forse migliori di lui?». Ti fanno questo esempio solo per amor di polemica, ché sono un popolo litigioso.(Sura az-Zukhruf: 58)

Uno degli esempi dati nel Corano di caparbietà e spirito polemico è il Faraone. Sebbene il Profeta Mosè (la pace sia con lui) gli avesse spiegato l’intera verità in maniera estremamente chiara, egli pose una domanda che non aveva nulla a che fare con ciò che il Profeta aveva detto, una domanda la cui risposta non poteva in alcun modo giovargli. Questa è la domanda che pose al profeta Mosè (la pace sia con lui) quando gli fu detto dell’esistenza di Dio:

Disse: «Cosa ne è delle generazioni antiche?».(Sura Ta Ha: 51)

È evidente che il Faraone pose questa domanda solo per avviare una discussione. Non c’era in essa nessun desiderio sincero di imparare, e pensò nella sua debole mente che il Profeta Mosè (la pace sia con lui) non avrebbe saputo rispondere. Il Profeta, però, comprese immediatamente il proposito di questa domanda, e diede quindi una risposta chiara:

Rispose: «La conoscenza di ciò è in una Scrittura presso il mio Signore. Il mio Signore non sbaglia e non dimentica».(Sura Ta Ha: 52)

Naturalmente, la natura polemica e negativa non è esclusiva di Faraone e di personaggi simili vissuti nel passato. Un gran numero di persone oggi è sempre pronto a iniziare una discussione su argomenti che si scontrano con i loro interessi, e in particolare sulla religione. Costoro non vogliono davvero comprendere un tema che sarebbe perfettamente ovvio se affrontato con una certa onestà. Ciò risulta chiaro dal loro atteggiamento e dalle domande che pongono. Le persone spesso tentano di ignorare temi come quelli presi in esame in questo libro, quali il destino e la natura della materia. Per questa ragione, le domande relative a questi temi sono spesso ispirate dal desiderio di convincersi che queste cose non sono vere, piuttosto che da una ricerca sincera della verità. Per esempio, coloro che chiedono: “Se ogni cosa è un’immagine, qual è lo scopo di compiere i nostri doveri religiosi?”, non riescono a rendersi conto quanto tale domanda sia priva di significato. La sola ragione per cui costoro sostengono che se l’uomo è creato in forma di immagine non è necessario adempiere all’orazione, o che se il cibo è soltanto un’immagine nulla è più illecito, è semplicemente quella di sollevare un’obiezione, senza considerare affatto la questione. Il loro unico scopo, privo di ogni logica, è il rifiuto di accettare la verità.

I credenti, però, accettano subito la verità quando la vedono, e la rispettano. Dicono: “Abbiamo udito e ubbidito”, come dice il Corano. Quando i personaggi polemici gli fanno domande, danno chiare risposte senza farsi trascinare nella polemica. Dio ha rivelato che i credenti danno questo tipo di risposta quando vengono interrogati da coloro che vogliono polemizzare:

Di': “Volete polemizzare con noi a proposito di Allah, Che è il nostro e vostro Signore? A noi le nostre opere e a voi le vostre! Noi ci diamo solo a Lui”.(Sura al-Baqara: 139)

Coloro che discutono con i veri credenti, che si rifiutano di comprendere che Dio è tutto ciò che esiste veramente e che loro stessi appartengono in realtà a Lui, e che negano quindi verità ovvie, e che dubitano inoltre dell’esistenza del Paradiso e dell’Inferno, della compassione di Dio, e della Sua giustizia con domande illogiche, devono comprendere questo: continueranno queste discussioni per l’eternità all’inferno. I versetto coranici descrivono l’inferno come luogo di eterna discussione ed eterno conflitto:

Diranno, disputando tra loro: «Per Allah, certamente eravamo in errore evidente»(Sura ash-Shu‘ara’: 96-97)

E quando [i dannati] disputeranno tra loro nel Fuoco, diranno i deboli a coloro che erano superbi: « Noi vi seguivamo, potresti darci un po' di riparo da [questo] Fuoco?». E coloro che erano stati superbi diranno: « In verità tutti noi ci siamo dentro. Allah ha emesso la sentenza sui Suoi servi». (Sura Ghafir: 47-48)

Come abbiamo visto in questi versetti, i rinnegatori continueranno a polemizzare anche tra le fiamme dell’inferno. In altri versetti, Allah rivela ciò che segue a proposito di coloro che cercano di provocare i credenti, e cita le loro parole:

Diranno: « Signore, raddoppia il castigo nel Fuoco a chiunque ce lo abbia preparato». Diranno: « Perché mai non vediamo [tra noi] quegli uomini che consideravamo miserabili, dei quali ci facevamo beffe e che evitavamo di guardare?». Invero saranno queste le mutue recriminazioni della gente del Fuoco.(Sura Sad: 61-64)

Le anime nell’Inferno continuano ancora a discutere in quei luoghi oscuri e angusti, colpiti da mazze d’acciaio e ustionati dall’acqua bollente, mentre la loro pelle brucia per il calore delle fiamme. I vuoti dibattiti continueranno per sempre, ed essi non cesseranno di chiedersi l’un l’altro la ragione di tali tormenti. Continueranno a litigare su Dio e sui credenti:

Ecco due avversari che polemizzano a proposito del loro Signore. Ai miscredenti saranno tagliate vesti di fuoco e sulle loro teste verrà versata acqua bollente, che fonderà le loro viscere e la loro pelle. Subiranno mazze di ferro, e ogni volta che vorranno uscirne per la disperazione vi saranno ricacciati: «Gustate il supplizio della Fornace». (Sura al-Hajj: 19-22)

Non riusciranno in alcun modo, però, ad arrivare a nessuna conclusione, con questi dibattiti. Coloro che hanno messo in discussione la verità in questo mondo, e l’hanno quindi ignorata, continueranno a polemizzare nel dolore infernale, in un’atroce sofferenza, che non finirà mai.

La continuazione di questo dibattito tra i compagni dell’inferno è segno del fatto che, nemmeno quando vedranno le fiamme dell’inferno, i miscredenti arriveranno a comprendere la verità di ciò di cui parlano. Continueranno a negare, persino tra i tormenti infernali:

Coloro che saranno nel Fuoco diranno ai guardiani dell'Inferno: «Pregate il vostro Signore, ché ci sollevi dal castigo, [anche] di un [solo] giorno». Risponderanno: «Non vi recarono le prove evidenti vostri messaggeri?». Diranno: « Sì! ». E quelli: «Invocate allora!». Ma l'invocazione dei miscredenti è destinata al fallimento.(Sura Ghafir: 49-50)

È chiaro che le spiegazioni e le sollecitazioni rivolte a queste persone non saranno di alcun beneficio, dal momento che continueranno a rifiutarsi di rivolgersi al loro Signore e a essere gonfi di orgoglio anche nelle fiamme dell’inferno. Non ha importanza quanti esempi gli forniscano, non ha importanza quante prove, comunque non comprenderanno. Dio rivela in un versetto come alcuni non arriveranno mai a credere:

E hanno giurato con solenni giuramenti che, se giungesse loro un segno, certamente crederebbero. Di': «In verità i segni sono presso Allah». Ma chi vi dà la certezza che se questo avvenisse crederebbero?(Sura al-An‘am: 109)

Per questa ragione, non dobbiamo sorprenderci se alcuni rifiutano di accettare la verità di ciò che si è finora discusso qui, non importa quanto essa sia chiara ed evidente. La loro testardaggine davanti alla verità è in realtà una rivelazione proveniente da Dio.

 

NOTES

46- Imam Rabbani, Letters of Rabbani, Vol II, 357. Letter, p. 163

47- Imam Rabbani, Letters of Rabbani, Vol II, 470. Letter, p.1432

48- Muhyiddin Ibn al-'Arabi, Fusus al-Hikam, p. 117-118

49- Muhyiddin Ibn al-'Arabi, Fusus al-Hikam, p. 120-122

50- Imam Rabbani, Letters of Rabbani, Vol II, 480. Letter, p. 543, 545

51- Imam Rabbani, Letters of Rabbani, Vol II, 470. Letter, p. 517-518

52- Bertrand Russell, The Problems of Philosophy, 1912, p.5

53- Robert Lawrence Kuhn, Closer To Truth, Mc Graw-Hill, New York, 2000, p. 8

54- Daniel Dennett, Consciousness Explained, s.389

55- Drew Westen, Psychology; Mind, Brain and Culture, John Wiley & Sons, Inc, NY 1996, p. 11

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